Neutrini che passano sotto al Gran Sasso
Vi ricordate il post su Auriga e le onde gravitazionali? Oggi, sempre nell’ottica di presentare alla classe esempi di centri di ricerca in Italia, parlerò dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). La forma “scheda didattica” mi sembra quella più comoda: si parte con una introduzione dedicata alla parte della Fisica studiata nei laboratori, per poi passare alla descrizione degli esperimenti e ai loro attuali risultati e finire con eventuali esercizi. Ho cercato di porre particolare attenzione ai collegamenti con il programma che studiamo a scuola e agli approfondimenti, soprattutto con i neutrini che negli ultimi tempi sono diventati le “star” delle particelle (si veda, per esempio, il post “neutrini alla lavagna”).
Fisica delle particelle e astrofisica nucleare
Nella pagina web introduttiva ai Laboratori, si legge: «Principali argomenti di ricerca dell’attuale programma sono: la fisica dei neutrini naturalmente prodotti nel Sole e in esplosioni di Supernova, e lo studio delle oscillazioni del neutrino attraverso un fascio di neutrini provenienti dal Cern (programma Lngs), la ricerca della massa del neutrino in decadimenti doppio b senza emissione di neutrini, la ricerca sulla materia oscura e lo studio di reazioni nucleari di interesse astrofisico». Gli argomenti sono fra quelli previsti dalla riforma per la classe quinta liceo scientifico, ben sintetizzati nella pagina web intitolata “Viaggio ai laboratori dell’Infn” nella lista seguente:
- Raggi cosmici
- Materia oscura
- Neutrini
- Radioattività
Per quanto riguarda i neutrini, sono catalogati in tre famiglie o “sapori”: vale a dire neutrini elettronici, muonici e tauonici. Alcune volte i neutrini possono “oscillare” in maniera periodica e trasformarsi da un sapore all’altro.
Le origini dei neutrini sono molte e riassumibili nella seguente lista di sorgenti naturali (come riporta il sito Infn già citato):
- Neutrini terrestri dovuti alla radioattività naturale di minerali terrestri
- Neutrini atmosferici prodotti dai raggi cosmici che bombardano l’atmosfera
- Neutrini solari prodotti dalle reazioni di fusione sul sole
- Neutrini da esplosioni di supernovae
- Neutrini fossili prodotti durante il Big-Bang
E sorgenti artificiali:
- Neutrini da acceleratori di particelle: ai Lngs si rivelano quelli prodotti al Cern
- Neutrini da reattori nucleari prodotti dalle reazioni di fissione nucleare che avvengono all’interno di un reattore nucleare.
I neutrini, essendo privi di carica e con massa estremamente piccola rispetto a tutte le altre particelle, interagiscono pochissimo con la materia (che per loro risulta essere come “trasparente”) . Per intercettarli bisogna costruire rivelatori massivi (di molte tonnellate) posti in un ambiente a bassa radioattività naturale e nel quale sia limitato il flusso di altre particelle di “disturbo” come quelle nei raggi cosmici.
Gli esperimenti e i Laboratori
I laboratori nazionali del Gran Sasso sono i più grandi laboratori sotterranei del mondo e sono sede di circa 15 esperimenti in collaborazione con 29 Paesi diversi.

Ci soffermiamo sull’esperimento “Borexino” (nell’immagine) perché è apparso di recente sulle pagine dei giornali scientifici con due notizie, riguardanti i geoneutrini e i neutrini “sterili”.
I geoneutrini provenienti dal mantello terrestre sono stati scoperti nel 2010 proprio da Borexino e i nuovi dati presentati quest’anno alla Conferenza Internazionale sulla scienza dei neutrini tenutasi a Venezia, confermano la presenza nel mantello di elementi radioattivi sia della famiglia uranio-238 sia di quella del torio-232. Questi elementi sono responsabili del riscaldamento del nostro pianeta perché producono in continuazione energia termica e gli ultimi dati hanno rivelato che l’entità di tale energia è di circa la metà dell’energia termica totale della Terra. Questi risultati smentiscono la teoria che prevede che il riscaldamento terrestre provenga solo dai giacimenti di uranio presenti nel nucleo centrale, il cosiddetto geo-reattore. I dati inoltre sono in accordo con le misure effettuate su meteoriti provenienti dallo spazio, che presentano lo stesso rapporto fra uranio e torio di quello del mantello terrestre: si confermano così le teorie sull’origine del sistema solare.
I neutrini “sterili” sono invece stati ipotizzati per spiegare alcune anomalie del fenomeno delle oscillazioni dei neutrini; durante queste oscillazioni infatti si produce un numero di neutrini inferiore a quello previsto dalla teoria e per spiegare questa scomparsa si è pensato che potrebbero esistere dei neutrini “sterili” capaci di mescolarsi alle tre famiglie note e soprattutto tali da non interagire attraverso alcuna delle interazioni del Modello standard. Se fossero rivelati sperimentalmente quindi, espanderebbero il mondo delle particelle sinora previste teoricamente, che coinvolge l’interazione elettromagnetica, nucleare forte e debole. La notizia è del 12 giugno scorso: il Consiglio Europeo delle Ricerche ha finanziato con 3,5 milioni di euro il Progetto Sox (Short distance neutrino Oscillations with BoreXino) che nei prossimi cinque anni cercherà di rivelare questi nuovi neutrini. La loro esistenza inoltre potrebbe dare “nuovi indizi sulla natura della materia oscura” come afferma il fisico Marco Pallavicini che coordina il progetto.
I laboratori del Gran Sasso organizzano visite guidate anche per le scolaresche. Tutte le informazioni sono sul sito web.
Infine, un utile esercizio di Clil è quello di capire come funziona il rivelatore Borexino; in rete infatti per ora è disponibile solo una descrizione in Inglese, essendo un progetto internazionale. Seguite il link “about Borexino” e … buon lavoro!








