Energia e speranza dall’acqua
Si chiama Physalia ed è uno dei numerosi progetti all’avanguardia dello studio di architettura Vincent Callebaut di Parigi, famoso per la sua attenzione alle tematiche ambientali. A guardarlo sembra appena uscito da un film di fantascienza, invece è una vera e propria struttura galleggiante, pensata per navigare sui maggiori fiumi europei e – perché no? – mondiali.
Deve il suo nome “Physalia physalis” al greco phusalis, che significa “bolla d’acqua” ed è progettata per agire ad ampio raggio sulla gestione ecologica dell’acqua. Visto che questo è un blog di Fisica, partiamo dagli aspetti energetici: Physalia è un laboratorio mobile che produce autonomamente idro-elettricità, dotato di moduli solari fotovoltaici che lo rendono un prototipo di architettura a “energia positiva” e cioè in grado di produrre più energia di quanta ne consumi.
In più, è un magnifico depuratore: la sua superficie reagisce ai raggi ultravioletti e assorbe e ricicla per effetto foto-catalitico i residui chimici e gli inquinanti rilasciati nelle acque fluviali dalle altre imbarcazioni e dagli scarichi industriali. L’acqua filtrata viene poi purificata biologicamente.
Al suo interno si svilupperanno quattro giardini tematici, dedicati ai quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco), che saranno spazi espositivi e di incontro, dedicati all’approfondimento delle tematiche ambientali, come la biodiversità degli ecosistemi acquatici. Conclusosi l’anno dell’Astronomia è iniziato infatti un altro anno non meno fondamentale e importante, quello della Biodiversità.



31 Marzo 2010
Nell’ambito del progetto architettonico ed urbanistico per ripensare il lago di Como, “Città in gara – Lakesquare” del 2002/2003, c’era un’idea che molto embrionalmente partiva da questi principi, ovvero la creazione di isole galleggianti sul lago ad effetto depurativo ma anche urbanistico e turistico, peraltro ripresa da studi precedenti tra cui uno su Salonicco.
C’ero stato coinvolto quando l’arch. Mariani, che aveva proposto l’idea, mi aveva successivamente invitato a spiegare, in termini comprensibili agli studenti di architettura, i principi tecnici della ossigenazione delle acque e rimozione degli inquinanti. Del suo progetto dovrebbe esserci ancora qualche traccia in rete; degli sviluppi tecnici che avrebbero potuto derivarne, purtroppo, non ho ricostruito la documentazione anche perchè al Politecnico la cosa era finita lì. Se la ritrovassi, la metterei sul mio sito, potrebbero uscirne alcuni spunti per una introduzione didattica al problema.
La depurazione delle acque su elementi artificiali flottanti, sia utilizzando macrofite sia con più convenzionali colture microbiche, da noi è poco utilizzata anche in senso puramente tecnico; idee visionarie come quelle esposte non solo sono difficili da comunicare al grande pubblico, ma sono recepite come estranee anche dagli addetti ai lavori, anche quando siano solo progetti sulla carta.
1 Aprile 2010
molto interessante! Grazie per la segnalazione. Che peccato che certi progetti rimangano solo sulla carta