Pitagora (2)
“Echi della dottrina pitagorica si possono trovare duemila anni dopo nel convincimento di Galileo che il libro della natura è scritto nel linguaggio della matematica. Non a caso, molti scienziati famosi, da Keplero ad Einstein, per non citarne che due, condivisero la visione pitagorica di un universo basato sui numeri e sull’armonia, i cui meccanismi interni potevano essere afferrati scoprendone i rapporti matematici sottostanti.
La scoperta delle leggi del moto planetario, effettuata da Keplero all’inizio del XVII secolo, fu guidata dalla sua fede profonda nei principi pitagorici. Per Keplero la geometria aveva fornito a Dio un modello per la creazione, e le velocità orbitali dei pianeti erano un riflesso di intervalli musicali consonanti, cosicché, nel loro ruotare periodico intorno al Sole, i moti celesti producevano la ‘musica delle sfere’, percepita non dall’orecchio ma dall’intelletto.
In quanto ad Einstein, non solo egli respinse i fondamenti probabilistici della meccanica quantistica affermando che ‘Dio non gioca a dadi con il mondo’, ma scrisse che uno scienziato può sembrare un platonico o un pitagorico se considera il criterio della semplicità logica come uno strumento di ricerca indispensabile ed efficace: un criterio che Einstein aveva fatto proprio”.
A prima vista sembrerebbe un brano del libro che ho citato nel post precedente. E invece no, perché leggete come continua (sempre a pag. 134 – 135):
“Ma dopo aver scoperto galassie e geni, fenomeni quantistici e sistemi caotici, e avere intravisto la complessità dei processi biologici, ora sappiamo che l’universo non può essere ridotto a ‘tutto è numero’, e tuttavia…”
Arturo Sangalli, matematico che ora si dedica a tempo pieno alla scrittura, autore de “La vendetta di Pitagora” (dal quale ho tratto la citazione precedente e del quale parlerò subito…) quindi fa esprimere a uno dei personaggi del suo romanzo l’opinione che non tutto si può più ridurre a numero. E’ che a me pare invece che – anche per quanto riguarda i fenomeni della complessità e indubbiamente per la meccanica quantistica – i ricercatori cerchino di includere un nuovo tipo di matematica e nuovi concetti per poter “ingabbiare” anche il caos. E’ un nuovo tipo di “numero” che include la probabilità o l’irreversibilità o addirittura l’imprevedibilità, però a me sembra che l’intenzione da parte della comunità scientifica sia di non abbandonare la matematica per le proprie teorie. Non sono certo numeri interi, però hanno un altro tipo di estetica (si pensi ai frattali).
Nell’ultima citazione c’è un “e tuttavia…” e per non lasciarvi con il fiato sospeso, sbircio ancora un po’ nel libro di Sangalli:
“È grazie ai numeri che possiamo memorizzare, trasmettere e riprodurre velocemente non solo informazioni in varie forme ma anche suoni e immagini. Un CD, un DVD, una foto digitale sono una vera e propria serie di numeri: gli 0 e gli 1 del suo codice binario. Decisioni che influiscono sulla sorte di moltissime persone si basano sulla statistica, una forma sofisticata di manipolazione numerica. I numeri vengono usati anche in modo sottile per controllare, sviare o ingannare, come quando concetti complessi sono ridotti a un singolo numero, quando l’«intelligenza» si fa coincidere con il QI, o la salute di quella realtà ingarbugliata che chiamiamo ‘economia’ viene espressa numericamente in forma di prodotto interno lordo.
I numeri da soli forse non possono governare il mondo della natura creata da Dio, come credeva Pitagora – e in questo senso è ormai dimostrato che si sbagliava – , ma dominano sempre più il mondo creato dagli uomini, cioè la vita nella società moderna. È la vendetta di Pitagora.”
“La vendetta di Pitagora” è un thriller nel quale matematici, archeologi e seguaci di una setta neo-pitagorica rincorrono un fantomatico manoscritto di Pitagora: si legge piacevolmente e credo che questo valga anche per gli studenti. L’intenzione iniziale dell’autore era quella di realizzare “una riflessione sul trionfo e la tirannia dei numeri nelle società moderne” che – sotto consiglio dell’editore – ha assunto una forma narrativa.
Concludo con un altro mistero: che fine ha fatto il Museo Pitagora di Crotone? Dovrebbe inserirsi “nella nuova struttura di Parco Pignera insita nel Giardino Didattico Scientifico e completamente dedicata al noto matematico, legislatore e filosofo greco, nella rete di musei internazionali.” Come riporta una trasmissione televisiva del 9 aprile di quest’anno.
Doveva essere inaugurato l’anno scorso, purtroppo è stato gravemente danneggiato da atti di vandalismo…
Il Museo di Pitagora è tra i dieci progetti vincitori della seconda edizione del “Premio Urbanistica” promosso dal periodico scientifico dell’INU, che dal 2006, indice un concorso rivolto esclusivamente ai progetti in mostra ad Urbanpromo.
A vedere le immagini sembra bellissimo: speriamo di poterlo finalmente visitare!




24 Settembre 2009
nel blog di Matematicamente c’è un bel post del 25 agosto 2009 su Pitagora e i pitagorici: http://lanostramatematica.splinder.com/post/21176915/Pitagora+E+I+Pitagorici