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Linee di scienza

Fisica e letteratura italiana

26 Gen. 2012 | categoria Carnevale della Fisica, Fisica, Letteratura | Nessun commento

Il tema del Carnevale della fisica di questo mese è “Fisica e letteratura italiana, dal suo nascere fino ai giorni nostri”. Sono felice di poter partecipare, anche se l’argomento ha dimensioni astronomiche, richiederebbe tempi geologici di studio e una forza titanica, senza contare le conoscenza e le competenze necessarie per realizzarlo!! Per fortuna altri hanno già affrontato in maniera esemplare l’argomento e io mi limiterò a citare saggi, libri, siti internet… Il criterio più semplice mi sembra quello cronologico, che sarà necessariamente incompleto, però mi consola il fatto di non essere l’unica a percorrere questa strada, così so che quello che non dirò sarò completato dagli altri partecipanti al Carnevale. E quello che dirò probabilmente non sarà nulla di nuovo… comunque il mio è uno sguardo più attento agli aspetti didattici e a quei materiali che potrebbero contribuire a un eventuale percorso interdisciplinare a scuola o a un momento di riflessione comune alle due discipline.

  • Dante e Galileo

Se non fosse per un anno, sarebbero nati esattamente a trecento anni l’uno dall’altro, Dante a Firenze nel 1265 e Galileo a Pisa (lì vicino) nel 1564. Quasi quattrocento anni dopo, sul Corriere della Sera del 31 dicembre 1967 nasceva quella che si potrebbe chiamare la “disputa Cassola Calvino” che, come si può leggere dalle parole di Carlo Cassola, si svolgeva nei seguenti termini: «Domenica scorsa, su questo giornale, Italo Calvino ha affermato che Galilei è il più grande scrittore italiano di ogni secolo. Io credevo che Galilei fosse il più grande scienziato, ma che la palma di massimo scrittore spettasse a Dante». La disputa è riportata ampiamente nel saggio di Massimo BucciantiniItalo Calvino e la scienza” (Donzelli ed, 2007): Italo Calvino scrive «Il più grande scrittore della letteratura italiana d’ogni secolo, Galileo, appena si mette a parlare della luna innalza la sua prosa a un grado di precisione ed evidenza e insieme di rarefazione lirica prodigiose. E la lingua di Galileo fu uno dei modelli per la lingua di Leopardi, gran poeta lunare». Per Italo Calvino – si legge in Bucciantini – bisogna affrontare il problema della conoscenza della contemporaneità, ed è da questa prospettiva che egli guarda con attenzione alla scienza e, in particolare, a Galileo: «Quel che posso dire è che nella direzione in cui lavoro adesso, trovo maggior nutrimento in Galileo, come precisione di linguaggio, come immaginazione scientifico-poetica, come costruzione di congetture». Per questa ragione la dicotomia avanzata da Cassola tra scienziato e scrittore è destituita di ogni fondamento. Calvino preferisce parlare di “vocazione profonda della letteratura italiana”, che considera “l’opera letteraria come mappa del mondo e dello scibile” e cerca attraverso “la parola letteraria di costruire un’immagine dell’universo”. All’interno di questo quadro di riferimento nessuno deve dunque scandalizzarsi all’idea di porre Dante e Galileo l’uno accanto all’altro, in un’ideale catena letteraria, perché ambedue sono scrittori mossi da una medesima vocazione e tensione conoscitiva. (Bucciantini, pag. 121)

“[…] anche Dante cercava attraverso l’opera letteraria di costruire un’immagine dell’universo. Questo è una vocazione profonda della letteratura italiana che passa da Dante a Galileo: l’opera letteraria come mappa del mondo e dello scibile, lo scrivere mosso da una spinta conoscitiva che è ora teologica ora speculativa ora stregonesca ora enciclopedica ora di filosofia naturale ora di osservazione trasfigurante e visionaria […]”.
I. Calvino, Due interviste su scienza e letteratura, in Una pietra sopra (Mondadori 1968).

È molto bello poter ascoltare dalla voce di Italo Calvino stesso il suo punto di vista sull’argomento:

 
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Per quanto riguarda Dante, il rapporto con la fisica è evidente quando il poeta parla di astronomia: come ho già citato in un altro mio post, «I passi a carattere astronomico nella Commedia sono circa un centinaio e sono presenti principalmente nel Purgatorio e nel Paradiso» come si legge nel saggio di Monica Aimone intitolato Astronomia nella Commedia. La visione dantesca del cosmo e contenuto nel libro Leggere e rileggere la Commedia dantesca a cura di Barbara Peroni (ed. Unicopli). Giulio Preti in “Chi ha paura della scienza?” (in “La Fiera Letteraria”, XLVIII. 4 aprile 1968) sostiene che in prosa e in poesia, e persino nella sua più alta poesia, Dante ha travasato tutte le sue conoscenze teologiche, filosofiche, scientifiche nel Paradiso ad esempio «Dante ha fatto proprio dell’argomento che tanto lo interessava, delle macchie lunari il contenuto da cui muovere per l’impostazione lirico-teologica di tutta la Cantica».
«La Commedia di Dante è intessuta di conoscenze scientifiche, di aritmetica e di geometria, di astronomia e di logica» scrive Umberto Bottazzini nell’introduzione del libro “Più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla” di Bruno D’Amore.

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Di Galileo scrittore mi piace citare qui una curiosità: nel 1588 scrisse il saggio Due lezioni all’Accademia fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell’Inferno di Dante nel quale cercava di dare una descrizione razionale, matematica e geometrica dei gironi infernali, calcolando misure e proporzioni perfino dello stesso Lucifero! Il testo sì può leggere integralmente a questo indirizzo.
Al tentativo da parte di Galileo di “coniugare il rigore matematico con l’immaginazione poetica e artistica” si è ispirato lo spettacolo multimediale di danza e video Galileo all’inferno realizzato da Studio Azzurro in collaborazione con il Balletto dell’Open Haus di Norimberga. Nel video che segue si può avere una assaggio di questo “cosmodramma interattivo”, spettacolo con ben cinque piattaforme multimediali interattive tramite le quali gli attori e i ballerini interpretano il mondo ultraterreno di Dante, quello interiore di Galileo e quello fisico del cosmo. Come si legge nella presentazione dello spettacolo, infatti: “la scena è concepita come un organismo metamorfico, dove, in un progressivo passaggio tra macrocosmo e microcosmo, i corpi dei danzatori sono come emanazioni del pensiero di Galileo e interagiscono con le videoproiezioni, disegnando una “cosmogonia antropomorfa”.


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Consiglio inoltre la lettura del libro di Luciano CeliGettar luce nell’oscuro laberinto. Arte, letteratura, scienza in Galileo Galilei” (Aracne ed, 2010), un saggio che «esplora i percorsi meno conosciuti dei rapporti di Galileo con la cultura umanistica […] dal dialogo con i pittori alla passione letteraria per Ariosto, dai disegni autografi della Luna […] alle lezioni accademiche sull’Inferno di Dante».

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  • Dal Seicento all’Ottocento

“Salto” Leonardo, Ariosto e la luna, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, ecc… che compariranno sicuramente in qualche post del Carnevale, per approdare al Seicento. Nel libro “Alambicco e calamaio. Scienza e letteratura fra Seicento e Ottocento” di Giovanni Baffetti, Andrea Battistini e Paolo Rossi, si «passano in rassegna i molteplici fattori che nel secolo dei lumi realizzano una vera simbiosi di letteratura e scienza, con l’obiettivo di “trasportare l’affumicata chimica dagli laboratorii alle geniali conversazioni ed alle toelette d’una dama” (sono parole di Cesare Beccaria). Gli strumenti scientifici, maneggiati con leggiadria dalle Muse, perdono così la loro freddezza e rigidità; e i letterati riescono a tutelare felicemente le risorse della poesia in questi anni di trionfante scientismo, affidandole un ruolo di civiltà e cultura che il Romanticismo ripristinerà trionfalmente» come si legge in questa presentazione on line di Anna Maria Cavalli.
Nel saggio in pdf intitolato “I «moderni autori». Appunti su natura e scienza nella poesia dei LumiWilliam Spaggiari scrive: «È senz’altro verificabile nel secondo Settecento una stretta attinenza (come mai si era verificato in passato, e come mai sarebbe accaduto in seguito) fra poesia e progresso scientifico, nel tentativo, certamente disuguale negli esiti, di avvicinare il tradizionale linguaggio del verso al nuovo vocabolario della natura; un problema, quello del rapporto fra poesia e discipline utili, che oltre ad investire il sistema storiografico tiraboschiano non mancava allora di esempi d’oltralpe (Andrea Battistini ricorda una dissertazione presentata da Johann Bernhard Merian a Berlino nel 1776, sui modi in cui la scienza può influire sulla poesia), e che venne affrontato, pur con lo scopo preminente di salvaguardare l’armonia del dettato poetico, soprattutto dal Parini nel Discorso sopra la Poesia, letto per i Trasformati nel 1761, che plaude alla moderna lirica innervata dallo «spirito filosofico», e poi dal gesuita bassanese Giambattista Roberti, nella Lettera sopra l’uso della Fisica nella Poesia (1765), e dal Rezzonico nel Ragionamento su la volgar poesia dalla fin del passato secolo fino a’ nostri giorni, del 1779. Il percorso, costellato di oscillazioni e difficoltà, alla ricerca di una possibile conciliazione tra esercizio del verso e processi scientifici, è del tutto autonomo rispetto a quello, tecnicamente più agevole, seguito dai divulgatori in prosa, fra il Newtonianismo di Algarotti (1737) e la Chimica per le donne di Compagnoni (1796); ed ha caratteri distinti anche rispetto alla poesia propriamente didascalica, di registro oraziano e virgiliano, in molti casi gravitante sulla misura classica del poema, usufruito, in particolare per l’illustrazione delle discipline mediche, già nella prima metà del secolo secondo una tradizione seicentesca, a cominciare dai venti canti in ottave de L’Adamo ovvero il mondo creato di Tommaso Campailla (1709-23)».
Consiglio di visitare la pagina on line del progetto dell’Università di Ferrara “comunicare la matematica” perché contiene due documenti molto interessanti per quanto riguarda i legami fra fisica e letteratura italiana.

Il primo è un saggio del professor Cesare Pepe intitolato “Cesare Beccaria e la matematica” nel quale si scopre la profonda conoscenza di Beccaria della fisica, al punto da essere soprannominato il “newtoncino”… Le sue letture scientifiche comprendevano le opere di d’Alembert, come il Traité de dynamique (1743) che esponeva l’approccio alla meccanica newtoniana che da Lagrange prese il nome di “principio di d’Alembert”. Beccaria scrisse degli estratti da opere di fisica, come Traité d’optique, ou l’on donne la théorie dela lumière dans le
système newtonien
(1752) di Gaspard de Courtivron e il quinto tomo dei
Mélanges de littérature, d’histoire et de philosophie di d’Alembert (Amsterdam 1767) nel quale si affrontavano argomenti come il calcolo differenziale o i concetti di spazio e tempo in filosofia.

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Il secondo saggio si intitola “La questione copernicana tra Giacomo e Monaldo Leopardi” di Maria Teresa Borgato, che affronta in maniera dettagliata le pubblicazioni del padre di Leopardi sulla teoria copernicana, di stampo nettamente antigalileiane, che «avevano dato luogo a reazioni indignate» al punto che «lo stesso Giacomo di preoccupava di poter essere scambiato per omonimia con l’autore di quelle assurdità». Sono dieci pagine istruttive, per un approccio didattico originale.

Anche il testo di Franceso AlgarottiDialoghi sopra l’ottica neutoniana” (1752) è una lettura da consigliare: lo avevo letto in previsione di lavorarci con i miei studenti del laboratorio pomeridiano di giornalismo, per realizzare una conferenza, magari ambientata in un salotto del ‘700. È un testo piacevolissimo nel quale si difende l’approccio di Newton alla spiegazione dei fenomeni luminosi contro quello di Cartesio, in forma di dialogo fra due protagonisti, uno speranzoso “neutoniano” e una marchesa che abita sulle sponde del lago di Garda che è tanto bella quanto brillante. Finalmente la donna appare nella sua interezza anche intellettuale… mi aveva colpito molto anche il fatto che durante le spiegazioni, l’intelligenza della marchesa non avesse bisogno di figure o disegni esplicativi (che invece ad esempio utilizzava molto, cento anni prima, Galileo nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi” e che ovviamente non comprendeva nessun personaggio femminile). Specchi, prismi, arcobaleni, l’ «universale attrazione della materia», i principi della dinamica… ogni argomento ha il sapore dell’attualità e già dopo le prime righe si respira l’atmosfera dell’ ”era dei lumi”.
Un testo infine di interesse interdisciplinare è lo studio di Daniela GhirlandaScienza e letteratura nella Storia” dedicato alla Storia della letteratura italiana di De Sanctis.

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  • Dal Novecento a oggi

Ecco alcuni consigli di lettura in ordine sparso, magari per avere qualche spunto per la tesina o il percorso dell’esame di quinta:

- Il breve saggio “Dalla Luna di Galilei alla Luna di Calvino, passando dalla Luna di Leopardi” di Filomena Montella
- Il racconto di Santo PiazzeseIl viaggio segreto di Niels Bohr a Palermo” nel libro “Il sogno e l’approdo” (Sellerio ed. 2009)
- Il racconto “L’aeroplano” di Dario Voltolini
- Il racconto “Il nemico della velocità” di Ermanno Cavazzoni (che si trova all’interno del libro “Vite brevi di idioti”, Feltrinelli, 1994)
- i romanzi ambientati al Cern di Ginevra “Atlante occidentale” di Daniele Del Giudice e “L’energia del vuoto” di Bruno Arpaia
- “Ti vengo a cercare. Interviste impossibili” (Einaudi 2011): i racconti/intervista “Galileo Galilei” di Andrea Camilleri e “Stephen Hawking” di Antonio Moresco
- “Piccolo atlante celeste. Racconti di astronomia” a cura di Stefano Sandrelli e Giangiacomo Gandolfi (Einaudi)
- “L’orizzonte di Riemann” raccolta di racconti a cura di Antonio Bellomi e Luigi Petruzzelli (Della Vigna ed.)
- “Tra scienza e letteratura un possibile incontro” del progetto Imago Mundi, che coinvolge un gruppo di lavoro misto di docenti del Politecnico di Milano (Polo Regionale di Como) e docenti delle scuole superiori della provincia di Como
- Un interessante dialogo sull’entropia (in più puntate on line) di Antonio Sparzani e Dario Voltolini
- La sezione di letteratura e teatro del sito Ulisse
- Un’intervista con Piero Bianucci su scienza e letteratura, nella sezione di arte e scienza del sito Torinoscienza

E per concludere con una nota di poesia contemporanea, consiglio due letture: “Supernova” di Fabiano Alborghetti e “La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio” a cura di Giancarlo Alfano con testi di Andrea Inglese, Letizia Leone, Laura Pugno, Giulio Marzaioli, Vincenzo Frungillo, Andrea Raos, Vito M. Bonito, Sara Davidovics.

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Donne e fisica

20 Gen. 2012 | categoria Fisica, Matematica, donne e scienza, genere | Nessun commento

La notizia sul bosone di Higgs, che era su tutte le pagine dei giornali, è da considerarsi un grande successo per la fisica ma anche per le donne e in particolare per quelle del nostro paese, perché l’esperimento Atlas del Cern di Ginevra è diretto dalla fisica italiana Fabiola Gianotti. Atlas dell’Lhc è il più grande esperimento di fisica mondiale (come sottolinea la rivista New Scientist) e Fabiola Gianotti coordina ben 2500 ricercatori: è quindi un ottimo esempio per le studentesse che desiderano intraprendere gli studi in questo campo. In rete trovate molte interviste (anche video) tutte interessanti, come quella di Valentina Murelli per Linxmagazine (gennaio 2009) oppure lo speciale di Simona Cerrato su Oggiscienza (ottobre 2011).
Piccola nota personale: ho lavorato come assistente nel laboratorio di fisica condotto da Fabiola Gianotti per gli studenti del corso di laurea in biologia dell’Università di Milano, nel lontano 1994 e ho un ricordo bellissimo, di una persona sempre sorridente e disponibile, con una grande umanità. È stato infatti un piacere rincontrarla qualche anno dopo al Cern durante uno stage di qualche giorno per il Master in Comunicazione della Scienza che ho frequentato alla Sissa di Trieste; anche in quella occasione ci ha accolto con molta simpatia e ci ha illustrato il suo lavoro di ricerca in maniera molto chiara e con grande professionalità.

È di qualche mese fa un’altra ottima notizia e cioè che l’Associazione Italiana di Fisica Medica ha nominato per la prima volta una donna come presidente, la dottoressa Luisa Begnozzi. Nell’intervista a questo indirizzo si legge «La complessità del lavoro del fisico medico obbliga ad un ampio impegno su più fronti – ha dichiarato la dott.ssa Luisa Begnozzi, subito dopo la sua elezione – è pertanto necessario aumentare il peso degli specialisti in fisica medica nella comunità scientifica e professionale italiana; inoltre la difficoltà nella comprensione delle attività che svolgono i fisici medici comporta un gap tra gli stessi e la gente comune, che esige di essere colmato attraverso una comunicazione più semplice e diretta».

Speriamo che casi del genere non rimangano isolati (così da essere casi “di genere”), perché la situazione purtroppo non è ancora per nulla buona. Prima di tutto si pensi che su 300 Nobel per la scienza solo dieci sono stati assegnati a donne e questo non è un segno statistico incoraggiante. Inoltre le donne sono discriminate anche nella fisica, come si legge in questo articolo del 13 giugno 2011: «Un sondaggio condotto su 15mila ricercatori di fisica provenienti da 130 nazioni e i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Nature pochi giorni fa ha messo in evidenza come gli uomini abbiano maggiore accesso a opportunità di lavoro e a risorse finanziare e come la loro carriera soffra molto meno delle donne dopo la nascita di un figlio. Da notare che i risultati sono gli stessi sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Tutto il mondo è paese, almeno sotto questo profilo».
Sulla rivista on line Galileo, in un articolo dell’11 novembre 2011, sono riportati i risultati del rapporto “Global Gender Gap Report 2011” a cura esperti del World Economic Forum, dell’Università di Harvard e di quella di Berkeley dai quali risulta che purtroppo la disparità fra maschi e femmine, per quanto riguarda indicatori come istruzione e salute, in Italia non è cambiata affatto rispetto all’anno scorso, perché siamo e rimaniamo ancora al 74esimo posto, dopo paesi come il Burundi, il Mozambico e il Bangladesh.
Anche nei finanziamenti alla ricerca purtroppo sono emerse differenze di genere, come si può constatare in questo articolo di Rossella Palomba che riporta i risultati del rapporto della Commissione Europea (Gender Challenge in Research Funding) del 2009. Rossella Palomba è autrice di un libro fondamentale sull’argomento: “Figlie di Minerva. Primo rapporto sulle carriere femminili negli enti pubblici di ricerca italiani” e pubblicherà quest’anno un testo indirizzato a chi intende intraprendere la carriera scientifica dal titolo “Guida pratica per ragazze in gamba”, che «a partire dai dati sulla situazione attuale dei ricercatori e delle ricercatrici italiane e europee, illustra i meccanismi (formali e informali) che regolano le carriere all’interno del mondo scientifico e dà alcuni consigli pratici su come sopravvivere al suo interno. Ogni capitolo presenta anche una storia raccontata da una ricercatrice su come e perché si è avvicinata a questo mestiere, in che modo vi ha preso parte ed è riuscita (o non è riuscita) a far carriera».

Libri per lavorare in classe

 
Visto che ho iniziato a parlare di libri, continuo a farlo: come non citare infatti Monica Marelli? Autrice dell’ironico e istruttivo “La fisica del tacco 12” ha pubblicato ancora sull’argomento “La fisica delle ragazze” che ho comperato già da qualche mese e che non ho ancora avuto il tempo di leggere (sic!). Ma lo farò a breve, prima di tutto per mio piacere, ma anche perché terrà una conferenza nel mio liceo ad aprile proprio sull’argomento “donne e scienza” e poi perché voglio sfruttarlo in classe. I suoi libri sono proprio un utile strumento didattico: li do da leggere ormai da alcuni anni ai miei studenti e gettano sempre ottimi frutti. Dirò di più: li leggono anche i genitori e mi ringraziano! Anche quest’anno i miei studenti faranno approfondimenti e piccole lezioni ai loro compagni basandosi sui suoi testi.

Un altro libro molto interessante e utile è “Scienziate d’Italia” a cura di Elisabetta Strickland, professore ordinario di Algebra all’Università “Tor Vergata” di Roma, che nel 2007 è stata la prima donna nominata vicepresidente dell’Istituto nazionale di alta matematica. “Scienziate d’Italia” raccoglie diciannove biografie di donne che hanno lavorato e lavorano nel mondo della ricerca scientifica. Istruttivo e ad ampio raggio, perché non parla solo di fisiche, astronome o matematiche, ma anche di botaniche, geologhe, chimiche…

Sempre di taglio biografico e con un ampio lavoro di storia della scienza, è inoltre il saggio di Raffaella SimiliSotto falso nome. Scienziate italiane ebree 1938-1945” che raccoglie le testimonianze personali e professionali di tante scienziate italiane costrette a subire le leggi razziali del 1938. In ogni capitolo si narrano ad una ad una le vite di scienziate che furono espulse da scuole, università, accademie, società, enciclopedie e da qualsiasi altra impresa culturale, e che furono deportate nei lager nazisti oppure dovettero esiliare e fuggire in altri paesi, nascoste sotto falsi nomi.

A proposito di donne che sarebbero – chi lo sa – potute diventare scienziate e invece hanno avuto la vita negata, vi segnalo un libro appena uscito in libreria: “Mai nate” di Anna Meldolesi, giornalista scientifica della rivista Darwin, che scrive anche su Nature Biotechnology e autrice del libro “Organismi genericamente modificati”. Ecco una recensione di Gilberto Corbellino, storico della medicina: «Tutti gli studi empirici, in ambito antropologico, sociologico e psicologico, dimostrano che nelle società in cui le donne acquisiscono maggiore autonomia e potere decisionale si riduce la violenza e aumenta ricchezza, salute, felicità ed eguaglianza. Anna Meldolesi dimostra che presso le popolazioni asiatiche (ma anche presso altre culture) che stanno assumendo il controllo economico del pianeta persistono pratiche arcaiche di selezione del sesso ai danni delle donne, che non solo producono una inaccettabile ingiustizia e un pericoloso squilibrio nel rapporto naturale tra i sessi, ma privano le società della capacità di evolvere verso livelli di eguaglianza sociale ed economica tipici di sistemi democratici modernamente civili. Il libro è una lettura imprescindibile se si vuole capire, al di là di spiegazioni di comodo, e di denunce e appelli umanitari largamente inefficaci, le basi evolutive e antropologiche di un fenomeno che mette a rischio, con le potenziali minacce che ne conseguono, le aspettative di transizione o evoluzione in senso democratico e liberale degli imperi economici emergenti»
Link: 

  • Margherita HackI contributi delle donne alla scienza: ieri e oggi” a cura del gruppo astrofili Hipparcos di Roma
  • Un file in pdf con materiale relativo alla mostra “Nobel Negati alle Donne di Scienza
  • Il sito web del concorso per gli studenti “Donne e fisica: un mestiere possibile” indetto nel 2005, in occasione dell’anno mondiale della fisica, che raccoglie tantissime  interviste a ricercatrici e scienziate per “raccontare alle ragazze che stanno per decidere quale corso di studi intraprendere l’esperienza di altre donne che grazie a passione, entusiasmo, determinazione e impegno si sono realizzate professionalmente nel campo della Fisica.” 
  • Articolo di Linx Magazine del 6 aprile 2009 “Per superare il gap” : come si possono incentivare ragazzi e ragazze a intraprendere carriere scientifiche? Ecco le riflessioni e le proposte elaborate nel corso del progetto europeo Gapp, nel racconto di due tra gli esperti che vi hanno preso parte.
  • Un altro mio post del 2008 sull’argomento
  • Dulcis in fundo, il testo integrale dei Dialoghi sopra l’ottica newtoniana di Lorenzo Algarotti (del quale avrò sicuramente ancora occasione di parlare!)

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Calendario perpetuo

9 Gen. 2012 | categoria Aritmetica, Astronomia, Didattica, Matematica | Nessun commento

Anno nuovo, calendario nuovo? Non è detto… Per non sprecare tempo e carta, ancora una volta conviene affidarsi alla matematica: esiste infatti un algoritmo che permette di determinare i giorni della settimana di qualsiasi anno, presente futuro e – perché no? – passato. E nell’era di internet, basta mettere una parola chiave del motore di ricerca per trovare tantissimi siti web con calendari perpetui consultabili on line o scaricabili gratuitamente.
L’ algoritmo del calendario perpetuo sfrutta l’aritmetica modulare e in particolare il mod 7, come i sette giorni della settimana. Ho trovato una buona sintesi del metodo in una presentazione nel sito slideshare a questo indirizzo.
Vi sono inoltre delle tecniche mnemoniche per determinare velocemente il giorno della settimana relativo a una data: Maurizio Codogno espone in un suo post il metodo del “giorno del giudizio” (Doomsday) ideato da John Conway, che funziona per qualsiasi data dal 15 ottobre 1582 (il primo giorno del calendario gregoriano) in poi.

Ho nella mia libreria un libro di Arno Borst che si intitola “Computus. Tempo e numero nella storia d’Europa” (Il Melangolo ed. 1997) che ricostruisce la storia del calendario europeo e della misurazione del tempo. In una mia recensione (pubblicata in parte su Le Scienze), ne parlavo così:
Fin dall’antichità l’uomo non riuscì mai a delimitare il tempo, ad adattarlo con precisione alle proprie esigenze e a quelle della società, come invece fece con lo spazio. I fenomeni naturali – le rivoluzioni della terra, del sole, della luna e delle stelle – necessari per determinare la durata di anni, mesi, giorni e ore, equinozi, solstizi e festività come la Pasqua, non sono infatti regolari. “Si può organizzare il tempo sulla base di esperienze evidenti, ma allora non risulterà coerente, oppure inserirlo in un sistema logico coerente, ma allora non sarà preciso” e, sottolinea Arno Borst, “questo tormentoso conflitto portò le varie comunità storiche a trarre conclusioni diverse a seconda del loro modo di intendere la posizione dell’uomo di fronte a Dio, nella natura e in rapporto ai suoi simili”.
È importante notare che a nessuna civiltà arcaica europea venne l’idea di rappresentare il tempo con numeri, perché lo percepirono soprattutto come un oscillare inquietante di contrasti (giorno/notte, estate/inverno). Furono i Greci, spinti dall’accumularsi di dati inconciliabili e dalla necessità di fissare univocamente con un procedimento razionale le ambigue esperienze del tempo, a creare il legame inscindibile e ricco di implicazioni fra numero e tempo, che avrebbe plasmato la storia europea. Erodoto di Alicarnasso, ne Le Storie, attingendo dagli studi di Babilonesi e Egizi, riuscì a mettere in relazione cronologica gli avvenimenti storici; Platone nel Timeo attribuì al tempo (definito da lui “immagine mobile dell’eternità”) un’origine astratta, formulabile solo con un linguaggio figurato e completamente lontana dall’esperienza quotidiana. I segni cosmici, proprio perché rimandano al mondo delle idee eterne, per Platone, determinarono la scoperta del numero e resero possibile l’idea del tempo e la ricerca della natura del tutto: l’accesso cioè alla filosofia, il dono più grande degli dei al genere umano. Nei suoi scritti Sulle predicazioni e sui giudizi e Fisica, Aristotele distinse un tempo psicologico, politico e storico, al quale non attribuì nessun numero, e un tempo fisico, “numero in movimento secondo il prima e il poi”. Per Aristotele però, i numeri interi non erano in grado di ordinare il mondo nemmeno sino alla luna.
L’Ellade tuttavia non aveva nessuna legge generale per sancire l’inizio e il termine di anno, mese, ora: ci si accontentava di consuetudini locali e di isolate manifestazioni spontanee. Quando la civiltà tardo-ellenistica si estese su quasi tutta l’ecumene, iniziarono a emergere forti incompatibilità, come quella fra i due più importanti sistemi primordiali di divisione del tempo: il calendario ebraico, strutturato in base ai bisogni dei pastori e fondato sul mutevole aspetto della luna nelle sue varie fasi, e quello egizio che, indirizzato al lavoro dei contadini, si orientava sulla presunta orbita del sole nel corso delle stagioni. I presupposti politici per un’uniformazione di mondo e tempo furono creati a Roma, da Giulio Cesare che, su proposta di esperti egizi, introdusse un calendario solare puro. Costantino a Nicea nel 325, cercò di conciliare il calendario solare di Cesare (in cui il primo giorno di primavera doveva essere il 21 marzo) con la Pasqua ebraica (che si doveva celebrare nella prima luna piena di primavera) e con la domenica cristiana. Dal punto di vista matematico il problema non è risolubile esattamente perché il rapporto fra le durate dell’anno solare e di quello lunare non è un numero intero: le due grandezze sono incommensurabili. I problemi del calendario, risolubili solo in maniera approssimata, restarono perciò per molto tempo una questione di potere.
E il medioevo – si chiede Borst – rimase davvero nell’oscurità rispetto a queste problematiche? Oppure esso rappresenta il periodo più fecondo per studiare il divenire dell’età moderna? È proprio nel medioevo che, infatti, i dati temporali furono fissati con un procedimento matematico denominato computus o compotus, il cui studio era obbligatorio per ogni chierico.
L’analisi di Borst segue gli sviluppi di questo dotto sistema attraverso i secoli, dimostrando come la consapevolezza del tempo medievale fosse tutt’altro che assente.
Ricco di spunti per ulteriori letture, il testo è un vero pozzo di informazioni e curiosità: si pensi al cosiddetto “orologio da piede” usato dai contadini del X secolo, che forniva l’ora in base alla lunghezza del piede e dell’ombra dell’uomo, che fungeva da vero e proprio gnomone. Oppure al fatto che nell’alto medioevo, di notte poteva calcolare il tempo solo chi sapesse usare i numeri frazionari.

Se vi interessa, potete studiare il metodo aritmetico inventato da Gauss per determinare la data della Pasqua, a questo indirizzo.

La notizia

Concludo il post con una notizia dell’ultim’ora (31 dicembre 2011): “Ricercatori della John Hopkins University del Maryland (Usa) propongono un nuovo tipo di calendario, strutturato in modo che ogni anno sia uguale al precedente”. Il nuovo calendario ripartisce i giorni e i mesi in una nuova maniera molto più razionale e semplice che prevede in un ciclo costituito da due mesi di 30 giorni seguiti da un mese di 31. Il calendario permanente ha il nome dei suoi autori Hanke-Henry (l’astrofisico Steve Hanke e l’economista John Hopkins ) i quali sostengono che “Il momento migliore per introdurre questi cambiamenti è il 1° gennaio 2012, perché cade di domenica sia nell’attuale calendario gregoriano che nel nuovo, semplice calendario” come si può leggere nel seguente articolo, che inoltre aggiunge “Ma non risulta che qualche governo abbia deciso di adottare la novità. Quindi, l’opera di convincimento riprenderà in vista della prossima data utile, il 1° gennaio 2017, quando di nuovo il Capodanno sarà di domenica”. I vantaggi di questa scelta sarebbero molti, compresi quelli economici (per esempio per quanto riguarda il calcolo degli interessi mensili). Se ci fosse un referendum io voterei a favore; e voi?

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Fotovoltaico nelle scuole

30 Dic. 2011 | categoria Fisica, energia, esperimenti, fonti rinnovabili, fotovoltaico | 1 commento

È bello sapere che la propria scuola contribuisce alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera grazie a un impianto di moduli fotovoltaici installati sul proprio tetto. In particolare, quello del mio liceo è costituio da 504 moduli in silicio policristallino, che dal 25 maggio 2011 ha già evitato più di 38 000 kg di CO2. Inoltre l’impianto produce energia elettrica che permette di sopperire a quasi il 73% del fabbisogno annuale del nostro edificio, con un notevole risparmio anche in termini economici, tenendo presente che parte dell’energia prodotta viene immessa anche nella rete elettrica esterna alla scuola.
Le autorità hanno inaugurato il piano della provincia di Varese, che prevede una produzione di energia elettrica di 4 247 989 Kwh all’anno con una conseguente riduzione di emissioni di CO2 di 2463, 83 tonnellate annuali e una riduzione dei costi di gestione del 47,39 %. Oltre all’installazione degli impianti fotovoltaici, sono in cantiere nuove scuole, come il liceo artistico di Busto Arsizio, che sarà un vero e proprio edificio a impatto zero, termoisolato, con una centrale geotermica e pannelli solari per la produzione di acqua calda e con un elevato utilizzo di materiali ecocompatibili.

In tutta Italia si stanno realizzando progetti analoghi, da Roma a Milano a Taranto, passando per Vicenza, Trapani, San Benedetto
Tante iniziative, insomma: basta vedere i tanti video su youtube delle inaugurazioni degli impianti nelle scuole!

Attività in classe e link

  • Ho trovato lo schema delle discipline coinvolte in riferimento al fotovoltaico, che potete leggere qui sopra, in un file in pdf dell’ing. Salvatore Castello dell’Enea, realizzato per il progetto Il sole a scuola; il file contiene un’ottima relazione di quasi settanta pagine sull’argomento. Nella seguente pagina web che si riferisce sempre al progetto, potete trovare altri materiali teorici che spiegano brevemente i concetti fondamentali.
  • Nellapagina web intitolata “Calcolo di un impianto fotovoltaico di una scuola” c’è un ulteriore approfondimento realizzato dagli studenti della scuola secondaria di I grado “Giovanni XXIII” di Varano Borghi (Va).
  • L’associazione Paea  (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente) propone attività per le scuole e kit didattici
  • Le attività di laboratorio sono un’ottima strada per studiare il fotovoltaico. Cito solo due casi esemplari, quello degli studenti dell’ITI Majorana di Grugliasco (To) che hanno costruito una barca alimentata da moduli fotovoltaici e quello degli studenti dell’Itis e Liceo Tecnologico “Einstein” di Roma che hanno realizzato una cella di Graetzel al mirtillo (tutti i particolari su questo video)


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Educazione, ricerca, esperimenti e teatro

14 Dic. 2011 | categoria Didattica, Scienza Under 18, Teatro | Nessun commento

Il discorso affrontato dai miei colleghi di blog su educazione, ricerca e ruolo degli insegnanti mi appassiona perché lo ritengo fondamentale per il mio lavoro; così ho deciso di parlarne un po’ anch’io :-)
Parto dalla bellissima e utile riflessione di Maurizio Casiraghi (Educazione e ricerca) perché lo stesso argomento è stato oggetto di discussione in un incontro che si è svolto sabato 26 novembre al pomeriggio al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Luogo insolito per parlare di tali argomenti, verrebbe da pensare! E invece no, il luogo era proprio adatto, perché l’occasione era una tavola rotonda per presentare il libro “Attori del sapere, un progetto di teatro e scienza e scuola” che contiene la sintesi di tutte le esperienze realizzate dai seguenti “attori”: gli insegnanti dell’associazione Scienza under 18, la Fondazione Tronchetti Provera, il Piccolo Teatro, il Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano, il Centro Metid del Politecnico e la Fondazione Umberto Veronesi.
All’incontro hanno partecipato i protagonisti del progetto e Lucio Pinto, direttore della Fondazione Tronchetti Provera ha manifestato la volontà della sua fondazione in particolare di contribuire a risolvere il problema delle poche iscrizioni alle Facoltà scientifiche. Perché laureati in meno significa anche competenza scientifica in meno per tutto il Paese, meno sviluppo, meno crescita. E così, le scuole da una parte, le università dall’altra (con i progetti di orientamento in entrata e di accoglienza) insieme anche a contributi esterni (come quelli delle fondazioni) si stanno unendo per migliorare una situazione di fatto che non può rimanere tale.
Le vie sono molteplici e tutte, a mio parere, fruttuose ed entusiasmanti. Mi piacciono molto le sei regole elencate da Casiraghi nel suo post, perché contengono utili indicazioni metodologiche e soprattutto di continuità nel tempo (sto pensando al lavoro interdisciplinare di matematica sperimentale sulla formazione dei nodi che ho realizzato l’anno scorso in classe e che vorrei continuare quest’anno con un’altra classe… ne parlerò un’altra volta!) per rendere la didattica più vicina alla ricerca. Io aggiungerei anche la documentazione storica, cioè andare a vedere che cosa hanno fatto gli altri prima di noi, che è un passo iniziale necessario in ogni tipo di ricerca scientifica (e così magari si scoprono storie appassionanti di fallimenti o successi, di lotte per un’idea vincente, di metodologie adottate ecc. ecc.).
A proposito di matematica, l’osservazione di Casiraghi sul fatto che un fattore scoraggiante per l’iscrizione alle facoltà scientifiche sia che “il primo esame in quasi tutti i corsi scientifici è matematica” pone sulle spalle di noi docenti di quella materia una responsabilità dalla quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Dobbiamo fornire agli studenti prima di tutto gli strumenti per affrontare gli esami universitari ma dobbiamo anche stimolare in loro l’interesse e la passione per una disciplina che da secoli è fonte di gioia e piacere per chi ha la fortuna di saperla veramente apprezzare (un po’ come l’alpinismo, anche senza le strade ferrate! Ma anche come il mare, con i suoi sconfinati orizzonti). E per avvicinare la scienza, la matematica alle nuove generazioni, il teatro è una possibile strada, piena di sfide, come si legge nel libro che ho citato prima. Vi consiglio di leggere anche il post di Teresa Celestino sull’argomento teatro e scienza (ormai fra lei e me c’è un rimando continuo di temi e argomenti!) che ben evidenzia l’importanza formativa e motivazionale dell’approccio didattico alla scienza tramite l’esperienza del teatro.

Ho letto con molto piacere anche i post di Barbara ScapellatoGli insegnanti svolgono un ruolo cruciale nel rinnovamento dell’educazione scientifica” e quelli di Roberto Greco sull’IESO 2011, che parlano di esperienza d’eccellenza, dall’Antartide fino a Modena :-)

Che dire a conclusione? Per quanto riguarda la mia classe (cioè quella docente) penso che l’importante sia di cercare di fare il proprio lavoro con passione, competenza e forza, nonostante le difficoltà e cioè di “pensare in grande e agire nel piccolo” come ha detto giustamente in una recente occasione la Dirigente Scolastica della mia scuola.

In rete
La pagina web (a cura del Politecnico di Milano) del progetto “T alla S, Teatro elevato alla Scienza

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