Matematica mio terrore
E’ il titolo di un libro uscito in Italia nel 2003. L’autrice è Anne Siety, una psicopedagogista docente universitaria di Parigi.
Ormai sono più di quattro anni che lo uso per gli studenti di quarta e quinta: assegnato come lettura estiva, diventa la base per lavori e discussioni in classe.
Il titolo richiama lo stereotipo che molto spesso diviene reale e che caratterizza le esperienze scolastiche di molti studenti, che sostengono di avere un vero e proprio “blocco” per la materia. Gli esempi sono innumerevoli. C’è la studentessa che durante gli esercizi di algebra non riesce a vedere le parentesi e sistematicamente sbaglia o chi si accanisce nell’eseguire centinaia di esercizi senza ottenere nessun risultato o chi ancora, durante le prove scritte, si attacca freneticamente alla calcolatrice, come se fosse uno “strumento che procura forza e potenza” contro l’angoscia procurata dal compito.
L’autrice cerca di trovare diverse cause all’origine del famigerato “terrore”, tutte molto interessanti e anche in alcuni casi azzardate.
A partire da un’analisi delle principali caratteristiche che renderebbero la matematica aliena (come l’astrazione o il linguaggio criptico dei simboli, simili a quelli “egiziani”) Anne Siety propone alcune strategie per risolvere questo tipo di blocco, come ad esempio il racconto e l’uso della parola per rendere la matematica meno “muta”. Durante le interrogazioni infatti gli studenti si mettono alla lavagna e scrivono, dando per scontato che basti, mentre se si sforzassero di parlare per inventarsi dei personaggi o delle vere e proprie storie, si renderebbero conto che la materia è molto più vicina alla loro esperienza personale. A pag. 111 si legge “Talvolta, al di là delle associazioni, un esercizio o un teorema si dispiegano in autentiche storie. Spuntano dei personaggi, si incontrano, si affrontano…”
Utile per gli studenti, ma anche per gli insegnanti (molto interessante il capitolo “il professore di matematica, questo sconosciuto”).



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