Teatro e Matematica
È sempre molto interessante ascoltare la voce degli artisti quando parlano di matematica, perché hanno un punto di vista sulla materia molto originale e personale. Nel video che vi propongo, Chiara Guidi della compagnia teatrale Societas Raffaello Sanzio parla di Flatlandia, il racconto fantastico di Edwin Abbott che si svolge su un piano fra personaggi di natura geometrica (triangoli, quadrati, cerchi…).
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Il 5 marzo a Bologna si è tenuta una lettura drammatica e musicale intitolata “Flatlandia”. Riporto di seguito il testo introduttivo al lavoro teatrale:
«La figura geometrica di un quadrato incontra una sfera e intuisce, con sospetto, che possa esistere un mondo a tre dimensioni: alieno, inestricabile, inconcepibile. Tutto il racconto appartiene interamente a una terra piatta, e con perfetta coerenza descrive l’ambiente e la vita di esseri schiacciati che neanche immaginano un’altra dimensione. Se la curiosità scientifica si concentra piuttosto intorno all’idea della quarta dimensione, Abbott indica lo straniamento dello spazio euclideo attraverso lo sgomento della seconda dimensione. Non ci sono uomini in questo mondo. Ci sono punti, linee e piani, intensità e tensioni superficiali. C’è un puro spazio piatto, disumanizzato con acribia e metodo geometrico. È uno spazio del progetto, della mente. Sta a noi, persone umane, incredibilmente dotate di corpo (già, che cos’è un corpo?), capire la sospensione metafisica di quel momento in cui una sfera “cala” dall’alto per intersecarsi con il piano. Dobbiamo farlo, però, immaginandoci piatti, come figure ritagliate nella carta. Solo così si apre la visione: immaginarsi un mondo che non esiste, in questo mondo. Nel mondo di Flatlandia questo mondo non esiste. Siamo noi l’al di là. Siamo noi le “sfere”. E l’assurda affermazione di un mondo reale soltanto sulla carta fa sospettare che forse è il mondo dei corpi a essere davvero alieno. Il valore di questo paradosso consiste alla fine proprio in questo: non c’era nessuna ragione valida per farlo».



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