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Articoli in ‘Letteratura’

Fisica e letteratura italiana

26 Gen. 2012 | categoria Carnevale della Fisica, Fisica, Letteratura | Leggi tutto | Nessun commento

Il tema del Carnevale della fisica di questo mese è “Fisica e letteratura italiana, dal suo nascere fino ai giorni nostri” ospitato da GruppoLocale.it. Sono felice di poter partecipare, anche se l’argomento ha dimensioni astronomiche, richiederebbe tempi geologici di studio e una forza titanica, senza contare le conoscenza e le competenze necessarie per realizzarlo!! Per fortuna altri hanno già affrontato in maniera esemplare l’argomento e io mi limiterò a citare saggi, libri, siti internet… Il criterio più semplice mi sembra quello cronologico, che sarà necessariamente incompleto, però mi consola il fatto di non essere l’unica a percorrere questa strada, così so che quello che non dirò sarò completato dagli altri partecipanti al Carnevale. E quello che dirò probabilmente non sarà nulla di nuovo… comunque il mio è uno sguardo più attento agli aspetti didattici e a quei materiali che potrebbero contribuire a un eventuale percorso interdisciplinare a scuola o a un momento di riflessione comune alle due discipline.

  • Dante e Galileo

Se non fosse per un anno, sarebbero nati esattamente a trecento anni l’uno dall’altro, Dante a Firenze nel 1265 e Galileo a Pisa (lì vicino) nel 1564. Quasi quattrocento anni dopo, sul Corriere della Sera del 31 dicembre 1967 nasceva quella che si potrebbe chiamare la “disputa Cassola Calvino” che, come si può leggere dalle parole di Carlo Cassola, si svolgeva nei seguenti termini: «Domenica scorsa, su questo giornale, Italo Calvino ha affermato che Galilei è il più grande scrittore italiano di ogni secolo. Io credevo che Galilei fosse il più grande scienziato, ma che la palma di massimo scrittore spettasse a Dante». La disputa è riportata ampiamente nel saggio di Massimo BucciantiniItalo Calvino e la scienza” (Donzelli ed, 2007): Italo Calvino scrive «Il più grande scrittore della letteratura italiana d’ogni secolo, Galileo, appena si mette a parlare della luna innalza la sua prosa a un grado di precisione ed evidenza e insieme di rarefazione lirica prodigiose. E la lingua di Galileo fu uno dei modelli per la lingua di Leopardi, gran poeta lunare». Per Italo Calvino – si legge in Bucciantini – bisogna affrontare il problema della conoscenza della contemporaneità, ed è da questa prospettiva che egli guarda con attenzione alla scienza e, in particolare, a Galileo: «Quel che posso dire è che nella direzione in cui lavoro adesso, trovo maggior nutrimento in Galileo, come precisione di linguaggio, come immaginazione scientifico-poetica, come costruzione di congetture». Per questa ragione la dicotomia avanzata da Cassola tra scienziato e scrittore è destituita di ogni fondamento. Calvino preferisce parlare di “vocazione profonda della letteratura italiana”, che considera “l’opera letteraria come mappa del mondo e dello scibile” e cerca attraverso “la parola letteraria di costruire un’immagine dell’universo”. All’interno di questo quadro di riferimento nessuno deve dunque scandalizzarsi all’idea di porre Dante e Galileo l’uno accanto all’altro, in un’ideale catena letteraria, perché ambedue sono scrittori mossi da una medesima vocazione e tensione conoscitiva. (Bucciantini, pag. 121)

“[…] anche Dante cercava attraverso l’opera letteraria di costruire un’immagine dell’universo. Questo è una vocazione profonda della letteratura italiana che passa da Dante a Galileo: l’opera letteraria come mappa del mondo e dello scibile, lo scrivere mosso da una spinta conoscitiva che è ora teologica ora speculativa ora stregonesca ora enciclopedica ora di filosofia naturale ora di osservazione trasfigurante e visionaria […]”.
I. Calvino, Due interviste su scienza e letteratura, in Una pietra sopra (Mondadori 1968).

È molto bello poter ascoltare dalla voce di Italo Calvino stesso il suo punto di vista sull’argomento:

 

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Per quanto riguarda Dante, il rapporto con la fisica è evidente quando il poeta parla di astronomia: come ho già citato in un altro mio post, «I passi a carattere astronomico nella Commedia sono circa un centinaio e sono presenti principalmente nel Purgatorio e nel Paradiso» come si legge nel saggio di Monica Aimone intitolato Astronomia nella Commedia. La visione dantesca del cosmo e contenuto nel libro Leggere e rileggere la Commedia dantesca a cura di Barbara Peroni (ed. Unicopli). Giulio Preti in “Chi ha paura della scienza?” (in “La Fiera Letteraria”, XLVIII. 4 aprile 1968) sostiene che in prosa e in poesia, e persino nella sua più alta poesia, Dante ha travasato tutte le sue conoscenze teologiche, filosofiche, scientifiche nel Paradiso ad esempio «Dante ha fatto proprio dell’argomento che tanto lo interessava, delle macchie lunari il contenuto da cui muovere per l’impostazione lirico-teologica di tutta la Cantica».
«La Commedia di Dante è intessuta di conoscenze scientifiche, di aritmetica e di geometria, di astronomia e di logica» scrive Umberto Bottazzini nell’introduzione del libro “Più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla” di Bruno D’Amore.

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Di Galileo scrittore mi piace citare qui una curiosità: nel 1588 scrisse il saggio Due lezioni all’Accademia fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell’Inferno di Dante nel quale cercava di dare una descrizione razionale, matematica e geometrica dei gironi infernali, calcolando misure e proporzioni perfino dello stesso Lucifero! Il testo sì può leggere integralmente a questo indirizzo.
Al tentativo da parte di Galileo di “coniugare il rigore matematico con l’immaginazione poetica e artistica” si è ispirato lo spettacolo multimediale di danza e video Galileo all’inferno realizzato da Studio Azzurro in collaborazione con il Balletto dell’Open Haus di Norimberga. Nel video che segue si può avere una assaggio di questo “cosmodramma interattivo”, spettacolo con ben cinque piattaforme multimediali interattive tramite le quali gli attori e i ballerini interpretano il mondo ultraterreno di Dante, quello interiore di Galileo e quello fisico del cosmo. Come si legge nella presentazione dello spettacolo, infatti: “la scena è concepita come un organismo metamorfico, dove, in un progressivo passaggio tra macrocosmo e microcosmo, i corpi dei danzatori sono come emanazioni del pensiero di Galileo e interagiscono con le videoproiezioni, disegnando una “cosmogonia antropomorfa”.


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Consiglio inoltre la lettura del libro di Luciano CeliGettar luce nell’oscuro laberinto. Arte, letteratura, scienza in Galileo Galilei” (Aracne ed, 2010), un saggio che «esplora i percorsi meno conosciuti dei rapporti di Galileo con la cultura umanistica […] dal dialogo con i pittori alla passione letteraria per Ariosto, dai disegni autografi della Luna […] alle lezioni accademiche sull’Inferno di Dante».

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  • Dal Seicento all’Ottocento

“Salto” Leonardo, Ariosto e la luna, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, ecc… che compariranno sicuramente in qualche post del Carnevale, per approdare al Seicento. Nel libro “Alambicco e calamaio. Scienza e letteratura fra Seicento e Ottocento” di Giovanni Baffetti, Andrea Battistini e Paolo Rossi, si «passano in rassegna i molteplici fattori che nel secolo dei lumi realizzano una vera simbiosi di letteratura e scienza, con l’obiettivo di “trasportare l’affumicata chimica dagli laboratorii alle geniali conversazioni ed alle toelette d’una dama” (sono parole di Cesare Beccaria). Gli strumenti scientifici, maneggiati con leggiadria dalle Muse, perdono così la loro freddezza e rigidità; e i letterati riescono a tutelare felicemente le risorse della poesia in questi anni di trionfante scientismo, affidandole un ruolo di civiltà e cultura che il Romanticismo ripristinerà trionfalmente» come si legge in questa presentazione on line di Anna Maria Cavalli.
Nel saggio in pdf intitolato “I «moderni autori». Appunti su natura e scienza nella poesia dei LumiWilliam Spaggiari scrive: «È senz’altro verificabile nel secondo Settecento una stretta attinenza (come mai si era verificato in passato, e come mai sarebbe accaduto in seguito) fra poesia e progresso scientifico, nel tentativo, certamente disuguale negli esiti, di avvicinare il tradizionale linguaggio del verso al nuovo vocabolario della natura; un problema, quello del rapporto fra poesia e discipline utili, che oltre ad investire il sistema storiografico tiraboschiano non mancava allora di esempi d’oltralpe (Andrea Battistini ricorda una dissertazione presentata da Johann Bernhard Merian a Berlino nel 1776, sui modi in cui la scienza può influire sulla poesia), e che venne affrontato, pur con lo scopo preminente di salvaguardare l’armonia del dettato poetico, soprattutto dal Parini nel Discorso sopra la Poesia, letto per i Trasformati nel 1761, che plaude alla moderna lirica innervata dallo «spirito filosofico», e poi dal gesuita bassanese Giambattista Roberti, nella Lettera sopra l’uso della Fisica nella Poesia (1765), e dal Rezzonico nel Ragionamento su la volgar poesia dalla fin del passato secolo fino a’ nostri giorni, del 1779. Il percorso, costellato di oscillazioni e difficoltà, alla ricerca di una possibile conciliazione tra esercizio del verso e processi scientifici, è del tutto autonomo rispetto a quello, tecnicamente più agevole, seguito dai divulgatori in prosa, fra il Newtonianismo di Algarotti (1737) e la Chimica per le donne di Compagnoni (1796); ed ha caratteri distinti anche rispetto alla poesia propriamente didascalica, di registro oraziano e virgiliano, in molti casi gravitante sulla misura classica del poema, usufruito, in particolare per l’illustrazione delle discipline mediche, già nella prima metà del secolo secondo una tradizione seicentesca, a cominciare dai venti canti in ottave de L’Adamo ovvero il mondo creato di Tommaso Campailla (1709-23)».
Consiglio di visitare la pagina on line del progetto dell’Università di Ferrara “comunicare la matematica” perché contiene due documenti molto interessanti per quanto riguarda i legami fra fisica e letteratura italiana.

Il primo è un saggio del professor Cesare Pepe intitolato “Cesare Beccaria e la matematica” nel quale si scopre la profonda conoscenza di Beccaria della fisica, al punto da essere soprannominato il “newtoncino”… Le sue letture scientifiche comprendevano le opere di d’Alembert, come il Traité de dynamique (1743) che esponeva l’approccio alla meccanica newtoniana che da Lagrange prese il nome di “principio di d’Alembert”. Beccaria scrisse degli estratti da opere di fisica, come Traité d’optique, ou l’on donne la théorie dela lumière dans le
système newtonien
(1752) di Gaspard de Courtivron e il quinto tomo dei
Mélanges de littérature, d’histoire et de philosophie di d’Alembert (Amsterdam 1767) nel quale si affrontavano argomenti come il calcolo differenziale o i concetti di spazio e tempo in filosofia.

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Il secondo saggio si intitola “La questione copernicana tra Giacomo e Monaldo Leopardi” di Maria Teresa Borgato, che affronta in maniera dettagliata le pubblicazioni del padre di Leopardi sulla teoria copernicana, di stampo nettamente antigalileiane, che «avevano dato luogo a reazioni indignate» al punto che «lo stesso Giacomo di preoccupava di poter essere scambiato per omonimia con l’autore di quelle assurdità». Sono dieci pagine istruttive, per un approccio didattico originale.

Anche il testo di Franceso AlgarottiDialoghi sopra l’ottica neutoniana” (1752) è una lettura da consigliare: lo avevo letto in previsione di lavorarci con i miei studenti del laboratorio pomeridiano di giornalismo, per realizzare una conferenza, magari ambientata in un salotto del ‘700. È un testo piacevolissimo nel quale si difende l’approccio di Newton alla spiegazione dei fenomeni luminosi contro quello di Cartesio, in forma di dialogo fra due protagonisti, uno speranzoso “neutoniano” e una marchesa che abita sulle sponde del lago di Garda che è tanto bella quanto brillante. Finalmente la donna appare nella sua interezza anche intellettuale… mi aveva colpito molto anche il fatto che durante le spiegazioni, l’intelligenza della marchesa non avesse bisogno di figure o disegni esplicativi (che invece ad esempio utilizzava molto, cento anni prima, Galileo nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi” e che ovviamente non comprendeva nessun personaggio femminile). Specchi, prismi, arcobaleni, l’ «universale attrazione della materia», i principi della dinamica… ogni argomento ha il sapore dell’attualità e già dopo le prime righe si respira l’atmosfera dell’ ”era dei lumi”.
Un testo infine di interesse interdisciplinare è lo studio di Daniela GhirlandaScienza e letteratura nella Storia” dedicato alla Storia della letteratura italiana di De Sanctis.

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  • Dal Novecento a oggi

Ecco alcuni consigli di lettura in ordine sparso, magari per avere qualche spunto per la tesina o il percorso dell’esame di quinta:

- Il breve saggio “Dalla Luna di Galilei alla Luna di Calvino, passando dalla Luna di Leopardi” di Filomena Montella
- Il racconto di Santo PiazzeseIl viaggio segreto di Niels Bohr a Palermo” nel libro “Il sogno e l’approdo” (Sellerio ed. 2009)
- Il racconto “L’aeroplano” di Dario Voltolini
- Il racconto “Il nemico della velocità” di Ermanno Cavazzoni (che si trova all’interno del libro “Vite brevi di idioti”, Feltrinelli, 1994)
- i romanzi ambientati al Cern di Ginevra “Atlante occidentale” di Daniele Del Giudice e “L’energia del vuoto” di Bruno Arpaia
- “Ti vengo a cercare. Interviste impossibili” (Einaudi 2011): i racconti/intervista “Galileo Galilei” di Andrea Camilleri e “Stephen Hawking” di Antonio Moresco
- “Piccolo atlante celeste. Racconti di astronomia” a cura di Stefano Sandrelli e Giangiacomo Gandolfi (Einaudi)
- “L’orizzonte di Riemann” raccolta di racconti a cura di Antonio Bellomi e Luigi Petruzzelli (Della Vigna ed.)
- “Tra scienza e letteratura un possibile incontro” del progetto Imago Mundi, che coinvolge un gruppo di lavoro misto di docenti del Politecnico di Milano (Polo Regionale di Como) e docenti delle scuole superiori della provincia di Como
- Un interessante dialogo sull’entropia (in più puntate on line) di Antonio Sparzani e Dario Voltolini
- La sezione di letteratura e teatro del sito Ulisse
- Un’intervista con Piero Bianucci su scienza e letteratura, nella sezione di arte e scienza del sito Torinoscienza

E per concludere con una nota di poesia contemporanea, consiglio due letture: “Supernova” di Fabiano Alborghetti e “La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio” a cura di Giancarlo Alfano con testi di Andrea Inglese, Letizia Leone, Laura Pugno, Giulio Marzaioli, Vincenzo Frungillo, Andrea Raos, Vito M. Bonito, Sara Davidovics.

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Libri per l’estate

10 Lug. 2011 | categoria Arte, Einstein, Filosofia, Fisica, Letteratura, Matematica, cinema, libri, storia della Matematica, storia della scienza | Leggi tutto | Nessun commento

Finiti gli esami di maturità e i corsi di recupero, posso finalmente pensare alla scelta delle mie letture estive. Quest’anno ho assegnato ai miei studenti nelle varie classi, la lettura di: “Matematica mio terrore” di Anne Siety, “L’evoluzione della fisica” di Einstein e Infeld (solo il primo capitolo, intitolato “L’ascesa dell’interpretazione meccanicistica”, per i miei futuri studenti di quarta scientifico), “La fisica della domenica” di Michele Marenco e “La fisica del bau” o “La fisica del miao” di Monica Marelli (per i miei futuri studenti di seconda).

           

Ho già accatastato una piccola pila invece per me, di libri che vorrei leggere. I primi due sono di storia della scienza: “Per la scienza per la patria” di Fabio Toscano è la biografia del fisico e politico del Risorgimento Carlo Matteucci e “Un matematico un po’ speciale” di Sandra Linguerri è dedicato al matematico Vito Volterra e alle sue allieve….

       

Gli altri quattro hanno tutti in comune il legame fra arte – letteratura e scienza:

  • Il cinema e la matematica” di Stefano Beccastrini e Maria Paola Nannincini
  • Discorso sulla matematica. Una rilettura delle Lezioni americane di Italo Calvino” di Gabriele Lolli
  • La raccolta di racconti “L’orizzonte di Riemann” a cura di Antonio Bellomi e Luigi Petruzzelli
  • Il romanzo di Don DeLillo “La stella di Ratner
  • La leggibilità del mondo” di Hans Blumenberg

              

Un romanzo che ho già letto invece è “La seconda scomparsa di Majorana” di Jordi Bonells, e lo consiglio a chi vuole intraprendere un viaggio letterario indimenticabile.
Concludo con una buona notizia: è appena uscita una collana per la casa editrice Dedalo dedicata a Scienza e letteratura :-)

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Non ho tempo

23 Giu. 2011 | categoria Carnevale della Fisica, Didattica, Einstein, Filosofia, Fisica, Letteratura, Meccanica Quantistica, Tempo | Leggi tutto | Nessun commento

Con questa frase (“non ho tempo”) termina la memoria che il giovane matematico Évariste Galois scrisse la notte prima di morire in duello. È anche il titolo di un film sulla vita di Galois del 1973 con la regia di Giannarelli. Ed è il titolo di una serie di poesie dedicate alla notte prima del duello, scritte da Elisa Davoglio, che vi consiglio di leggere. Come anche vi consiglio il libro “L’equazione impossibile” di Mario Livio.

La frase di Galois mi fa immediatamente pensare a quell’altro appunto a margine che invece lamentava di non avere abbastanza spazio (essendo poi il tempo e lo spazio strettamente legati, no?) scritto da Fermat sull’opera di Diofanto.
E a come la teoria dei gruppi di Galois fu poi di aiuto a Wiles per dimostrare proprio quell’ultimo teorema che Fermat citava nella sua nota a margine… [piccola curiosità: la nota di Fermat era scritta in greco, come si può vedere dall’immagine seguente]

Ma sto divagando. Il tema di questo post è il tempo, perché anche questo mese parteciperò al carnevale della fisica sul blog “Storie di Scienza” di Giovanni Boaga e ne sono molto felice!! Ho iniziato a parlare di matematica (essendo poi la matematica e la fisica strettamente legate, no?) e continuo con la fisica.
L’anno scorso ho intervistato Enzo Tiezzi, professore di Chimica Fisica dell’Università di Siena e il mio articolo iniziava così:

«Spazio e tempo sono da sempre oggetto dell’indagine scientifica e della speculazione filosofica. Il tempo che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana è “asimmetrico” perché può scorrere solo in avanti, verso il futuro. In fisica invece la maggior parte delle leggi non cambia se si inverte il corso degli eventi. Il tempo, infatti, nella fisica classica così come anche nella meccanica quantistica, è una coordinata come lo spazio e non è irrimediabile come il tempo della vita.

In termini tecnici si dice che le equazioni della fisica sono reversibili rispetto al tempo. I sistemi fisici possono cioè ritornare al loro stato iniziale “senza lasciare tracce”, rifacendo all’indietro i passi fatti in avanti, come quando si riavvolge un film».

L’articolo continua poi parlando della “freccia del tempo” e, passando per Einstein, si arriva a Prigogine e alla Fisica evolutiva. Se vi interessa l’articolo è on line su LinxMagazine (anche in formato pdf).

Concludo con due citazioni letterarie (essendo scienza e letteratura legate o no? Strettamente? ;-)  ). La prima è tratta dal romanzo “L’energia del vuoto” di Bruno Arpaia che affronta il tema del raccontare, della natura del romanzo insieme a quello della natura dello spazio-tempo, a partire dalla teoria della loop quantum gravity, cioè della “gravità quantistica ad anelli”, una teoria alternativa a quella delle stringhe.

A pag. 147 si legge:

«Lo spazio è molto simile a una tela, intessuta di linee, di fili. […] E quelle linee sono lo spazio e il tempo. [..] L’immagine che viene fuori dalle equazioni è quella di uno spazio formato da strutture unidimensionali che, se non c’è massa attorno, si chiudono su sé stesse e formano degli anelli. Di qui l’espressione “gravità quantistica ad anelli”. Anelli fisici, veri, non matematici, non immaginari. Lo spazio è formato da un numero finito di linee. La tela può essere un’immagine bidimensionale dello spazio. Per farsene un’idea tridimensionale, si può pensare a una rete, a una maglia di anelli. E la dinamica dello spazio possiamo immaginarla come una danza di quei minuscoli anellini. A questa scala piccolissima, insomma, lo spazio non è più continuo, ma ha una struttura granulare, come fosse formato da singoli atomi o quanti di spazio».

E a pagina 179 cito brevemente una frase che conduce alla meditazione su che cosa significhi oggi scrivere, raccontare, alla luce delle nuove teorie fisiche sullo spazio tempo discreto:

«Dopo quei mesi passati a consumarsi gli occhi su particelle, stringhe, teoria olografica, gravità quantistica, ora era il tempo la sua vera ossessione: cos’è, di che cosa è fatto, perché lo percepiamo come un fiume, cosa significa sul serio raccontare, se è vero che ogni istante della nostra vita non è legato agli altri da una sola linea che porta dal passato all’avvenire…»

Fino ad arrivare a parlare di “quanti di narrazione” a pag. 202:

«Forse bisognerebbe provare a raccontare mettendo insieme, come posso dire?, mettendo insieme ‘quanti di narrazione’ che poi, come quegli anellini di cui tu parlavi, nell’esperienza di chi li sta leggendo formano il ‘tempo proprio’, diverso per ciascun lettore…».

La seconda citazione letteraria merita una premessa: uno studente del mio liceo ha portato come tesina all’esame di quinta scientifico una bellissima esperienza osservativa che gli ha richiesto molti mesi di tempo. Ha realizzato una camera fotografica per riprendere le posizioni del sole nel cielo al passare dei mesi, insomma, ha realizzato una ripresa statica del moto solare. Non ho ancora potuto vedere i risultati perché non è un mio studente, ma andrò a sentirlo all’orale, così ne capirò di più!
Ecco, il brano tratto dal romanzo “Un semplice caso crudele” di Juli Zeh racchiude appunto una interessante meditazione sul nostro modo di concepire lo spazio, il tempo e il movimento e che chiede ancora aiuto alla bella metafora delle linee e dei reticoli (che in un blog come il mio è molto apprezzata!):

«Metta a verbale la mia confessione: sono uno studioso di scienze naturali, ma non sono un materialista. Cosa sono, non lo so ancora. Ad ogni modo ritengo che non solo lo spazio e il tempo, ma anche la stessa materia sia opera della cooperativa di produzione Senso & Ragione. Il mio mondo non è composto di oggetti tangibili, ma di processi complessi. Tutte le condizioni e tutti i decorsi vi sono compresi allo stesso tempo e quindi in nessuno. Ciò che ne vediamo sono frammenti. Fotogrammi di una pellicola che vengono fatti sfilare sul proiettore temporale sistemato dietro la nostra fronte. Ci mostrano la realtà come danza di cose concrete.
Faccia questo esperimento, Schilf. Prenda la macchina fotografica. Si installi di notte sul tetto di un grattacielo. Imposti un’esposizione di vai secondi e fotografi un incrocio stradale. Cosa vede? I fari delle auto e dei tram in forma di tratti rettilinei od ondulati. Un reticolo di linee. Maggiore è l’esposizione e tanto più fitta risulta la rete.
E adesso prenda questa tazza da tè. Si immagini di poterla fotografare dall’alto impostando un’esposizione di un milione di anni. Non otterrebbe una tazza, ma un intreccio impenetrabile. Una macchia chiara al centro e sfrangiata ai bordi, dove il caolino si forma nel terreno. Tutt’intorno le tracce delle persone che estraggono il caolino e lo trasformano in porcellana. Il farsi della tazza. Il suo trasporto. Il suo uso. Il suo decadimento. Il ritorno in circolo dei suoi componenti. Distinguerà anche – siamo molto in alto, la osserviamo da un’estrema prospettiva a volo d’uccello – le storie di nascita e morte di tutte le persone coinvolte nella fabbricazione e nell’utilizzo della tazza. E inoltre le filigrane di quegli esseri e oggetti che hanno avuto, hanno o avranno a che fare con la gente della tazza. Nonché con i suoi antenati e discendenti e così via. Vedrebbe – no, non guardi da un’altra parte, guardi la tazza! – vedrebbe che questa tazza è collegata a tutto al di là dei confini del tempo e dello spazio, perché tutto è parte di un unico e solo processo. E se adesso potesse impostare il tempo di esposizione su infinito e la distanza altrettanto, scorgerebbe la realtà così com’è. Una confluenza aspaziale e atemporale».

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Matematica e pensiero

14 Mag. 2011 | categoria Arte, Astronomia, Didattica, Euclide, Filosofia, Fisica, Goniometria, Letteratura, Logica, Matematica, Ricerca, astrofisica, didattica multimediale, equazioni, geometria, libri, luce, luoghi geometrici, ottica, pedagogia, percezione, pianeti, psicologia, storia della Matematica | Leggi tutto | Nessun commento

Non poteva trovare un titolo migliore, il progetto a cura dei professori Franco Ghione e Laura Catastini del gruppo di ricerca scientifica e didattica dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Il sottotitolo è “Storia, didattica, arte” ma per capire veramente di che cosa si tratta, bisogna navigare fra le pagine del sito web, perché i materiali al suo interno sono tantissimi e molto variegati.
Il progetto è rivolto agli insegnanti delle scuole superiori e raccoglie molti contributi come: la rubrica denominata “Scuola actually” (con lavori e riflessioni di tutti coloro che fanno parte del mondo della scuola), la sezione degli articoli (con articoli e contributi più estesi di didattica della Matematica, storia della disciplina, e collegamenti con l’arte – come i saggi su Piero della Francesca – e la psicologia o le neuroscienze) o anche la pagina con le animazioni Java (ne ho scoperta una utilissima che illustra graficamente la riflessione della luce in uno specchio parabolico oppure un’altra sul teorema di Carnot e tante per capire l’Ottica di Euclide).
Insomma, anche se l’ultimo aggiornamento risale al 2009, vale proprio la pena di consultare questo sito ricco e interessante.
Dimenticavo: nel sito è possibile scaricare il testo integrale del libro di Laura Catastini Il pensiero allo specchio e il libro di Franco Ghione Tau Topologo con le illustrazioni di Mario Schifano.

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Letture estive

20 Lug. 2010 | categoria Arte, Astronomia, Filosofia, Fisica, Infinito, Informatica, Letteratura, Matematica, Scienze, astrofisica, energia, equazioni, esperimenti, geometria, iperspazio, libri, logaritmi, luce, numeri, nuove tecnologie, pedagogia, poesia, scienza, storia della scienza | Leggi tutto | 2 commenti

Vi saluto con qualche buona lettura estiva.

Quest’anno, oltre agli intramontabili Flatlandia di Abbott e Matematica mio terrore di Anne Siety, ho lasciato da leggere ai miei studenti Giocando con l’infinito di Rózsa Péter, un classico della divulgazione della Matematica finalmente ripubblicato, che mancava nelle librerie dal 1973, data della prima edizione a cura di Corrado Mangione e con la postfazione di Giulio Giorello. Il libro è stato scritto nel 1939, quando la Péter era confinata nel ghetto di Budapest a causa delle leggi razziali e inizialmente l’intenzione era quella di scrivere una lettera a un suo caro amico scrittore che si lamentava di “non sapere nulla di matematica”… Lo leggeranno i miei studenti di quarta, per entrare nel mondo dell’analisi matematica con una guida illustre e molto chiara, come la Péter, matematica nota per il suo contributo fondamentale alla teoria delle funzioni ricorsive.

Per divertirsi e nello stesso tempo far funzionare la materia grigia, consiglio Il matematico curioso, il secondo libro di Giovanni Filocamo uscito in libreria questa primavera. Avevo già parlato del suo Mai più paura della Matematica e anche in questa ultima “fatica letteraria” Filocamo è riuscito a comunicare gli argomenti tecnici in maniera chiara e piacevole e soprattutto… curiosa, come sottolinea il titolo. Dalla longitudine, fino al sistema di voto proporzionale e maggioritario, passando per i giochi di magia o per il metodo più veloce per avere un’idea di quanto si spenderà al supermercato, troverete molte occasioni per stupirvi e riflettere.

Sempre di Matematica, se non avete ancora avuto occasione di leggerli, consiglio L’enigma dei numeri primi di Marcus Du Sautoy (2004) e La congettura di Poincaré di Donal O’Shea (2007) che si occupano di argomenti affascinanti difficilmente trattati a scuola, come l’ipotesi di Riemann e la congettura di Poincaré. Due testi che hanno in comune una scrittura che appassiona e che avvicina la matematica attraverso la vita dei suoi protagonisti.

Per quanto riguarda la Fisica e non solo, consiglio Gettar luce nell’oscuro laberinto. Arte, letteratura, scienza in Galileo Galilei di Luciano Celi, ideale lettura anche per i colleghi di Lettere e Arte (se sono in ascolto!) e, motivo di più, per gli studenti. Si tratta di un saggio scritto in un linguaggio accessibile a tutti e molto chiaro, nonostante la notevole documentazione e la massa di informazioni e argomenti. Il testo è nato da una serie di conferenze tenute in Germania in università, dall’autore – laureato in filosofia della scienza e giornalista scientifico – in occasione dell’anno internazionale dell’Astronomia e della IX settimana della lingua italiana nel mondo. «Questo saggio esplora i percorsi meno conosciuti dei rapporti di Galileo con la cultura umanistica» scrive Luciano Celi «dal dialogo con i pittori alla passione letteraria per Ariosto, dai disegni autografi della Luna […] alle lezioni accademiche sull’Inferno di Dante». Una curiosità: in una nota ho letto che Galileo era molto popolare anche in Cina e che il suo nome venne traslitterato in cinese e divenne “Chia-Li-Lueh”!! Chissà, probabilmente lo chiamano così ancora adesso…

Per orientarsi nel mondo della ricerca e per capire quali prospettive future offrano i corsi di laurea scientifici, c’è Scienza. Next Generation a cura di Max Brockman, una raccolta di interviste a diciotto giovani scienziati. Ognuna di queste menti brillanti parla del proprio lavoro di ricerca insieme alle sue applicazioni e alle potenziali linee di indagini future: dall’energia oscura dell’universo, alla percezione del tempo nel nostro cervello, dall’evoluzione degli esseri umani fino ai neuroni specchio e al mondo “alieno” dei virus.

Io sto leggendo un libro a cura di due matematici italiani che amano il proprio lavoro di insegnante: Pensieri sottobanco. La scuola raccontata alla mia gatta  a cura di Paolo Fasce e Domingo Paola. L’idea del libro nasce un po’ come risposta alternativa alle tesi sostenute da Paola Mastrocola nel suo famoso libro La scuola raccontata al mio cane e raccoglie idee, esperienze e proposte per migliorare la scuola. «La scuola è plurale» scrive Paolo Fasce «È composta da molte anime, alcune delle quali ho cercato di coinvolgerle perché un monologo, per tanto convincente e profondo che sia, rappresenta comunque un solo punto di vista, e nella scuola delle mille culture didattiche e pedagogiche e della complessità dell’utenza di oggi nessuno può, da solo, descrivere la situazione, figuriamoci dare soluzioni ».
Mi sento particolarmente vicina alla visione viva e non rassegnata – nonostante i tempi bui – che gli autori propongono, perché a scuola si sta bene, si vive e “si può fare, si può fare” (come cantava Branduardi!) ne sono convinta! E poi mi sento vicina agli autori, anche (e non solo) per motivi anagrafici, perché come sottolinea Paolo Fasce parlando della pubblicazione della Lettera a una professoressa nel 1967 «Alcuni autori di questo libro sono nati proprio in questo anno, molti entro un limitatissimo intervallo di tempo vicino a questa data. Ci piace, a distanza di più di quarant’anni, considerarci eredi di don Milani».

Mi porterò in vacanza Matematica. Stupore e poesia di Bruno D’Amore, che contiene interventi e saggi di tantissimi esperti e matematici importanti, come Piergiorgio Odifreddi, Michele Emmer, Claudio Bartocci, Gabriele Lolli, Luis Radford, Umberto Bottazzini, Giorgio Israel, Sandro Graffi, Ubiratan D’Ambrosio. Si legge nella presentazione: «Attraverso arte, storia, letteratura, filosofia e scienze sociali, l’autore e i suoi illustri colleghi ci guidano alla comprensione di questa bizzarra e capricciosa disciplina che è la matematica». E per restare nel campo interdisciplinare, porterò anche La consistenza della luce di Alessandro Carrera, che ha come sottotitolo “Il pensiero della natura sa Goethe a Calvino”: un libro dedicato al tema della luce, della visione e dello sguardo fino a spingersi all’indagine del problema stesso della conoscenza.

Buona lettura a tutti e buone vacanze!!!

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