Carnot e Carnot
Una mia studentessa di quarta scientifico mi ha chiesto se il Carnot del teorema del coseno che abbiamo studiato in trigonometria è lo stesso del ciclo di Carnot che stavo spiegando in termodinamica.
Sono padre (Lazare Nicolas Marguérite) e figlio (Nicolas Léonard Sadi Carnot) e vale la pena di seguire la loro storia.
Lazare Nicolas Marguérite Carnot (1753-1823) «nella sua opera Géométrie de position del 1803 enuncia il teorema del coseno per la risoluzione dei triangoli qualunque: il teorema era noto sin dai tempi di Euclide ma Carnot ne ha prodotto una generalizzazione relativa al tetraedro» (come si legge nel sito Artemate). Anche se sulla pagina web a cura del Pristem dedicata alla biografia del matematico si specifica che già «nel 1801 scrisse il volume De la corrélation des figures de géométrie nel quale espone il cosiddetto teorema di Carnot sui triangoli e afferma che molti dei risultati di Euclide sono casi particolari di questo teorema». Sempre a proposito dell’attribuzione a Carnot del teorema, nella pagina di storia della matematica della professoressa Oriana Pagliarone, si sottolinea che: «tale teorema era già conosciuto, benché sotto altra forma, da Euclide (III sec. a.C.) il quale per giungere alla sua dimostrazione vi dedicò quasi al completo uno dei 13 libri dei suoi famosi Elementi. Tale teorema dovrebbe più propriamente denominarsi Teorema di Pitagora generalizzato: in ogni modo, nella forma trigonometrica, esso era certamente noto prima di Carnot […] da François Viète in un’opera del 1593».
Altro studio rinomato nel campo della matematica di Lazare Carnot è il testo Réflexions sur la métaphysique du calcul infinitésimal del 1797, dedicato al calcolo infinitesimale.
Inoltre, si legge a pagina 980-981 del secondo volume della Storia del pensiero matematico di Morris Kline, che «la rinascita della geometria proiettiva fu iniziata da Lazare N. M. Carnot […] che si rifiutò di usare i metodi analitici e dette inizio al campionato della geometria pura».
Carnot padre era capitano dell’esercito francese, fu un uomo politico impegnato in prima persona nella Rivoluzione francese e fu fra i fondatori dell’École Polytechnique. Nel 1799 venne nominato Ministro della Guerra, ma dopo cinque mesi si dimise in contrasto con Bonaparte.
Nel libro di storia della matematica di Umberto Bottazzini Il flauto di Hilbert, alle pagine 62-63 del capitolo dedicato ai “politecnici” francesi, è possibile approfondire la biografia del matematico, che ne esplicita gli aspetti di continuo impegno politico e sociale, come si può leggere per esempio nel seguente passaggio: «Nello stesso anno III, ancora su ispirazione di Carnot, la Convenzione decretava infine la creazione dell’Institut National, un organismo che sarà soppresso all’indomani della Restaurazione, quando venne reistituita l’antica Académie. L’Institut segnava sul piano istituzionale l’avvenuta riconciliazione dello Stato con l’intera comunità scientifica e il riconoscimento del ruolo degli scienziati nella vita del paese».
Nicolas Léonard Sadi Carnot (1796,1832) – come si legge a pagina 251 del libro del Premio Nobel Emilio Segrè Personaggi e scoperte della fisica classica – «è una figura singolarissima nella scienza e, per la grandezza dei risultati raggiunti e per la brevità della vita, ricorda i suoi romantici contemporanei, i grandi matematici N. Abel e E. Galois». Sadi Carnot morì infatti a soli 36 anni di colera. Sempre dal libro di Segrè: «Carnot scrisse un solo lavoro scientifico: un libretto di 118 pagine intitolato Réflexions sur la puissance motrice du feu. Fu pubblicato nel 1824» (un anno dopo la morte del padre, ndr) «in un’edizione di 600 copie, a spese dell’autore, e passò pressoché inosservato, anche se Carnot, figlio di un celebre personaggio francese che era stato uno dei primi membri dell’Accademia, avrebbe forse dovuto suscitare una certa curiosità tra gli amici paterni che poterono ascoltare una breve descrizione del libro durante uno degli incontri dell’Accademia stessa. Il libro fu tuttavia studiato da Émile Clapeyron (1799, 1864), che era stato, come Carnot, allievo dell’École Polytechnique. […] Nel 1833 gli capitò tra le mani il libretto di Carnot, lo studiò e ne riformulò le parti essenziali in forma più analitica, pubblicando i risultati sul “Journal de l’ École Polytechnique” del 1834, dopo che il lavoro era stato respinto da altre riviste. Carnot era ormai morto da due anni, e dieci anni erano già trascorsi dalla comparsa delle Réflexions. Attraverso l’articolo di Clapeyron, nel 1849, Thomson apprese dell’esistenza del libretto di Carnot e si rese conto che esso conteneva idee nuove e fondamentali. […]
Sadi ebbe diversi incarichi nell’esercito e poi come ingegnere nei servizi civili; nel 1828 si ritirò dalla carriera militare con il grado di capitano. […] ».
Vi consiglio di leggere tutto il capitolo dedicato a Carnot perché la storia dello studio teorico delle macchine a vapore è veramente appassionante ed è integrato con i testi originali dello scienziato (sono una decina di pagine).
Vi consiglio altre due letture: la prima sono le pagine 186 e 187 del libro di Michael Guillen Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo che sintetizzano bene come il lavoro di Carnot ispirò Clausius. La seconda lettura è la voce Energia dell’ Enciclopedia Einaudi, dal paragrafo a pagina 421 intitolato “Conservazione e degradazione dell’energia”. Il saggio è scritto da un altro Premio Nobel, Ilya Prigogine, insieme a Isabelle Stengers e affronta il tema in maniera storica: «Di primo acchito può sembrare curioso che Sadi Carnot sia potuto arrivare a quella che si considera tradizionalmente la prima versione del secondo principio della termodinamica nel 1826, vent’anni prima che, in maniera praticamente simultanea, una buona dozzina di fisici, ingegneri, fisiologi e medici enunciassero il “primo” principio». Si legge anche di un interessante “passaggio di testimone” fra padre e figlio: «Lazare Carnot, autore di un trattato sulle macchine […]» (Essai sur les machines en général, del 1778, ndr) «precisò le condizioni ideali di funzionamento delle macchine meccaniche. Suo figlio si pose le stesse questioni per le nuove macchine, le macchine termiche venute dall’Inghilterra». Interessante infine la seguente osservazione: «La descrizione teorica di Carnot è basata su due teorie entrambe false, quella della conservazione del calore (il “calorico” che, passando da una sorgente calda a una fredda, sviluppa una quantità determinata di potenza motrice) e quella secondo cui il calore specifico varia con il volume. Queste due teorie, in modo notevole ma affatto caratteristico per il buon numero di relazioni utilizzate nel quadro della teoria del calorico, compongono i loro effetti in maniera tale che la formula del rendimento ideale di Carnot resistette alla demolizione della teoria del calorico».
Risorse on line
- in queste dispense di Astronomia, un’applicazione del teorema del coseno ai triangoli sferici (da pag. 17)
- un file con il teorema del coseno e dimostrazione
- un’utile sintesi sul triangolo e le sue proprietà
- due file con il ciclo di Carnot in sintesi (e il rendimento ricavato tramite il lavoro espresso con i logaritmi): il primo e il secondo.
- un filmato sul secondo principio della termodinamica e il ciclo di Carnot a cura della Rai.












