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Articoli in ‘Matematica’

Donne e fisica

20 Gen. 2012 | categoria Fisica, Matematica, donne e scienza, genere | Leggi tutto | Nessun commento

La notizia sul bosone di Higgs, che era su tutte le pagine dei giornali, è da considerarsi un grande successo per la fisica ma anche per le donne e in particolare per quelle del nostro paese, perché l’esperimento Atlas del Cern di Ginevra è diretto dalla fisica italiana Fabiola Gianotti. Atlas dell’Lhc è il più grande esperimento di fisica mondiale (come sottolinea la rivista New Scientist) e Fabiola Gianotti coordina ben 2500 ricercatori: è quindi un ottimo esempio per le studentesse che desiderano intraprendere gli studi in questo campo. In rete trovate molte interviste (anche video) tutte interessanti, come quella di Valentina Murelli per Linxmagazine (gennaio 2009) oppure lo speciale di Simona Cerrato su Oggiscienza (ottobre 2011).
Piccola nota personale: ho lavorato come assistente nel laboratorio di fisica condotto da Fabiola Gianotti per gli studenti del corso di laurea in biologia dell’Università di Milano, nel lontano 1994 e ho un ricordo bellissimo, di una persona sempre sorridente e disponibile, con una grande umanità. È stato infatti un piacere rincontrarla qualche anno dopo al Cern durante uno stage di qualche giorno per il Master in Comunicazione della Scienza che ho frequentato alla Sissa di Trieste; anche in quella occasione ci ha accolto con molta simpatia e ci ha illustrato il suo lavoro di ricerca in maniera molto chiara e con grande professionalità.

È di qualche mese fa un’altra ottima notizia e cioè che l’Associazione Italiana di Fisica Medica ha nominato per la prima volta una donna come presidente, la dottoressa Luisa Begnozzi. Nell’intervista a questo indirizzo si legge «La complessità del lavoro del fisico medico obbliga ad un ampio impegno su più fronti – ha dichiarato la dott.ssa Luisa Begnozzi, subito dopo la sua elezione – è pertanto necessario aumentare il peso degli specialisti in fisica medica nella comunità scientifica e professionale italiana; inoltre la difficoltà nella comprensione delle attività che svolgono i fisici medici comporta un gap tra gli stessi e la gente comune, che esige di essere colmato attraverso una comunicazione più semplice e diretta».

Speriamo che casi del genere non rimangano isolati (così da essere casi “di genere”), perché la situazione purtroppo non è ancora per nulla buona. Prima di tutto si pensi che su 300 Nobel per la scienza solo dieci sono stati assegnati a donne e questo non è un segno statistico incoraggiante. Inoltre le donne sono discriminate anche nella fisica, come si legge in questo articolo del 13 giugno 2011: «Un sondaggio condotto su 15mila ricercatori di fisica provenienti da 130 nazioni e i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Nature pochi giorni fa ha messo in evidenza come gli uomini abbiano maggiore accesso a opportunità di lavoro e a risorse finanziare e come la loro carriera soffra molto meno delle donne dopo la nascita di un figlio. Da notare che i risultati sono gli stessi sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Tutto il mondo è paese, almeno sotto questo profilo».
Sulla rivista on line Galileo, in un articolo dell’11 novembre 2011, sono riportati i risultati del rapporto “Global Gender Gap Report 2011” a cura esperti del World Economic Forum, dell’Università di Harvard e di quella di Berkeley dai quali risulta che purtroppo la disparità fra maschi e femmine, per quanto riguarda indicatori come istruzione e salute, in Italia non è cambiata affatto rispetto all’anno scorso, perché siamo e rimaniamo ancora al 74esimo posto, dopo paesi come il Burundi, il Mozambico e il Bangladesh.
Anche nei finanziamenti alla ricerca purtroppo sono emerse differenze di genere, come si può constatare in questo articolo di Rossella Palomba che riporta i risultati del rapporto della Commissione Europea (Gender Challenge in Research Funding) del 2009. Rossella Palomba è autrice di un libro fondamentale sull’argomento: “Figlie di Minerva. Primo rapporto sulle carriere femminili negli enti pubblici di ricerca italiani” e pubblicherà quest’anno un testo indirizzato a chi intende intraprendere la carriera scientifica dal titolo “Guida pratica per ragazze in gamba”, che «a partire dai dati sulla situazione attuale dei ricercatori e delle ricercatrici italiane e europee, illustra i meccanismi (formali e informali) che regolano le carriere all’interno del mondo scientifico e dà alcuni consigli pratici su come sopravvivere al suo interno. Ogni capitolo presenta anche una storia raccontata da una ricercatrice su come e perché si è avvicinata a questo mestiere, in che modo vi ha preso parte ed è riuscita (o non è riuscita) a far carriera».

Libri per lavorare in classe

 
Visto che ho iniziato a parlare di libri, continuo a farlo: come non citare infatti Monica Marelli? Autrice dell’ironico e istruttivo “La fisica del tacco 12” ha pubblicato ancora sull’argomento “La fisica delle ragazze” che ho comperato già da qualche mese e che non ho ancora avuto il tempo di leggere (sic!). Ma lo farò a breve, prima di tutto per mio piacere, ma anche perché terrà una conferenza nel mio liceo ad aprile proprio sull’argomento “donne e scienza” e poi perché voglio sfruttarlo in classe. I suoi libri sono proprio un utile strumento didattico: li do da leggere ormai da alcuni anni ai miei studenti e gettano sempre ottimi frutti. Dirò di più: li leggono anche i genitori e mi ringraziano! Anche quest’anno i miei studenti faranno approfondimenti e piccole lezioni ai loro compagni basandosi sui suoi testi.

Un altro libro molto interessante e utile è “Scienziate d’Italia” a cura di Elisabetta Strickland, professore ordinario di Algebra all’Università “Tor Vergata” di Roma, che nel 2007 è stata la prima donna nominata vicepresidente dell’Istituto nazionale di alta matematica. “Scienziate d’Italia” raccoglie diciannove biografie di donne che hanno lavorato e lavorano nel mondo della ricerca scientifica. Istruttivo e ad ampio raggio, perché non parla solo di fisiche, astronome o matematiche, ma anche di botaniche, geologhe, chimiche…

Sempre di taglio biografico e con un ampio lavoro di storia della scienza, è inoltre il saggio di Raffaella SimiliSotto falso nome. Scienziate italiane ebree 1938-1945” che raccoglie le testimonianze personali e professionali di tante scienziate italiane costrette a subire le leggi razziali del 1938. In ogni capitolo si narrano ad una ad una le vite di scienziate che furono espulse da scuole, università, accademie, società, enciclopedie e da qualsiasi altra impresa culturale, e che furono deportate nei lager nazisti oppure dovettero esiliare e fuggire in altri paesi, nascoste sotto falsi nomi.

A proposito di donne che sarebbero – chi lo sa – potute diventare scienziate e invece hanno avuto la vita negata, vi segnalo un libro appena uscito in libreria: “Mai nate” di Anna Meldolesi, giornalista scientifica della rivista Darwin, che scrive anche su Nature Biotechnology e autrice del libro “Organismi genericamente modificati”. Ecco una recensione di Gilberto Corbellino, storico della medicina: «Tutti gli studi empirici, in ambito antropologico, sociologico e psicologico, dimostrano che nelle società in cui le donne acquisiscono maggiore autonomia e potere decisionale si riduce la violenza e aumenta ricchezza, salute, felicità ed eguaglianza. Anna Meldolesi dimostra che presso le popolazioni asiatiche (ma anche presso altre culture) che stanno assumendo il controllo economico del pianeta persistono pratiche arcaiche di selezione del sesso ai danni delle donne, che non solo producono una inaccettabile ingiustizia e un pericoloso squilibrio nel rapporto naturale tra i sessi, ma privano le società della capacità di evolvere verso livelli di eguaglianza sociale ed economica tipici di sistemi democratici modernamente civili. Il libro è una lettura imprescindibile se si vuole capire, al di là di spiegazioni di comodo, e di denunce e appelli umanitari largamente inefficaci, le basi evolutive e antropologiche di un fenomeno che mette a rischio, con le potenziali minacce che ne conseguono, le aspettative di transizione o evoluzione in senso democratico e liberale degli imperi economici emergenti»
Link: 

  • Margherita HackI contributi delle donne alla scienza: ieri e oggi” a cura del gruppo astrofili Hipparcos di Roma
  • Un file in pdf con materiale relativo alla mostra “Nobel Negati alle Donne di Scienza
  • Il sito web del concorso per gli studenti “Donne e fisica: un mestiere possibile” indetto nel 2005, in occasione dell’anno mondiale della fisica, che raccoglie tantissime  interviste a ricercatrici e scienziate per “raccontare alle ragazze che stanno per decidere quale corso di studi intraprendere l’esperienza di altre donne che grazie a passione, entusiasmo, determinazione e impegno si sono realizzate professionalmente nel campo della Fisica.” 
  • Articolo di Linx Magazine del 6 aprile 2009 “Per superare il gap” : come si possono incentivare ragazzi e ragazze a intraprendere carriere scientifiche? Ecco le riflessioni e le proposte elaborate nel corso del progetto europeo Gapp, nel racconto di due tra gli esperti che vi hanno preso parte.
  • Un altro mio post del 2008 sull’argomento
  • Dulcis in fundo, il testo integrale dei Dialoghi sopra l’ottica newtoniana di Lorenzo Algarotti (del quale avrò sicuramente ancora occasione di parlare!)
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Calendario perpetuo

9 Gen. 2012 | categoria Aritmetica, Astronomia, Didattica, Matematica | Leggi tutto | Nessun commento

Anno nuovo, calendario nuovo? Non è detto… Per non sprecare tempo e carta, ancora una volta conviene affidarsi alla matematica: esiste infatti un algoritmo che permette di determinare i giorni della settimana di qualsiasi anno, presente futuro e – perché no? – passato. E nell’era di internet, basta mettere una parola chiave del motore di ricerca per trovare tantissimi siti web con calendari perpetui consultabili on line o scaricabili gratuitamente.
L’ algoritmo del calendario perpetuo sfrutta l’aritmetica modulare e in particolare il mod 7, come i sette giorni della settimana. Ho trovato una buona sintesi del metodo in una presentazione nel sito slideshare a questo indirizzo.
Vi sono inoltre delle tecniche mnemoniche per determinare velocemente il giorno della settimana relativo a una data: Maurizio Codogno espone in un suo post il metodo del “giorno del giudizio” (Doomsday) ideato da John Conway, che funziona per qualsiasi data dal 15 ottobre 1582 (il primo giorno del calendario gregoriano) in poi.

Ho nella mia libreria un libro di Arno Borst che si intitola “Computus. Tempo e numero nella storia d’Europa” (Il Melangolo ed. 1997) che ricostruisce la storia del calendario europeo e della misurazione del tempo. In una mia recensione (pubblicata in parte su Le Scienze), ne parlavo così:
Fin dall’antichità l’uomo non riuscì mai a delimitare il tempo, ad adattarlo con precisione alle proprie esigenze e a quelle della società, come invece fece con lo spazio. I fenomeni naturali – le rivoluzioni della terra, del sole, della luna e delle stelle – necessari per determinare la durata di anni, mesi, giorni e ore, equinozi, solstizi e festività come la Pasqua, non sono infatti regolari. “Si può organizzare il tempo sulla base di esperienze evidenti, ma allora non risulterà coerente, oppure inserirlo in un sistema logico coerente, ma allora non sarà preciso” e, sottolinea Arno Borst, “questo tormentoso conflitto portò le varie comunità storiche a trarre conclusioni diverse a seconda del loro modo di intendere la posizione dell’uomo di fronte a Dio, nella natura e in rapporto ai suoi simili”.
È importante notare che a nessuna civiltà arcaica europea venne l’idea di rappresentare il tempo con numeri, perché lo percepirono soprattutto come un oscillare inquietante di contrasti (giorno/notte, estate/inverno). Furono i Greci, spinti dall’accumularsi di dati inconciliabili e dalla necessità di fissare univocamente con un procedimento razionale le ambigue esperienze del tempo, a creare il legame inscindibile e ricco di implicazioni fra numero e tempo, che avrebbe plasmato la storia europea. Erodoto di Alicarnasso, ne Le Storie, attingendo dagli studi di Babilonesi e Egizi, riuscì a mettere in relazione cronologica gli avvenimenti storici; Platone nel Timeo attribuì al tempo (definito da lui “immagine mobile dell’eternità”) un’origine astratta, formulabile solo con un linguaggio figurato e completamente lontana dall’esperienza quotidiana. I segni cosmici, proprio perché rimandano al mondo delle idee eterne, per Platone, determinarono la scoperta del numero e resero possibile l’idea del tempo e la ricerca della natura del tutto: l’accesso cioè alla filosofia, il dono più grande degli dei al genere umano. Nei suoi scritti Sulle predicazioni e sui giudizi e Fisica, Aristotele distinse un tempo psicologico, politico e storico, al quale non attribuì nessun numero, e un tempo fisico, “numero in movimento secondo il prima e il poi”. Per Aristotele però, i numeri interi non erano in grado di ordinare il mondo nemmeno sino alla luna.
L’Ellade tuttavia non aveva nessuna legge generale per sancire l’inizio e il termine di anno, mese, ora: ci si accontentava di consuetudini locali e di isolate manifestazioni spontanee. Quando la civiltà tardo-ellenistica si estese su quasi tutta l’ecumene, iniziarono a emergere forti incompatibilità, come quella fra i due più importanti sistemi primordiali di divisione del tempo: il calendario ebraico, strutturato in base ai bisogni dei pastori e fondato sul mutevole aspetto della luna nelle sue varie fasi, e quello egizio che, indirizzato al lavoro dei contadini, si orientava sulla presunta orbita del sole nel corso delle stagioni. I presupposti politici per un’uniformazione di mondo e tempo furono creati a Roma, da Giulio Cesare che, su proposta di esperti egizi, introdusse un calendario solare puro. Costantino a Nicea nel 325, cercò di conciliare il calendario solare di Cesare (in cui il primo giorno di primavera doveva essere il 21 marzo) con la Pasqua ebraica (che si doveva celebrare nella prima luna piena di primavera) e con la domenica cristiana. Dal punto di vista matematico il problema non è risolubile esattamente perché il rapporto fra le durate dell’anno solare e di quello lunare non è un numero intero: le due grandezze sono incommensurabili. I problemi del calendario, risolubili solo in maniera approssimata, restarono perciò per molto tempo una questione di potere.
E il medioevo – si chiede Borst – rimase davvero nell’oscurità rispetto a queste problematiche? Oppure esso rappresenta il periodo più fecondo per studiare il divenire dell’età moderna? È proprio nel medioevo che, infatti, i dati temporali furono fissati con un procedimento matematico denominato computus o compotus, il cui studio era obbligatorio per ogni chierico.
L’analisi di Borst segue gli sviluppi di questo dotto sistema attraverso i secoli, dimostrando come la consapevolezza del tempo medievale fosse tutt’altro che assente.
Ricco di spunti per ulteriori letture, il testo è un vero pozzo di informazioni e curiosità: si pensi al cosiddetto “orologio da piede” usato dai contadini del X secolo, che forniva l’ora in base alla lunghezza del piede e dell’ombra dell’uomo, che fungeva da vero e proprio gnomone. Oppure al fatto che nell’alto medioevo, di notte poteva calcolare il tempo solo chi sapesse usare i numeri frazionari.

Se vi interessa, potete studiare il metodo aritmetico inventato da Gauss per determinare la data della Pasqua, a questo indirizzo.

La notizia

Concludo il post con una notizia dell’ultim’ora (31 dicembre 2011): “Ricercatori della John Hopkins University del Maryland (Usa) propongono un nuovo tipo di calendario, strutturato in modo che ogni anno sia uguale al precedente”. Il nuovo calendario ripartisce i giorni e i mesi in una nuova maniera molto più razionale e semplice che prevede in un ciclo costituito da due mesi di 30 giorni seguiti da un mese di 31. Il calendario permanente ha il nome dei suoi autori Hanke-Henry (l’astrofisico Steve Hanke e l’economista John Hopkins ) i quali sostengono che “Il momento migliore per introdurre questi cambiamenti è il 1° gennaio 2012, perché cade di domenica sia nell’attuale calendario gregoriano che nel nuovo, semplice calendario” come si può leggere nel seguente articolo, che inoltre aggiunge “Ma non risulta che qualche governo abbia deciso di adottare la novità. Quindi, l’opera di convincimento riprenderà in vista della prossima data utile, il 1° gennaio 2017, quando di nuovo il Capodanno sarà di domenica”. I vantaggi di questa scelta sarebbero molti, compresi quelli economici (per esempio per quanto riguarda il calcolo degli interessi mensili). Se ci fosse un referendum io voterei a favore; e voi?

Link:

 

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Insegnare matematica (applicata)

18 Nov. 2011 | categoria Didattica, Fisica, Informatica, LIM, Matematica, Matematica applicata, esercizi, laboratorio, pedagogia, storia della Matematica | Leggi tutto | Nessun commento

Sul sito Maddmaths a cura del gruppo Simai-Dma (Divulgazione Matematica Applicata), Roberto Natalini ha tradotto un articolo molto interessante – passato quasi in sordina in Italia – pubblicato in agosto dal New York Times. Gli autori dell’articolo sono Sol Garfunkel, direttore del Consortium for Mathematics and Its Applications e David Mumford, medaglia Fields, professore emerito di matematica alla Brown University. Il titolo, che punta dritto al cuore del problema, è “Come far funzionare l’insegnamento della matematica” e l’articolo nasce per porre rimedio agli scarsi risultati in vari test internazionali, ottenuti dagli studenti americani delle scuole superiori. Insomma, l’insegnamento così come è adesso sembra non funzionare più o almeno non abbastanza.
L’articolo è breve e diretto, pone l’accento sulla necessità di una «alfabetizzazione quantitativa» come la definiscono gli autori «ossia l’abilità di fare connessioni quantitative ogni volta che la vita lo richieda» e propone «di sostituire la successione di algebra, geometria e analisi, con una composta da finanza, dati numerici e ingegneria di base».
La prima cosa che ho pensato (e che ho ritrovato anche in uno dei commenti all’articolo) è che in Italia alcuni indirizzi di scuole superiori hanno già una differenziazione finanziaria o applicata per quanto riguarda lo studio della matematica. Si tratterebbe forse di estendere questi insegnamenti a tutti gli indirizzi e cioè di ripensare i curricola in termini di matematica applicata. Sono d’accordo con Natalini che in un commento scrive «l’idea che la matematica possa essere insegnata a partire dalle “motivazioni” (= cosa ha portato a sviluppare una certa matematica) e non dai risultati finali, a me sembra interessante» ma anche con Antonietta Fadda che esprime alcune perplessità e nel suo commento conclude: «C’è chi seguendo Hardy ne apprezza esclusivamente l’estetica e la sua struttura teorica, c’è chi la ritiene interessante soltanto nella misura in cui è utile nella pratica.
A me non piacciono le divisioni manichee: le due anime della matematica convivono e non sono necessariamente in opposizione tra loro. Di volta in volta si può far riferimento all’uno o all’altro dei due aspetti a seconda dei casi. Ciò vale anche per il suo insegnamento nella scuola».
Una via per conciliare entrambe le esigenze (la necessità del ragionamento deduttivo e astratto insieme a quella di capirne in senso e la motivazione anche in termini pratici) potrebbe essere la interdisciplinarietà e cioè un lavoro didattico che intersechi l’approccio dell’insegnante di matematica con quello di biologia o di fisica o di arte… con ore in compresenza e magari l’ausilio di strumenti informatici (Lim compresa).

Materiali per una discussione in classe, link ed esercizi

Ottimo anche per l’orientamento in uscita, il seguente video di presentazione del laboratorio Mox di Alfio Quarteroni, professore e direttore del “Chair of Modelling and Scientific Computing” (Cmsc) di Losanna e docente di Analisi numerica al Politecnico di Milano.


YouTube Direkt

Il centro Pristem dell’Università Bocconi organizza ogni anno un corso per gli studenti delle superiori intitolate “Orientamatica, Matematica & Realtà” che ha come obiettivo «l’educazione degli studenti alla modellizzazione matematica». A questo indirizzo trovate molti esercizi di matematica applicata per gli studenti soprattutto di classe terza.

Ancora esercizi nella pagina Matematica applicata alla fisica e ingegneria, dalle applicazioni delle equazioni differenziali a situazioni della vita reale, fino alla mia amata cicloide (con un’applet molto bella!).

Non dimentichiamoci inoltre del sito web del Progetto Polymath del Politecnico di Torino, che è una vera e propria miniera d’oro per quanto riguarda quello l’approccio a partire dalle “motivazioni” concrete e della loro storia.
E per quanto riguarda la storia ecco un vero e proprio gioiello: il testo scaricabile integralmente in pdf a questo indirizzo (e consultabile on line qui) Alle origini della matematica applicata: le scuole d’abaco di Vico Montebelli, già impostato come una presentazione in power point (quindi pronto per il videoproiettore!) e che è un corso di aggiornamento che farò il prima possibile. Leggendo qua e là scopro che già il metodo di apprendimento di queste scuole era “applicativo” ecc. ecc. credo che sia un testo utilissimo per integrare la discussione pedagogica con la conoscenza della storia della matematica.

A proposito di pedagogia della matematica, molto interessante l’intervista di Roberto Natalini a Emma Castelnuovo.

Come sempre un link a lineediscienza: l’approccio pedagogico di Paul Lockhart , che è in un certo senso “opposto” a quello proposto da Garfunkel e Mumford, in linea con il famoso pamphlet di G. H. Hardy…

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Un robot a scuola

4 Nov. 2011 | categoria Didattica, Fisica, Informatica, Logica, Matematica, laboratorio, nuove tecnologie, pedagogia, psicologia, robot, robotica educativa, scienza | Leggi tutto | Nessun commento

«Dalla Corea agli Usa si diffonde l’uso di androidi come professori»: se trovate una frase così nel sommario di un articolo continuate a leggere di sicuro, no? È quello che appunto è capitato a me e devo dire che non mi sono pentita. Mi riferisco a un articolo risalente a luglio 2010 e scritto da Federico Rampini, nel quale si parla dell’introduzione di robot-insegnanti (per le lingue straniere) in 4800 scuole materne della Corea del Sud…

Robotica educativa
Ho pensato che quella intrapresa in Corea può essere una strada, ma non l’unica, per amalgamare il mondo delle macchine che esiste “là fuori” con il mondo della scuola nel quale ci troviamo “dentro” ogni mattina. Ad esempio, un altro modo a mio parere molto costruttivo e fertile di sperimentare questa ibridazione a scopo didattico-educativo, è la cosiddetta robotica educativa.
«L’educational robotics (Leroux, 1999) è un nuovo settore di ricerca che, ispirandosi alle elaborazioni del ben noto paradigma costruttivista (Piaget e Inhelder, 1966), successivamente rivisitato dall’approccio costruzionista di Papert (1980; 1993), considera le tecnologie robotiche come “oggetti-con-cui-pensare” (Harel e Papert, 1991)» si legge in un articolo on line di Barbara Caci, Antonella D’Amico e Maurizio Cardaci del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Palermo, intitolato La robotica educativa come strumento di apprendimento e creatività. Nei laboratorio dove si sperimenta la robotica educativa, i ragazzi possono progettare e costruire piccoli sistemi robotici dall’assemblaggio delle parti fino alla programmazione del comportamento dell’oggetto artificiale.
Sul sito della scuola dell’infanzia “Gaslini” di Genova ho trovato una buona sintesi che presenta la disciplina: «La robotica educativa è una disciplina integrata, che trae la sua origine dalla confluenza di più saperi scientifici e umanistici (Automazione, Meccanica, Informatica, Elettronica, Cibernetica, Intelligenza Artificiale, attingendo contributi da Biologia, Fisica, Matematica, Filosofia, etc.); didatticamente consente, a livello curricolare, la trasversalità dei saperi e un metodo di ragionamento e di sperimentazione del mondo, al di là delle differenze di genere (Progetto Roberta)».
Come spesso succede anche in altri campi (penso alla Lim, la Lavagna interattiva multimediale) nel nostro Paese, anche per la robotica educativa, le scuole dei primi gradi sono già molto più avanti nella sperimentazione rispetto alle secondarie superiori di secondo grado.

Fisica e robot
Per quanto riguarda i legami fra le “scienze dure” e i robot, a Genova, nell’ambito della manifestazione “Raccontare i robot” nel maggio 2010 si è svolto un corso per studenti delle scuole secondarie inferiori e superiori intitolato La fisica e la matematica dei robot. La presentazione del corso è la seguente: «Nel progettare i robot, si applicano necessariamente molti concetti di fisica e matematica. In questo laboratorio, impiegando robot didattici messi a disposizione da Scuola di Robotica, sarà possibile esplorare il mondo della fisica e della matematica da un punto di vista un poco diverso da quello dei programmi scolastici.
Dalle unità di misura fino alle leggi del moto, dai concetti di piano inclinato all’attrito, dal suono alla luce, saranno molti i concetti di fisica e di matematica che dovremo applicare per programmare i robot. Per esempio, la matematica verrà impiegata per calcolare rapporti, di derivate e integrali, e si capirà l’importanza di padroneggiare le equazioni.
I temi che verranno trattati saranno modulati sulla base delle esperienze dei partecipanti».
Altro esempio: a Pistoia il 12 novembre dell’anno scorso è stato inaugurato presso l’Istituto Tecnico Industriale “S. Fedi” di Pistoia, il laboratorio di robotica educativa, nel quale si svolgono percorsi didattici strutturati attraverso la realizzazione di esperienze divertenti e creative, indirizzate alla scoperta dei meccanismi logici e cognitivi della matematica, della fisica, dell’informatica e delle scienze in generale.

La settimana robotica europea
Dal 28 novembre al 4 dicembre 2011 si festeggia la “eurobotics week” della Commissione Europea e in Italia è coordinata dall’associazione Scuola di Robotica . Il sito web dell’associazione contiene molte informazioni ed è costantemente aggiornato: è un ottimo punto di partenza per esplorare e conoscere la rete delle attività che si svolgono per e nelle scuole italiane.

Link: materiali didattici on line per approfondimento e/o contatti

  • Il sito web Tecnologia educativa, fondato vent’anni fa da un gruppo di docenti di Padova e Venezia
  • Il progetto in Toscana rivolto a elementari, medie e superiori della Valdera, in provincia di Pisa
  • Il progetto partito il 20 settembre 2011 Robot Work la tecnologia che fa futuro per promuovere la robotica educativa in Calabria
  • Il progetto IIS Telesi@: laboratorio di robotica educativa a Telese Terme in provincia di Benevento
  • L’accordo di rete Robotica per la didattica: protocollo d’intesa per la creazione di una strategia nazionale di lungo termine per la robotica educativa. Siglato in Campidoglio il 16 marzo 2011.
    .
  • La manifestazione Udine robot
  • La manifestazione genovese curata dalla Scuola di Robotica Raccontare i robot
    .
  • Corso di aggiornamento a Cinisello Balsamo (Mi): Dal 7 al 28 novembre 2011 al 4 incontri pomeridiani rivolto agli insegnanti della scuola primaria e secondaria, di primo e di secondo grado, per discutere ed approfondire il tema della robotica educativa
  • Corso di formazione per insegnanti a Trento sulla robotica educativa, di 24 ore
    .
  • Articoli divulgativi che parlano di robotica educativa, su La Stampa e Le Scienze
  • Rimando anche al breve post che avevo scritto qui: il robot pedagogico , nel quale segnalo la gara di robotica per le scuole Minirobot e l’importante articolo di sintesi sull’argomento di Andrea Mameli
  • Dimenticavo: le Olimpiadi di robotica!! Nel 2012 si terranno a Londra.
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Numeri

21 Lug. 2011 | categoria Algebra, Aritmetica, Didattica, Fibonacci, Goniometria, Infinito, Matematica, Teoria dei numeri, equazioni, geometria, giochi | Leggi tutto | Nessun commento

In una delle mie navigazioni in rete ho trovato un sito in italiano sulla teoria dei numeri, che espone i principali argomenti in maniera chiara e sintetica. È un argomento che a scuola non si riesce ad affrontare in maniera completa, quindi il materiale on line di questo ipertesto può servire per approfondimenti e per conoscere anche gli aspetti di storia della matematica. Lo utilizzerò di sicuro il prossimo anno! Dimenticavo: il sito si chiama Magiadeinumeri.it.

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