Donne e fisica
La notizia sul bosone di Higgs, che era su tutte le pagine dei giornali, è da considerarsi un grande successo per la fisica ma anche per le donne e in particolare per quelle del nostro paese, perché l’esperimento Atlas del Cern di Ginevra è diretto dalla fisica italiana Fabiola Gianotti. Atlas dell’Lhc è il più grande esperimento di fisica mondiale (come sottolinea la rivista New Scientist) e Fabiola Gianotti coordina ben 2500 ricercatori: è quindi un ottimo esempio per le studentesse che desiderano intraprendere gli studi in questo campo. In rete trovate molte interviste (anche video) tutte interessanti, come quella di Valentina Murelli per Linxmagazine (gennaio 2009) oppure lo speciale di Simona Cerrato su Oggiscienza (ottobre 2011).
Piccola nota personale: ho lavorato come assistente nel laboratorio di fisica condotto da Fabiola Gianotti per gli studenti del corso di laurea in biologia dell’Università di Milano, nel lontano 1994 e ho un ricordo bellissimo, di una persona sempre sorridente e disponibile, con una grande umanità. È stato infatti un piacere rincontrarla qualche anno dopo al Cern durante uno stage di qualche giorno per il Master in Comunicazione della Scienza che ho frequentato alla Sissa di Trieste; anche in quella occasione ci ha accolto con molta simpatia e ci ha illustrato il suo lavoro di ricerca in maniera molto chiara e con grande professionalità.
È di qualche mese fa un’altra ottima notizia e cioè che l’Associazione Italiana di Fisica Medica ha nominato per la prima volta una donna come presidente, la dottoressa Luisa Begnozzi. Nell’intervista a questo indirizzo si legge «La complessità del lavoro del fisico medico obbliga ad un ampio impegno su più fronti – ha dichiarato la dott.ssa Luisa Begnozzi, subito dopo la sua elezione – è pertanto necessario aumentare il peso degli specialisti in fisica medica nella comunità scientifica e professionale italiana; inoltre la difficoltà nella comprensione delle attività che svolgono i fisici medici comporta un gap tra gli stessi e la gente comune, che esige di essere colmato attraverso una comunicazione più semplice e diretta».
Speriamo che casi del genere non rimangano isolati (così da essere casi “di genere”), perché la situazione purtroppo non è ancora per nulla buona. Prima di tutto si pensi che su 300 Nobel per la scienza solo dieci sono stati assegnati a donne e questo non è un segno statistico incoraggiante. Inoltre le donne sono discriminate anche nella fisica, come si legge in questo articolo del 13 giugno 2011: «Un sondaggio condotto su 15mila ricercatori di fisica provenienti da 130 nazioni e i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Nature pochi giorni fa ha messo in evidenza come gli uomini abbiano maggiore accesso a opportunità di lavoro e a risorse finanziare e come la loro carriera soffra molto meno delle donne dopo la nascita di un figlio. Da notare che i risultati sono gli stessi sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Tutto il mondo è paese, almeno sotto questo profilo».
Sulla rivista on line Galileo, in un articolo dell’11 novembre 2011, sono riportati i risultati del rapporto “Global Gender Gap Report 2011” a cura esperti del World Economic Forum, dell’Università di Harvard e di quella di Berkeley dai quali risulta che purtroppo la disparità fra maschi e femmine, per quanto riguarda indicatori come istruzione e salute, in Italia non è cambiata affatto rispetto all’anno scorso, perché siamo e rimaniamo ancora al 74esimo posto, dopo paesi come il Burundi, il Mozambico e il Bangladesh.
Anche nei finanziamenti alla ricerca purtroppo sono emerse differenze di genere, come si può constatare in questo articolo di Rossella Palomba che riporta i risultati del rapporto della Commissione Europea (Gender Challenge in Research Funding) del 2009. Rossella Palomba è autrice di un libro fondamentale sull’argomento: “Figlie di Minerva. Primo rapporto sulle carriere femminili negli enti pubblici di ricerca italiani” e pubblicherà quest’anno un testo indirizzato a chi intende intraprendere la carriera scientifica dal titolo “Guida pratica per ragazze in gamba”, che «a partire dai dati sulla situazione attuale dei ricercatori e delle ricercatrici italiane e europee, illustra i meccanismi (formali e informali) che regolano le carriere all’interno del mondo scientifico e dà alcuni consigli pratici su come sopravvivere al suo interno. Ogni capitolo presenta anche una storia raccontata da una ricercatrice su come e perché si è avvicinata a questo mestiere, in che modo vi ha preso parte ed è riuscita (o non è riuscita) a far carriera».
Libri per lavorare in classe
Visto che ho iniziato a parlare di libri, continuo a farlo: come non citare infatti Monica Marelli? Autrice dell’ironico e istruttivo “La fisica del tacco 12” ha pubblicato ancora sull’argomento “La fisica delle ragazze” che ho comperato già da qualche mese e che non ho ancora avuto il tempo di leggere (sic!). Ma lo farò a breve, prima di tutto per mio piacere, ma anche perché terrà una conferenza nel mio liceo ad aprile proprio sull’argomento “donne e scienza” e poi perché voglio sfruttarlo in classe. I suoi libri sono proprio un utile strumento didattico: li do da leggere ormai da alcuni anni ai miei studenti e gettano sempre ottimi frutti. Dirò di più: li leggono anche i genitori e mi ringraziano! Anche quest’anno i miei studenti faranno approfondimenti e piccole lezioni ai loro compagni basandosi sui suoi testi.
Un altro libro molto interessante e utile è “Scienziate d’Italia” a cura di Elisabetta Strickland, professore ordinario di Algebra all’Università “Tor Vergata” di Roma, che nel 2007 è stata la prima donna nominata vicepresidente dell’Istituto nazionale di alta matematica. “Scienziate d’Italia” raccoglie diciannove biografie di donne che hanno lavorato e lavorano nel mondo della ricerca scientifica. Istruttivo e ad ampio raggio, perché non parla solo di fisiche, astronome o matematiche, ma anche di botaniche, geologhe, chimiche…
Sempre di taglio biografico e con un ampio lavoro di storia della scienza, è inoltre il saggio di Raffaella Simili “Sotto falso nome. Scienziate italiane ebree 1938-1945” che raccoglie le testimonianze personali e professionali di tante scienziate italiane costrette a subire le leggi razziali del 1938. In ogni capitolo si narrano ad una ad una le vite di scienziate che furono espulse da scuole, università, accademie, società, enciclopedie e da qualsiasi altra impresa culturale, e che furono deportate nei lager nazisti oppure dovettero esiliare e fuggire in altri paesi, nascoste sotto falsi nomi.
A proposito di donne che sarebbero – chi lo sa – potute diventare scienziate e invece hanno avuto la vita negata, vi segnalo un libro appena uscito in libreria: “Mai nate” di Anna Meldolesi, giornalista scientifica della rivista Darwin, che scrive anche su Nature Biotechnology e autrice del libro “Organismi genericamente modificati”. Ecco una recensione di Gilberto Corbellino, storico della medicina: «Tutti gli studi empirici, in ambito antropologico, sociologico e psicologico, dimostrano che nelle società in cui le donne acquisiscono maggiore autonomia e potere decisionale si riduce la violenza e aumenta ricchezza, salute, felicità ed eguaglianza. Anna Meldolesi dimostra che presso le popolazioni asiatiche (ma anche presso altre culture) che stanno assumendo il controllo economico del pianeta persistono pratiche arcaiche di selezione del sesso ai danni delle donne, che non solo producono una inaccettabile ingiustizia e un pericoloso squilibrio nel rapporto naturale tra i sessi, ma privano le società della capacità di evolvere verso livelli di eguaglianza sociale ed economica tipici di sistemi democratici modernamente civili. Il libro è una lettura imprescindibile se si vuole capire, al di là di spiegazioni di comodo, e di denunce e appelli umanitari largamente inefficaci, le basi evolutive e antropologiche di un fenomeno che mette a rischio, con le potenziali minacce che ne conseguono, le aspettative di transizione o evoluzione in senso democratico e liberale degli imperi economici emergenti»
Link:
- Margherita Hack “I contributi delle donne alla scienza: ieri e oggi” a cura del gruppo astrofili Hipparcos di Roma
- Un file in pdf con materiale relativo alla mostra “Nobel Negati alle Donne di Scienza”
- Il sito web del concorso per gli studenti “Donne e fisica: un mestiere possibile” indetto nel 2005, in occasione dell’anno mondiale della fisica, che raccoglie tantissime interviste a ricercatrici e scienziate per “raccontare alle ragazze che stanno per decidere quale corso di studi intraprendere l’esperienza di altre donne che grazie a passione, entusiasmo, determinazione e impegno si sono realizzate professionalmente nel campo della Fisica.”
- Articolo di Linx Magazine del 6 aprile 2009 “Per superare il gap” : come si possono incentivare ragazzi e ragazze a intraprendere carriere scientifiche? Ecco le riflessioni e le proposte elaborate nel corso del progetto europeo Gapp, nel racconto di due tra gli esperti che vi hanno preso parte.
- Un altro mio post del 2008 sull’argomento
- Dulcis in fundo, il testo integrale dei Dialoghi sopra l’ottica newtoniana di Lorenzo Algarotti (del quale avrò sicuramente ancora occasione di parlare!)






