Educazione, ricerca, esperimenti e teatro
Il discorso affrontato dai miei colleghi di blog su educazione, ricerca e ruolo degli insegnanti mi appassiona perché lo ritengo fondamentale per il mio lavoro; così ho deciso di parlarne un po’ anch’io ![]()
Parto dalla bellissima e utile riflessione di Maurizio Casiraghi (Educazione e ricerca) perché lo stesso argomento è stato oggetto di discussione in un incontro che si è svolto sabato 26 novembre al pomeriggio al Piccolo Teatro Strehler di Milano.
Luogo insolito per parlare di tali argomenti, verrebbe da pensare! E invece no, il luogo era proprio adatto, perché l’occasione era una tavola rotonda per presentare il libro “Attori del sapere, un progetto di teatro e scienza e scuola” che contiene la sintesi di tutte le esperienze realizzate dai seguenti “attori”: gli insegnanti dell’associazione Scienza under 18, la Fondazione Tronchetti Provera, il Piccolo Teatro, il Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano, il Centro Metid del Politecnico e la Fondazione Umberto Veronesi.
All’incontro hanno partecipato i protagonisti del progetto e Lucio Pinto, direttore della Fondazione Tronchetti Provera ha manifestato la volontà della sua fondazione in particolare di contribuire a risolvere il problema delle poche iscrizioni alle Facoltà scientifiche. Perché laureati in meno significa anche competenza scientifica in meno per tutto il Paese, meno sviluppo, meno crescita. E così, le scuole da una parte, le università dall’altra (con i progetti di orientamento in entrata e di accoglienza) insieme anche a contributi esterni (come quelli delle fondazioni) si stanno unendo per migliorare una situazione di fatto che non può rimanere tale.
Le vie sono molteplici e tutte, a mio parere, fruttuose ed entusiasmanti. Mi piacciono molto le sei regole elencate da Casiraghi nel suo post, perché contengono utili indicazioni metodologiche e soprattutto di continuità nel tempo (sto pensando al lavoro interdisciplinare di matematica sperimentale sulla formazione dei nodi che ho realizzato l’anno scorso in classe e che vorrei continuare quest’anno con un’altra classe… ne parlerò un’altra volta!) per rendere la didattica più vicina alla ricerca. Io aggiungerei anche la documentazione storica, cioè andare a vedere che cosa hanno fatto gli altri prima di noi, che è un passo iniziale necessario in ogni tipo di ricerca scientifica (e così magari si scoprono storie appassionanti di fallimenti o successi, di lotte per un’idea vincente, di metodologie adottate ecc. ecc.).
A proposito di matematica, l’osservazione di Casiraghi sul fatto che un fattore scoraggiante per l’iscrizione alle facoltà scientifiche sia che “il primo esame in quasi tutti i corsi scientifici è matematica” pone sulle spalle di noi docenti di quella materia una responsabilità dalla quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Dobbiamo fornire agli studenti prima di tutto gli strumenti per affrontare gli esami universitari ma dobbiamo anche stimolare in loro l’interesse e la passione per una disciplina che da secoli è fonte di gioia e piacere per chi ha la fortuna di saperla veramente apprezzare (un po’ come l’alpinismo, anche senza le strade ferrate! Ma anche come il mare, con i suoi sconfinati orizzonti). E per avvicinare la scienza, la matematica alle nuove generazioni, il teatro è una possibile strada, piena di sfide, come si legge nel libro che ho citato prima. Vi consiglio di leggere anche il post di Teresa Celestino sull’argomento teatro e scienza (ormai fra lei e me c’è un rimando continuo di temi e argomenti!) che ben evidenzia l’importanza formativa e motivazionale dell’approccio didattico alla scienza tramite l’esperienza del teatro.
Ho letto con molto piacere anche i post di Barbara Scapellato “Gli insegnanti svolgono un ruolo cruciale nel rinnovamento dell’educazione scientifica” e quelli di Roberto Greco sull’IESO 2011, che parlano di esperienza d’eccellenza, dall’Antartide fino a Modena
Che dire a conclusione? Per quanto riguarda la mia classe (cioè quella docente) penso che l’importante sia di cercare di fare il proprio lavoro con passione, competenza e forza, nonostante le difficoltà e cioè di “pensare in grande e agire nel piccolo” come ha detto giustamente in una recente occasione la Dirigente Scolastica della mia scuola.
In rete
La pagina web (a cura del Politecnico di Milano) del progetto “T alla S, Teatro elevato alla Scienza”



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