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Filosofia

Articoli in ‘Filosofia’

Fisica e senso comune

12 Set. 2011 | categoria Didattica, Filosofia, Fisica, esperimenti | Leggi tutto | Nessun commento

«Essere scienziati. Tu lo sai com’è, essere scienziati? Ti chiedo e ti dico queste cose perché ci sono cose che altrimenti dovresti chiederti e dirti da solo negli anni e decenni a venire. I miei libri scientifici hanno venduto bene. Ma solo di recente ho capito che cosa significa essere scienziati. Significa il contrario di ciò che la gente crede che significhi. Noi non estendiamo i nostri sensi per sondare i microbi e l’universo. Noi i sensi li neghiamo. Neghiamo l’evidenza dei nostri sensi».
A parlare è Endor, lo scienziato (diventato pazzo) del romanzo di Don DeLilloLa stella di Ratner” che, nonostante la pazzia, evidenzia un aspetto cruciale della scienza: la natura non sempre si comporta come avevamo ipotizzato. Lo scienziato interroga la natura tramite gli esperimenti ed è proprio la risposta quantitativa degli strumenti di misura a essere spesso in contraddizione con quello che i nostri sensi, il nostro “senso comune” si aspettava.

«Che cos’è il ‘senso comune’?» specifica nel suo libro “Un fisico in salotto” il professor Guido Corbò: «Diciamo pure che ciò corrisponde a quello che ci si aspetta da una osservazione superficiale del mondo che ci circonda. Un esempio può essere questo: oggigiorno, come ai tempi di Aristotele (384-332 a. C.), è vero che un carro trainato da quattro cavalli corre più velocemente di un carro trainato da due cavalli soltanto. E non c’è dubbio che, tanto oggi quanto due o tremila anni fa, quattro cavalli sono più forti di due… Il senso comune ci porta dunque a ritenere, come Aristotele, che la velocità di un certo oggetto sia proporzionale alla forza a esso applicata». Mentre gli esperimenti dimostrano che è l’accelerazione a essere proporzionale alla forza. La forza del motore di una macchina non serve a mantenere una certa velocità, ma ad annullare gli attriti agenti su di essa. Sic.

Questo discorso ci porterebbe lontano dal punto di vista filosofico, ne avevo anche accennato parlando del libro “Fisica ingenua” di Paolo Bozzi.
In una mia recensione su “Le Scienze” avevo anche consigliato il libro “L’evoluzione della scienza. Nove lezioni popolari” di Ernst Mach perché la teoria della conoscenza di Mach considerava l’attività scientifica come un «processo di adattamento delle idee ai fatti», in chiave darwiniana. La conoscenza è manifestazione della natura organica, si basa sull’abitudine più che sui concetti a priori: il principio di causa-effetto così come i concetti di massa e tempo e di io, sono tendenze mentali utili per la sopravvivenza della specie, che è parte di un unico «organismo globale»…
Insomma, l’abitudine, la consuetudine a pensare e a vedere le cose fin dalla nascita in un certo modo, può spesso portare fuori strada nella conoscenza dei fenomeni fisici.

Da laureata in fisica infatti, io preferisco sempre affidarmi ai calcoli e agli esperimenti (quando possibile) prima di lanciarmi in ragionamenti misti a ipotesi “simil-sensate”. Questo aspetto lascia i miei studenti un po’ perplessi il primo anno di Fisica, perché invece quasi sempre tendono a fare ragionamenti intuitivi per arrivare subito a una conclusione di un problema e sembrano poco convinti quando io, dopo averli fatti parlare, chiedo sempre una formula a supporto! E chiedo soprattutto il procedimento matematico che, a partire da formule già assodate come “vere” porta per deduzione alla formula “nuova” che spiega (quando possibile) il fenomeno. Qualche esempio? Il tempo di caduta dei gravi dipende dalla massa oppure no? Si tratta del classico caso, risolto elegantemente con un bellissimo esperimento mentale da Galileo, nel quale ci si chiede “cade prima a terra un sasso di massa m o un sasso di massa doppia?” e la risposta è “cadono insieme”!! Dalla formula si vede che il tempo di caduta di un grave non dipende dalla massa del corpo che cade. Attenzione: non dimentichiamoci che siamo nel vuoto. Si veda anche il bellissimo filmato storico degli astronauti che sulla luna verificano che un martello e una piuma cadono insieme…

Siamo nel campo della fisica classica, non c’è bisogno di andare lontano fino alla meccanica quantistica o alla teoria della relatività generale (che pullulano di effetti contro il senso comune).
Quando insegno non smetto mai di stupirmi di questo fatto…

Mi viene in mente un episodio realmente accaduto in classe quasi dieci anni fa in una seconda di liceo linguistico. Stavamo risolvendo dei test in classe e uno di questi chiedeva che cosa succedeva a un palloncino legato ma mezzo sgonfio dentro a un’ampolla di vetro nel momento in cui si fosse tolta tutta l’aria. La risposta giusta era la meno evidente (cioè il palloncino si gonfia) e non c’è stato modo di convincere la mia classe. Le ho portate quindi in laboratorio e quando con la pompa a vuoto abbiamo tolto tutta l’aria, un silenzio di stupore generale è calato di fronte all’evidenza dei fatti! Succede anche con il tubo di Galileo ovviamente, quando la piuma e i sassolini, una volta creato il vuoto all’interno, cadono insieme. Sono momenti importanti perché veniamo a contatto con i nostri “pregiudizi” comuni (di esseri umani abituati a vivere in un ambiente pieno di attriti).
Piccola curiosità: l’esperimento del palloncino era molto in voga nel ‘700, se volete approfondire andate alla fine della pagina seguente, sotto il titolo “esperimenti classici di pneumatica”. Al posto del palloncino si usava una vescica di maiale…

Finisco citando lo storico della scienza Gerald Holton che nella sua analisi della maniera di fare scienza, la declina idealmente su tre assi cartesiani, quello della teoria, quello degli esperimenti e quello dei cosiddetti “themata” e cioè l’insieme delle convinzioni e dei preconcetti-culturali che inevitabilmente ogni scienziato porta con sé e che influenza il suo lavoro. Basti pensare a Michelson e Morley che credevano ciecamente nell’esistenza dell’etere e che faticarono a riconoscere che il loro esperimento invece di confermarne l’esistenza, la negava definitivamente! O alla ricerca della teoria che unifichi tutte le forze fondamentali, gravità inclusa, che come scrive Kitty Ferguson ne “La musica di Pitagora” è un sogno di unità che per primo fece Pitagora e che continua ad appassionare gli animi degli scienziati ancora oggi.

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Libri per l’estate

10 Lug. 2011 | categoria Arte, Einstein, Filosofia, Fisica, Letteratura, Matematica, cinema, libri, storia della Matematica, storia della scienza | Leggi tutto | Nessun commento

Finiti gli esami di maturità e i corsi di recupero, posso finalmente pensare alla scelta delle mie letture estive. Quest’anno ho assegnato ai miei studenti nelle varie classi, la lettura di: “Matematica mio terrore” di Anne Siety, “L’evoluzione della fisica” di Einstein e Infeld (solo il primo capitolo, intitolato “L’ascesa dell’interpretazione meccanicistica”, per i miei futuri studenti di quarta scientifico), “La fisica della domenica” di Michele Marenco e “La fisica del bau” o “La fisica del miao” di Monica Marelli (per i miei futuri studenti di seconda).

           

Ho già accatastato una piccola pila invece per me, di libri che vorrei leggere. I primi due sono di storia della scienza: “Per la scienza per la patria” di Fabio Toscano è la biografia del fisico e politico del Risorgimento Carlo Matteucci e “Un matematico un po’ speciale” di Sandra Linguerri è dedicato al matematico Vito Volterra e alle sue allieve….

       

Gli altri quattro hanno tutti in comune il legame fra arte – letteratura e scienza:

  • Il cinema e la matematica” di Stefano Beccastrini e Maria Paola Nannincini
  • Discorso sulla matematica. Una rilettura delle Lezioni americane di Italo Calvino” di Gabriele Lolli
  • La raccolta di racconti “L’orizzonte di Riemann” a cura di Antonio Bellomi e Luigi Petruzzelli
  • Il romanzo di Don DeLillo “La stella di Ratner
  • La leggibilità del mondo” di Hans Blumenberg

              

Un romanzo che ho già letto invece è “La seconda scomparsa di Majorana” di Jordi Bonells, e lo consiglio a chi vuole intraprendere un viaggio letterario indimenticabile.
Concludo con una buona notizia: è appena uscita una collana per la casa editrice Dedalo dedicata a Scienza e letteratura :-)

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Fisica e bicicletta

29 Giu. 2011 | categoria Filosofia, Fisica, meccanica, storia della scienza | Leggi tutto | Nessun commento

Quest’anno mi concedo ben due post sulla mia passione: la bicicletta. Il primo era qui.
Ne parlo perché ho trovato un articolo molto interessante sul blog di Marco Cagnotti, che si intitola appunto “fisica & bicicletta”. Oltre a essere molto piacevole da leggere, questo post scritto da Andrea Signori, affronta il problema della stabilità della bicicletta sotto la lente della storia e della filosofia della scienza: si legge infatti «Alla bicicletta è stato applicato il cardine, il nocciolo, la componente fondante e insostituibile del metodo scientifico: la falsificazione di un’ipotesi. Già, perché quest’articolo, che riassume un lavoro lungo, cominciato nel 1985, dimostra che l’autostabilità della bicicletta non è dovuta, in ultima analisi, a nessuno dei motivi di cui sopra. Essi non sono necessari perché, dopo averli eliminati, è possibile costruire comunque una bicicletta stabile: il prototipo TMS (Two Mass Skate) ne è la dimostrazione». Scommetto che vi ho incuriosito! Il TMS è l’oggetto che potete osservare nell’immagine seguente:

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Non ho tempo

23 Giu. 2011 | categoria Carnevale della Fisica, Didattica, Einstein, Filosofia, Fisica, Letteratura, Meccanica Quantistica, Tempo | Leggi tutto | Nessun commento

Con questa frase (“non ho tempo”) termina la memoria che il giovane matematico Évariste Galois scrisse la notte prima di morire in duello. È anche il titolo di un film sulla vita di Galois del 1973 con la regia di Giannarelli. Ed è il titolo di una serie di poesie dedicate alla notte prima del duello, scritte da Elisa Davoglio, che vi consiglio di leggere. Come anche vi consiglio il libro “L’equazione impossibile” di Mario Livio.

La frase di Galois mi fa immediatamente pensare a quell’altro appunto a margine che invece lamentava di non avere abbastanza spazio (essendo poi il tempo e lo spazio strettamente legati, no?) scritto da Fermat sull’opera di Diofanto.
E a come la teoria dei gruppi di Galois fu poi di aiuto a Wiles per dimostrare proprio quell’ultimo teorema che Fermat citava nella sua nota a margine… [piccola curiosità: la nota di Fermat era scritta in greco, come si può vedere dall’immagine seguente]

Ma sto divagando. Il tema di questo post è il tempo, perché anche questo mese parteciperò al carnevale della fisica sul blog “Storie di Scienza” di Giovanni Boaga e ne sono molto felice!! Ho iniziato a parlare di matematica (essendo poi la matematica e la fisica strettamente legate, no?) e continuo con la fisica.
L’anno scorso ho intervistato Enzo Tiezzi, professore di Chimica Fisica dell’Università di Siena e il mio articolo iniziava così:

«Spazio e tempo sono da sempre oggetto dell’indagine scientifica e della speculazione filosofica. Il tempo che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana è “asimmetrico” perché può scorrere solo in avanti, verso il futuro. In fisica invece la maggior parte delle leggi non cambia se si inverte il corso degli eventi. Il tempo, infatti, nella fisica classica così come anche nella meccanica quantistica, è una coordinata come lo spazio e non è irrimediabile come il tempo della vita.

In termini tecnici si dice che le equazioni della fisica sono reversibili rispetto al tempo. I sistemi fisici possono cioè ritornare al loro stato iniziale “senza lasciare tracce”, rifacendo all’indietro i passi fatti in avanti, come quando si riavvolge un film».

L’articolo continua poi parlando della “freccia del tempo” e, passando per Einstein, si arriva a Prigogine e alla Fisica evolutiva. Se vi interessa l’articolo è on line su LinxMagazine (anche in formato pdf).

Concludo con due citazioni letterarie (essendo scienza e letteratura legate o no? Strettamente? ;-)  ). La prima è tratta dal romanzo “L’energia del vuoto” di Bruno Arpaia che affronta il tema del raccontare, della natura del romanzo insieme a quello della natura dello spazio-tempo, a partire dalla teoria della loop quantum gravity, cioè della “gravità quantistica ad anelli”, una teoria alternativa a quella delle stringhe.

A pag. 147 si legge:

«Lo spazio è molto simile a una tela, intessuta di linee, di fili. […] E quelle linee sono lo spazio e il tempo. [..] L’immagine che viene fuori dalle equazioni è quella di uno spazio formato da strutture unidimensionali che, se non c’è massa attorno, si chiudono su sé stesse e formano degli anelli. Di qui l’espressione “gravità quantistica ad anelli”. Anelli fisici, veri, non matematici, non immaginari. Lo spazio è formato da un numero finito di linee. La tela può essere un’immagine bidimensionale dello spazio. Per farsene un’idea tridimensionale, si può pensare a una rete, a una maglia di anelli. E la dinamica dello spazio possiamo immaginarla come una danza di quei minuscoli anellini. A questa scala piccolissima, insomma, lo spazio non è più continuo, ma ha una struttura granulare, come fosse formato da singoli atomi o quanti di spazio».

E a pagina 179 cito brevemente una frase che conduce alla meditazione su che cosa significhi oggi scrivere, raccontare, alla luce delle nuove teorie fisiche sullo spazio tempo discreto:

«Dopo quei mesi passati a consumarsi gli occhi su particelle, stringhe, teoria olografica, gravità quantistica, ora era il tempo la sua vera ossessione: cos’è, di che cosa è fatto, perché lo percepiamo come un fiume, cosa significa sul serio raccontare, se è vero che ogni istante della nostra vita non è legato agli altri da una sola linea che porta dal passato all’avvenire…»

Fino ad arrivare a parlare di “quanti di narrazione” a pag. 202:

«Forse bisognerebbe provare a raccontare mettendo insieme, come posso dire?, mettendo insieme ‘quanti di narrazione’ che poi, come quegli anellini di cui tu parlavi, nell’esperienza di chi li sta leggendo formano il ‘tempo proprio’, diverso per ciascun lettore…».

La seconda citazione letteraria merita una premessa: uno studente del mio liceo ha portato come tesina all’esame di quinta scientifico una bellissima esperienza osservativa che gli ha richiesto molti mesi di tempo. Ha realizzato una camera fotografica per riprendere le posizioni del sole nel cielo al passare dei mesi, insomma, ha realizzato una ripresa statica del moto solare. Non ho ancora potuto vedere i risultati perché non è un mio studente, ma andrò a sentirlo all’orale, così ne capirò di più!
Ecco, il brano tratto dal romanzo “Un semplice caso crudele” di Juli Zeh racchiude appunto una interessante meditazione sul nostro modo di concepire lo spazio, il tempo e il movimento e che chiede ancora aiuto alla bella metafora delle linee e dei reticoli (che in un blog come il mio è molto apprezzata!):

«Metta a verbale la mia confessione: sono uno studioso di scienze naturali, ma non sono un materialista. Cosa sono, non lo so ancora. Ad ogni modo ritengo che non solo lo spazio e il tempo, ma anche la stessa materia sia opera della cooperativa di produzione Senso & Ragione. Il mio mondo non è composto di oggetti tangibili, ma di processi complessi. Tutte le condizioni e tutti i decorsi vi sono compresi allo stesso tempo e quindi in nessuno. Ciò che ne vediamo sono frammenti. Fotogrammi di una pellicola che vengono fatti sfilare sul proiettore temporale sistemato dietro la nostra fronte. Ci mostrano la realtà come danza di cose concrete.
Faccia questo esperimento, Schilf. Prenda la macchina fotografica. Si installi di notte sul tetto di un grattacielo. Imposti un’esposizione di vai secondi e fotografi un incrocio stradale. Cosa vede? I fari delle auto e dei tram in forma di tratti rettilinei od ondulati. Un reticolo di linee. Maggiore è l’esposizione e tanto più fitta risulta la rete.
E adesso prenda questa tazza da tè. Si immagini di poterla fotografare dall’alto impostando un’esposizione di un milione di anni. Non otterrebbe una tazza, ma un intreccio impenetrabile. Una macchia chiara al centro e sfrangiata ai bordi, dove il caolino si forma nel terreno. Tutt’intorno le tracce delle persone che estraggono il caolino e lo trasformano in porcellana. Il farsi della tazza. Il suo trasporto. Il suo uso. Il suo decadimento. Il ritorno in circolo dei suoi componenti. Distinguerà anche – siamo molto in alto, la osserviamo da un’estrema prospettiva a volo d’uccello – le storie di nascita e morte di tutte le persone coinvolte nella fabbricazione e nell’utilizzo della tazza. E inoltre le filigrane di quegli esseri e oggetti che hanno avuto, hanno o avranno a che fare con la gente della tazza. Nonché con i suoi antenati e discendenti e così via. Vedrebbe – no, non guardi da un’altra parte, guardi la tazza! – vedrebbe che questa tazza è collegata a tutto al di là dei confini del tempo e dello spazio, perché tutto è parte di un unico e solo processo. E se adesso potesse impostare il tempo di esposizione su infinito e la distanza altrettanto, scorgerebbe la realtà così com’è. Una confluenza aspaziale e atemporale».

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Matematica e pensiero

14 Mag. 2011 | categoria Arte, Astronomia, Didattica, Euclide, Filosofia, Fisica, Goniometria, Letteratura, Logica, Matematica, Ricerca, astrofisica, didattica multimediale, equazioni, geometria, libri, luce, luoghi geometrici, ottica, pedagogia, percezione, pianeti, psicologia, storia della Matematica | Leggi tutto | Nessun commento

Non poteva trovare un titolo migliore, il progetto a cura dei professori Franco Ghione e Laura Catastini del gruppo di ricerca scientifica e didattica dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Il sottotitolo è “Storia, didattica, arte” ma per capire veramente di che cosa si tratta, bisogna navigare fra le pagine del sito web, perché i materiali al suo interno sono tantissimi e molto variegati.
Il progetto è rivolto agli insegnanti delle scuole superiori e raccoglie molti contributi come: la rubrica denominata “Scuola actually” (con lavori e riflessioni di tutti coloro che fanno parte del mondo della scuola), la sezione degli articoli (con articoli e contributi più estesi di didattica della Matematica, storia della disciplina, e collegamenti con l’arte – come i saggi su Piero della Francesca – e la psicologia o le neuroscienze) o anche la pagina con le animazioni Java (ne ho scoperta una utilissima che illustra graficamente la riflessione della luce in uno specchio parabolico oppure un’altra sul teorema di Carnot e tante per capire l’Ottica di Euclide).
Insomma, anche se l’ultimo aggiornamento risale al 2009, vale proprio la pena di consultare questo sito ricco e interessante.
Dimenticavo: nel sito è possibile scaricare il testo integrale del libro di Laura Catastini Il pensiero allo specchio e il libro di Franco Ghione Tau Topologo con le illustrazioni di Mario Schifano.

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