È di questi ultimi giorni la notizia secondo la quale una studentessa australiana avrebbe risolto il problema della materia oscura dell’universo… mi chiedete se è vero. La risposta è negativa.
Frequento facebook e ovviamente fra i miei amici astrofisici e giornalisti scientifici ci sono stati vari commenti a questo proposito. Peppe Liberti (del quale avevo già parlato) segnala un post di Amedeo Balbi nel suo blog Keplero, che espone un punto di vista molto condivisibile. Balbi avverte che ormai le cosiddette “press-release” divulgate dai centri di ricerca scientifici e dalle Università, sono degli annunci che puntano ad essere sensazionali con la speranza di farsi notare dai giornali: «ormai sembrano quasi tutte, immancabilmente, l’annuncio di una qualche clamorosa rivoluzione»… quindi invece di dare la colpa sempre al giornalista sarebbe il caso di andare a monte e di chiedere ai ricercatori maggiore onestà intellettuale.
La cosa che mi aveva colpito subito, quando ho letto l’articolo, non è stata la “bomba” del mistero risolto della materia mancate dell’universo (sulla quale mi sono sorti subito forti dubbi) quanto il fatto che un risultato degno di essere pubblicato su una rivista scientifica importante fosse stato ottenuto da una giovane studentessa di 22 anni e dopo soli tre mesi di stage. Questo sì, credo, sia un aspetto bello, che ci fa sperare sulle buone potenzialità dei giovani. Complimenti quindi ad Amelia Fraser-McKelvie, nonostante tutto
Non poteva trovare un titolo migliore, il progetto a cura dei professori Franco Ghione e Laura Catastini del gruppo di ricerca scientifica e didattica dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Il sottotitolo è “Storia, didattica, arte” ma per capire veramente di che cosa si tratta, bisogna navigare fra le pagine del sito web, perché i materiali al suo interno sono tantissimi e molto variegati.
Il progetto è rivolto agli insegnanti delle scuole superiori e raccoglie molti contributi come: la rubrica denominata “Scuola actually” (con lavori e riflessioni di tutti coloro che fanno parte del mondo della scuola), la sezione degli articoli (con articoli e contributi più estesi di didattica della Matematica, storia della disciplina, e collegamenti con l’arte – come i saggi su Piero della Francesca – e la psicologia o le neuroscienze) o anche la pagina con le animazioni Java (ne ho scoperta una utilissima che illustra graficamente la riflessione della luce in uno specchio parabolico oppure un’altra sul teorema di Carnot e tante per capire l’Ottica di Euclide).
Insomma, anche se l’ultimo aggiornamento risale al 2009, vale proprio la pena di consultare questo sito ricco e interessante.
Dimenticavo: nel sito è possibile scaricare il testo integrale del libro di Laura Catastini Il pensiero allo specchio e il libro di Franco Ghione Tau Topologo con le illustrazioni di Mario Schifano.
Si intitola così il libro-intervista a Margherita Hack di Federico Taddia (Editoriale Scienza) che fa venire in mente la famosa paura di Asterix e Obelix (nel loro caso era il cielo a cadere sulla testa) e contiene tantissime domande di Astronomia, che spesso anche in classe gli studenti mi pongono. Ad esempio perché il cielo è azzurro e perché diventa rosso di sera, oppure che cos’è l’ arcobaleno o se esistono gli extraterrestri, ecc. ecc.
Alla domanda “che cosa raccontano di bello le stelle?”, per esempio, Margherita Hack risponde con tante osservazioni interessanti, racconta la storia della scoperta dello spettro del Sodio da parte di Kirchhoff e spiega in maniera chiara e divertente come si ricavano le informazioni sulla temperatura delle stelle e sulla loro età. Oppure nel capitolo dedicato alle comete, si sfata il mito delle stelle cadenti del 10 agosto, perché cadono tutte le notti dell’anno «e se ti metti una bella giacca e vai in giro nelle notti di novembre ne vedrai molte di più che nelle notti d’estate».
Se avete altre domande di Astronomia, Margherita Hack risponderà su questa pagina web.
Il moto dei satelliti è un classico argomento di Fisica che ogni anno svolgo in classe. Ho trovato un po’ di materiale in Internet per arricchire il mio percorso didattico. C’è ad esempio questa tanto semplice quanto bella applet Java che illustra la famosa montagna di Newton: dal disegno originale è possibile far partire un corpo dalla cima della montagna (con il pulsante “fire”) e modificando il valore della velocità iniziale si riesce a farlo entrare in orbita. Al di sotto di questo valore limite, il corpo cadrà sulla Terra, se invece è al di sopra, il corpo lascerà definitivamente il nostro pianeta…
Sempre per quanto riguarda le simulazioni interattive, consiglio quella sul moto di un satellite del sito Openfisica a cura di Paolo Bernacchioni, Ludovica Battista (docenti di Matematica e Fisica presso il liceo scientifico Torelli di Fano) e il fisico e ricercatore Lorenzo Bernacchioni. La simulazione affronta il problema del moto di un satellite attorno a un pianeta dal punto di vista dell’energia totale del satellite (cinetica più potenziale) che determina il tipo di orbita (chiusa, aperta). Nella scheda “proposte di lavoro” allegata alla simulazione on line è possibile seguire un percorso didattico relativo all’argomento trattato.
Segnalo anche questa breve pagina intitolata Moto rotatorio di un satellite artificiale, perché ricava la formula che lega il periodo di rivoluzione di un satellite in orbita circolare intorno a un pianeta (come ad esempio la Terra).
Un altro spunto di lavoro è quello di dare come esercizio il calcolo del raggio dell’orbita di un satellite geostazionario, a partire dalla terza legge di Keplero e imponendo il periodo di rotazione uguale a quello della Terra. Una volta trovato il raggio dell’orbita si può anche determinare la quota di tali satelliti misurata a partire dalla superficie della Terra (circa 36 000 Km).
Se inoltre volete una risposta esauriente alla domanda “Come fanno i satelliti artificiali a mantenersi in orbita senza cadere sulla Terra?” potete leggerla a questo indirizzo.
Infine vale la pena di dare un’occhiata ai tredicimila satelliti artificiali che orbitano intorno alla Terra, in questo video di Google Earth:
Ecco un mappa interattivache userò sicuramente in classe. Sulla falsariga della mappa della metropolitana di Londra, l’autore Crispian Jago, un informatico inglese, ha ricostruito gli ultimi 500 anni di storia della scienza attraverso i nomi e le biografie dei suoi protagonisti.
Utilissima con la Lavagna Multimediale (Lim): basta un click e siamo sulla pagina di Wikipedia dello scienziato, oppure basta seguire una linea per avere un rapido quadro della scienza di un’epoca, per scoprire contemporaneità o per vedere come molti scienziati stavano allo stesso tempo su più linee scientifiche: Lagrange, ad esempio, è un “nodo metropolitano” nel quale confluiscono la linea blu di Matematica (e Informatica), la linea rossa di Fisica (e Meccanica Quantistica) e la linea bianca e rossa di Filosofia Naturale.
L’autore non si è occupato solo delle scienze “dure” ma anche di Microbiologia, Genetica, Fisiologia, Geologia e Paleontologia …
Inoltre ha raccolto anche i nomi di chi attualmente lavora nel campo della ricerca, come Stephen Hawking o Stephen Wolfram, per citarne solo due.