Fluidi non newtoniani
Due miei studenti di terza liceo scientifico hanno portato in laboratorio di fisica un esperimento molto interessante. Materiali necessari – o forse sarebbe meglio dire “ingredienti” :-) – acqua e amido di mais (nella proporzione rispettivamente di 10 : 1) o anche fecola di patate e un contenitore di vetro o plastica. Si versa l’amido di mais nell’acqua e lo si mescola piano con un cucchiaio fino a quando non si è addensato. Poi si parte. Se si immerge un dito pian pianino, si ha la sensazione di entrare in un liquido, come d’altronde ci si aspetta. Se invece si “pigia” forte o si dà un vero e proprio colpo con il dito o con due o tre dita (sorpresa!) si troverà una superficie non più liquida ma “gommosa” con una consistenza solida. Insomma, ho provato anch’io per la prima volta nella mia vita, lo confesso… (anche se avevo già visto un exhibit a ScienzaUnder18, ma solo visto, senza provare) e lo stupore è stato grande. Sembrava di colpire una superficie solida, come se il liquido si fosse trasformato sotto i nostri occhi.
Gli studenti hanno preparato una breve presentazione alla classe (con Prezi) per illustrare lo strano comportamento e la sua spiegazione teorica. I fluidi che si comportano così sono detti non newtoniani.
Se volete trattare l’argomento in classe suggerisco di fare come ho fatto io e cioè di lasciare completa libertà di azione ed espressione agli studenti: non solo li responsabilizza e li gratifica, ma fa emergere capacità e crea competenze che difficilmente emergono durante la classica interrogazione. Perché, dimenticavo: ovviamente la presentazione e l’esperimento facevano parte dell’approfondimento che concorre al voto dell’interrogazione. Nel mio caso anche l’argomento è stato scelto liberamente dagli studenti, previa mia approvazione alla loro proposta.
Però non è detto che questo sia l’unico modo di portarlo in classe, perché in effetti anch’io altre volte ho portato un’esperienza da far vedere a tutti, quindi si può benissimo entrare un giorno in classe con una bella scatola di amido di mais e iniziare a mescolare!
Importantissimo che tutti gli studenti (anche se sono 30) provino di persona: devono sentire, “esperire”, rimarrà per sempre nella memoria lo sconcerto per la stranezza del fenomeno. La meraviglia d’altronde è alla base di ogni scoperta scientifica, no? E anche il gioco è fondamentale per vivere a pieno la scienza. Il passo in più che si compie a scuola è l’analisi razionale, la modellizzazione, il tentativo di trovare una risposta oggettiva al fenomeno scoperto e di farla propria, accettandola e anche memorizzandola.
Dopo la “fase 1” di presentazione dell’esperienza, si passa dunque alla “fase 2” di analisi e spiegazione:
Abbiamo osservato che
- Se si mescola con il cucchiaio lentamente, si comporta “normalmente” (come fa per esempio l’acqua), ma se si mescola più velocemente, il fluido oppone sempre più resistenza, fino al punto di rendere impossibile il mescolamento: questo vuol dire che la sua viscosità (cioè l’attrito interno) aumenta con l’aumentare della velocità con cui si gira il cucchiaio. Una volta tolto il cucchiaino però il fluido ritorna “liquido” come prima.
- In maniera analoga se lo si comprime forte, si possono realizzare delle “palle” solide, ma che poi lasciate a se stesse si sciolgono in mano. Questo vuol dire che il fluido si comporta da “solido” solo se è sotto una data pressione abbastanza forte; alla pressione atmosferica resta liquido.
- Se si immerge piano un corpo, il fluido lo lascia passare; se si immerge lo stesso corpo in maniera “violenta”, il fluido oppone resistenza. Se si esce dal fluido piano “va tutto bene” mentre se si estrae velocemente il corpo (come la mano o un dito) il fluido resta attaccato al corpo e ne impedisce il movimento: in questo video al minuto [2:12] si può vedere che addirittura la mano quando tenta di uscire trascina con sé la bacinella! Al minuto [3:30] si vede come un corpo cadendo dall’alto viene fermato, mentre se immerso piano non incontra resistenza.
Spiegazione: i fluidi non newtoniani cambiano la propria “resistenza” al variare della velocità con la quale sono “mescolati”: la loro viscosità dipende dalla “forza” alla quale sono sottoposti. Più in particolare, la causa è lo “sforzo di taglio” e cioè la tensione tangenziale provocata dalla differenza di velocità fra gli strati vicini del fluido. Dal punto di vista microscopico questi fluidi non sono omogenei e presentano particelle in sospensione che possono disporsi in maniera più o meno ordinata a seconda della sollecitazione alla quale è sottoposto tutto il sistema e formare fra loro legami che impediscono lo scorrimento di uno stato sull’altro, dando al fluido un comportamento da “solido”. Si veda anche la spiegazione di Marcello Guidotti.
Applicazioni: nell’industria farmaceutica sono usati nella preparazione di emulsioni e unguenti; sono stati studiati per realizzare giubbotti che si irrigidiscono al momento dell’urto…
Considerazioni filosofiche: una mia personale riflessione è stata la seguente: siamo in presenza di una manifestazione macroscopica di qualcosa che si comporta in tempo reale in maniera diversa a seconda di come viene “interrogato”. Se mi avvicino piano è un liquido, altrimenti è un solido. Non ho potuto non pensare al comportamento onda/particella di un elettrone o di un fotone che, a seconda dell’esperimento, si comportano come un’onda o come una particella. E i fluidi non newtoniani fanno proprio così: manifestano un comportamento di interazione con l’osservatore simile a quello quantistico. Cosa ne pensate? Ho azzardato troppo?
Link:
Pagina con tutti i video di youtube sull’argomento;
Una sintesi a cura degli studenti del Liceo Scientifico Statale “Banfi” di Vimercate.










