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Articoli in ‘onde’

Onde gravitazionali: Auriga

30 Dic. 2012 | categoria Didattica, Einstein, Fisica, astrofisica, esperimenti, laboratorio, nuove tecnologie, onde, relatività | Leggi tutto | Nessun commento

Quando spiego un argomento in classe vorrei sempre avere del materiale pronto sulla ricaduta tecnologica oppure sullo stato attuale della ricerca scientifica in quel campo. Per esempio, per quanto riguarda il campo gravitazionale (e anche le onde) ho pensato di preparare una specie di “scheda” che approfondisca l’esperimenti Auriga di Legnaro in provincia di Padova.

Auriga ha lo scopo di rivelare le onde gravitazionali provenienti da sorgenti dell’universo e in particolare dal cosiddetto gruppo locale, come supernovae, stelle binarie, pulsar instabili e centri galattici attivi. Il rivelatore è costituito da una barra cilindrica lunga 3 metri in lega di alluminio, di 2,3 tonnellate, raffreddata a temperature “ultracriogeniche” e cioè bassissime (di soli 0,2 K) in grado di oscillare in modo tale da fungere da “antenna”. Se un’onda gravitazionale lo colpisce, il cilindro inizia a vibrare alla propria frequenza di risonanza che è di 1 kHz. Si tratta di una frequenza che il nostro orecchio può udire come un vero e proprio suono. Le onde gravitazionali sono però debolissime, nel senso che «se esplodesse una supernova nella nostra galassia, il cilindro sarebbe messo in vibrazione con un’ampiezza dell’ordine di un miliardesimo di miliardesimo di metro» (come si legge nell’articolo di Eugenio Coccia su “Asimmetrie”). Quindi per aumentare la sensibilità dello strumento è necessario isolarlo dal rumore esterno (come le vibrazioni sismiche e acustiche) e anche da quello prodotto dalla propria struttura atomica, il cosiddetto “rumore di fondo”, abbassandone la temperatura, visto che la temperatura è l’indice macroscopico del “rumore” microscopico dovuto all’energia cinetica media degli atomi. La piccolissima vibrazione della barra cilindrica viene convertita da un trasduttore capacitivo in un segnale elettrico, che è a sua volta misurato da un sensibilissimo dispositivo superconduttore a interferenza quantistica (Squid).

Onde gravitazionali

«La teoria della relatività generale di Einstein prevede l’esistenza di “onde gravitazionali”, ossia di campi gravitazionali che, come i campi elettromagnetici, si propagano nello spazio vuoto alla velocità della luce. Le onde gravitazionali provengono dalle regioni più interne di stelle e galassie e possono portare informazioni nuove sul comportamento della materia in tali regioni, finora insondate. Nel nostro universo, le sorgenti di onde gravitazionali più intense sono legate a fenomeni catastrofici, che emettono un’enorme quantità di energia: esplosioni di stelle che portano alle supernove, i nuclei galattici attivi, l’urto e fusione di due stelle di grande massa, le interazioni di buchi neri con la materia che vi cade dentro». (dall’articolo “Fisica sub-nucleare senza macchine acceleratrici a Legnaro”)
Può essere utile ascoltare il documentario della Rai Educational e i video di LinxMagazine con l’intervista a Carlo Bradaschia dell’Infn.
 

Le “news”

Ultimamente i giornali hanno parlato di Auriga (LaRepubblica 18/12/12, Scienza in rete 24/12/12) per indagare la natura dello spazio-tempo alle dimensioni della “lunghezza di Planck” (10-35 m) perché «la barra di Auriga è […] il sistema fisico ‘meglio localizzato’ che si sia mai realizzato». Insomma, Auriga è «l’oggetto più immobile del mondo» e grazie a questo “isolamento” potrebbe riuscire a captare la fisica delle “infime” dimensioni!
 

 Esercizi

  • A partire da questo link a una pagina web dell’Infn, leggere le informazioni sugli esperimenti Explorer e Nautilus e realizzare due schede esplicative (tutto in lingua inglese).
  • Un altro metodo per rivelare le onde gravitazionali è quello che utilizza interferometri (come negli esperimenti Virgo o Ligo). Preparare una breve relazione orale con la descrizione di un interferometro insieme alla su storia: da chi fu inventato? In quali esperimenti fondamentali è stato utilizzato? Sarebbe bello costruirne uno a scuola, come hanno fatto nel 2005 gli studenti del Liceo “Ulisse Dini” di Pisa (è tutto raccontato in un power point on line).
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I principi di Bohr

7 Mag. 2012 | categoria Chiedi all'esperto, Fisica, Meccanica Quantistica, onde, storia della scienza | Leggi tutto | Nessun commento

Un mio collega di Lettere mi ha chiesto se avevo del materiale da consigliargli sul principio di complementarietà di Bohr e ho pensato di rispondergli con un post. Anche perché nella mia mente ho visualizzato il principio di corrispondenza (sempre di Bohr) e così colgo l’occasione per affrontarli entrambi!

Il principio di corrispondenza

Il principio di corrispondenza è un “ponte” fra fisica classica e fisica quantistica e afferma che«i risultati della meccanica quantistica devono ridursi a quelli della meccanica classica nelle situazioni in cui l’interpretazione classica può essere considerata valida» come si legge a pagina 10 in Niels Bohr e la meccanica quantistica del professor Alfonso Cornia dell’Itis “Vinci” di Carpi: «La fisica sembra rispondere a due diversi tipi di leggi: la meccanica classica, quando le dimensioni, le masse, i periodi e in generale tutte le grandezze, possono essere considerati “grandi”, e la meccanica quantistica, quando invece si ha a che fare con il mondo del “molto piccolo”. Per colmare la lacuna tra sistemi quantistici e ordinari Bohr introduce il principio di corrispondenza. […] Nella formulazione che viene usata in pratica, questo principio stabilisce che il comportamento di un sistema quantistico si riduce a quello di un equivalente classico passando gradualmente da oggetti microscopici a oggetti macroscopici (in pratica: per valori elevati dei numeri quantici). La soluzione all’ambiguità proposta da Bohr è, in un certo senso, negativa: non si può stabilire in maniera netta una linea di demarcazione tra “mondo classico” e “mondo quantistico”; piuttosto l’uno sfuma nell’altro con l’aumentare dei numeri quantici».

Ho trovato in rete altri due lavori molto interessanti dal punto di vista didattico perché riprendono l’approccio di Bohr. Il primo si intitola Il principio di corrispondenza ed è sul sito nell’Infn di Padova: « Il ponte tra fisica classica e fisica quantistica è costituito dal principio di corrispondenza, dovuto a Niels Bohr, che lo enunciò inizialmente nel suo lavoro sulle orbite elettroniche negli atomi idrogenoidi. Lo introdurrò qui, come lui fece, nel medesimo contesto. […]». Sono riportati i passaggi relativi all’atomo di Idrogeno, dove la corrispondenza fra il risultato classico e quello quantistico si ottiene nelle formule «quando il rapporto hf/kBT è molto piccolo, ovvero per frequenze di oscillazione dei modi normali bassa, il che corrisponde a modi di oscillazione costituiti ciascuno da un gran numero n di singoli quanti hf». Dove f è la frequenza della luce emessa dello spettro dell’atomo, hf e lo stato di energia dell’atomo stesso. Alfonso Cornia scrive infatti che Borh « intuisce per primo la connessione fra le frequenza emesse e due stati di energia. […] Le righe dunque sono prodotte (questa è l’interpretazione quantistica) per l’emissione di un fotone da parte di un elettrone che, da uno stato eccitato, si sposta al livello quantico dotato di minore energia.
In questi articoli Bohr tenta di conciliare la fisica classica con il concetto di quanto introdotto da Planck: non è il primo ad introdurre il concetto di quanto, ma è il primo ad applicare il concetto di quantizzazione alla struttura dell’atomo. I suoi articoli, anche se non vengono immediatamente accettati da tutti, rendono evidente la necessità di cercare nuove vie per la descrizione dei fenomeni atomici. […] Qui comincia la fuoriuscita dalla meccanica classica: Secondo Bohr, le possibili orbite sulle quali un elettrone può trovarsi costituiscono un insieme discreto (anche se infinito): un’affermazione questa che viola i principi della fisica classica, che prevedono un continuo di orbite possibili. Il fatto che gli spettri siano discreti è spiegato quindi dalla natura discreta degli stati dell’atomo: l’atomo può emettere o assorbire energia solo nelle transizioni tra questi stati. È un passo in avanti decisivo sulla strada tracciata in precedenza da Planck e da Einstein.»
Il testo dell’Infn ha anche un’interessante applicazione del principio di corrispondenza fra risultati classici e quantistici alla teoria del paramagnetismo: «Il principio di corrispondenza è dunque applicabile in una grande varietà di casi differenti, e permette di pensare al passaggio tra teorie classiche e quantistiche come a una transizione di fase senza discontinuità, proprio come nel caso della diminuzione di entropia dei sali paramagnetici portati a temperature prossime allo zero assoluto».

Il secondo testo, dal Dipartimento di Fisica dell’Università Cattolica di Brescia, si intitola Dall’atomo di Bohr alla costante di struttura fine e presenta la trattazione originale di Bohr all’atomo di idrogeno: «il limite classico delle formule quantistiche si ha per n → ∞ . In queste condizioni si può descrivere in termini classici il moto dell’elettrone attorno al nucleo, supponendo che avvenga su una circonferenza di raggio r. È possibile calcolare la frequenza di questo movimento e metterla in relazione con l’energia totale del sistema. La frequenza così calcolata è anche, secondo la teoria classica, quella νcl della radiazione elettromagnetica emessa dalla carica accelerata». Dai calcoli si vede come dal principio di corrispondenza seguano le regole di quantizzazione delle frequenze emesse, delle energie degli stati stazionari e del momento angolare dell’elettrone. Interessante per noi insegnanti anche la nota numero 8: «Se l’atomo di idrogeno venisse trattato così come venne fatto nel primissimo lavoro di Bohr, la trattazione assumerebbe un grande valore didattico: in un unico contesto si sintetizzano molti argomenti incontrati in precedenza, (moto circolare, legge di Coulomb, ecc.) offrendo una argomenti incontrati in precedenza, (moto circolare, legge di Coulomb, ecc.) offrendo una comprensione più sicura dei concetti base, e si muovono i primi passi verso contenuti nuovi (il principio di corrispondenza, i livelli discreti di energia, ecc.) che si riveleranno fondamentali per lo studio della teoria quantistica. L’analisi è limitata alle orbite circolari e la necessaria regola di quantizzazione non è ottenuta attraverso una quantizzazione arbitraria del momento angolare (trattazioni di questo genere per studenti ad un livello introduttivo potrebbero risultare incomprensibili), ma attraverso l’applicazione del principio di corrispondenza che, pur essendo algebricamente più complesso, è molto più ragionevole e comprensibile per gli alunni. Purtroppo, però, molte recenti versioni dei libri indeboliscono la trattazione riducendone in contenuto fisico, impatto e comprensibilità».

Il principio di complementarietà

Il principio di complementarietà invece, come si legge sempre nel testo di Alfonso Cornia (pagina 7) «(presentato per la prima volta a Como durante una conferenza nel 1927) sancisce che vari concetti della realtà sono complementari tra loro (ovvero costituiscono descrizioni alternative, mutuamente escludentisi, di una stessa cosa) eppure necessarie per avere una descrizione completa di essa. Ad esempio la luce sembra comportarsi come un insieme di particelle (i fotoni) nell’effetto fotoelettrico ma mostra chiaramente effetti di interferenza, come quelli delle onde d’acqua o sonore, quando passa simultaneamente attraverso un schermo con due tagli verticali». Si tratta quindi del dualismo onda-particella sia dei fotoni sia degli elettroni, del quale parla anche il doctor Quantum a proposito dell’esperimento delle due fenditure, ve lo ricordate? Il link è qui.
Sempre da Cornia: « Non si ha mai un mix dei due comportamenti: un esperimento che mostri la natura particellare di essa non dà segni di comportamento ondulatorio e viceversa. Quindi nei fenomeni microscopici per conoscere la fisica di un tipo di materia è necessario usare entrambe le descrizioni; se se ne usa una sola non si coglie il tutto.
Bohr amava molto questo concetto di complementarietà della realtà, tanto da estenderlo a una lezione di vita. Diceva per esempio che “The opposite of a true statement is a false statement, but the opposite of a profound truth is usually another profound truth”. Ovvero: “L’opposto di una affermazione vera è una affermazione falsa, ma l’opposto di una profonda verità è un’altra verità profonda”.
A proposito di complementarità: nel 1947 Bohr fu insignito dell’”Ordine dell’elefante”, un grande onore in Danimarca. Parte di questo è la possibilità di avere scolpito su un muro apposito il proprio simbolo araldico di famiglia. Bohr era un borghese e in quanto tale non ne aveva uno. Decise dunque di disegnarselo. Ecco qui la sua immagine.
Si noti il simbolo Tao dello Ying e Yang, gli opposti che si completano a vicenda (uomo-donna, bianco-nero, attivo-passivo…) Se non bastasse questo la frase in latino recita contraria sunt complementa ovvero “gli opposti sono complementari”. È interessante pensare come la scienza occidentale si sia in questo caso riconciliata con la filosofia orientale».
Sempre dal sito dell’Infn di Padova, due pagine sull’esperimento delle fenditure.

Infine non c’è di meglio che leggere direttamente gli autori se sapevano comunicare in maniera chiara come faceva Bohr. Consiglio “I quanti e la vita” di Niels Bohr, ed. Boringhieri, una raccolta di conferenze e saggi scritti da Bohr dal 1929 al 1961. In quello intitolato “Fisica quantistica e filosofia; causalità e complementarietà” del 1958, Bohr scrive: «Nell’ambito della fisica classica tutte le proprietà caratteristiche di un dato oggetto possono in linea di principio venire determinate con un unico apparato sperimentale, benché in pratica sia spesso conveniente ricorrere a dispositivi differenti per studiare aspetti diversi dei fenomeni. Infatti i dati così ottenuti si integrano a vicenda e possono venire unificati in una descrizione coerente del comportamento dell’oggetto studiato. Nella fisica quantistica invece, dati sui sistemi atomici ottenuti per vie diverse possono manifestare un tipo nuovo di relazione di complementarietà. Infatti si può vedere che questi dati, i quali appaiono contraddittori qualora si tenti di combinarli in un singolo quadro, esauriscono tutto ciò che è conoscibile intorno all’oggetto. Lungi dal limitare le domande che possono essere poste alla natura sotto forma di esperimenti, la nozione di complementarietà semplicemente caratterizza le risposte che si possono ricevere ogniqualvolta l’interazione tra gli strumenti di misura e gli oggetti formi parte integrante del fenomeno». Vale la pena di leggere tutto il libro, sia per conoscere la storia della fisica moderna dalla voce di uno dei suoi protagonisti sia per meditare sulle implicazioni filosofiche delle ricerche scientifiche, dal ruolo dell’osservatore fino a quello del principio di causalità e del determinismo.
Ultime segnalazioni: l’articolo di A. De Gregorio, F. Sebastiani del Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma “Sapienza” La complementarità: l’esposizione di Bohr a Como nel 1927, tra storiografia e documenti di archivio della rivista accatagliato. E il libro di Gino Segrè (il nipote del premio Nobel Emilio Segrè) “Faust a Copenaghen. Lotta per l’anima della fisica”, Il Saggiatore ed., che racconta la storia della meccanica quantistica a partire dal seminario annuale di Copenaghen dell’aprile del 1932, all’Istituto di Fisica Teorica diretto da Niels Bohr.

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Analisi globale della salinità dei mari

9 Ott. 2011 | categoria Didattica, Fisica, Fluidi, Terra, clima, energia, esercizi, esperimenti, geofisica, luce, oceanografia, onde, onde elettromagnetiche, ottica | Leggi tutto | Nessun commento

Il satellite argentino Sac-D, in orbita dal 10 giugno, ha a bordo la missione della Nasa denominata “Aquarius” che analizzerà per la prima volta la salinità dei mari e degli oceani su tutto il globo terrestre. Durerà tre anni e i primi dati sono già arrivati: ecco la prima mappa della distribuzione mondiale della salinità marina (+ link diretto).

Dalla mappa si osserva come la salinità sia più alta nelle regioni subtropicali e come sia maggiore in media nell’Oceano Atlantico rispetto al Pacifico e all’Indiano; i valori sono più bassi lungo la fascia equatoriale, nell’Oceano Pacifico settentrionale e sulle acque prossime al circolo polare artico.
Le diverse concentrazioni spesso si possono spiegare per la presenza di grandi fiumi o di precipitazioni abbondanti (come quelle delle zone equatoriali), insieme all’evaporazione e allo scioglimento dei ghiacciai.
Il monitoraggio continuo e sistematico della concentrazione salina dei mari è molto importante per studiare e comprendere meglio i cambiamenti climatici,  le correnti oceaniche e il ciclo dell’acqua: «Questo è un grande momento nella storia dell’oceanografia. La prima immagine della salinità degli oceani solleva molte domande, alle quali gli oceanografi dovranno rispondere» commenta Arnold Gordon, professore di oceanografia della Columbia University di Palisades (New York).
«C’è molta curiosità nell’ambiente scientifico per verificare se e cosa cambierà nei valori di questa grandezza al passare delle stagioni, cosa che potrebbe essere fondamentale per capire tante cose del clima» si legge inoltre sul blog di Aldo Piombino.

Da prof di Fisica, mi sono subito chiesta come fanno a misurare la salinità dall’alto e ho scoperto che utilizzano un radiometro che rileva l’emissione termica della superficie degli oceani. “Cioè le onde infrarosse emesse dalle acque?” mi sono detta… No! Non si tratta di infrarossi, ma di microonde! Alle frequenze vicine a quelle dei nostri forni a microonde, il livello di emissione da parte delle acque oceaniche dipende proprio dalla loro salinità. Oltre che dalla loro temperatura, ovviamente. «This energy, which is measured as an equivalent “brightness” temperature in Kelvin, has a direct correlation to surface salinity. Other things being equal, salty water appears cooler than freshwater» si legge sulla pagina della missione Nasa: l’acqua salata appare quindi più fredda dell’acqua dolce. [P. S. ho messo come immagine un comune radiometro che di solito abbiamo nei laboratori a scuola].

C’è già un bel po’ di materiale per fare qualche esercizio sulla capacità termica, confrontando acqua dolce e salata.
Ma c’è ancora un altro aspetto sperimentale molto curioso: le onde oceaniche infatti creano molti problemi nell’esperimento, perché con il loro moto modificano l’emissione da parte delle acque e disturbano in segnale dovuto alla concentrazione salina, a causa del fenomeno di interferenza. Ecco un bellissimo esempio di interferenza fra onde (tra l’altro, sempre in programma per la classe quarta scientifico, ad esempio, insieme a termometria e termodinamica). I ricercatori quindi hanno dovuto utilizzare un altro strumento per correggere gli effetti indesiderati dovuti all’interferenza delle onde oceaniche: uno scatterometro radar.
Esercizio per gli studenti: cerca in inernet come funzionano “radiometer” e “radar scatterometer”, con parole chiave rigorosamente in inglese. Troveranno ancora la diffrazione di Bragg (della quale avevo parlato il 25 settembre. A proposito: avevate visto che i quasi cristalli si sono meritati un Premio Nobel? :-)  ).

Link:
La pagina della Nasa missione Aquarius ha un’ottima sezione didattica nella quale si possono trovare interessanti osservazioni e attività da proporre in classe (consiglio quella sulla densità dell’acqua marina).

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Musica, Matematica e Fisica

9 Dic. 2010 | categoria Acustica, Didattica, Fibonacci, Fisica, Frattali, Matematica, Musica, didattica multimediale, logaritmi, onde, suono | Leggi tutto | 1 commento

È vero, come si legge nelle news del nostro sito, il nuovo libro di Silvia Benvenuti è originale e divertente e se siete nei paraggi di Camerino vi consiglio di andare a sentirla il 15 dicembre! Io ho letto da cima a fondo questa gustosa “terza insalata” e prendo spunto per iniziare il mio post, proprio dalle pagine dedicate alla musica. Ho apprezzato particolarmente il capitolo “Chiocciola logaritmica” perché in sole quattro paginette riesce a esporre una bellissima applicazione della funzione logaritmica alla percezione del suono da parte dell’orecchio umano, che infatti «trasforma differenze in rapporti». E ho letto con molto piacere anche il capitolo seguente che mi servirà in classe come esempio originalissimo di Teorema nel quale il “viceversa” (fra ipotesi e tesi) non vale: se infatti è vero che, data la forma di un tamburo si può prevedere le frequenze del suono che emetterà, non è invece così per il viceversa, cioè non è possibile determinare la forma di un tamburo a partire da una determinata lista di frequenze sonore…
Consiglio tutto il libro come ottima lettura pre-natalizia.

Il tema Musica – Matematica – Fisica è sterminato, provate a inserire queste tre parole su un qualsiasi motore di ricerca e ve ne renderete immediatamente conto!
Per quanto riguarda i legami con la Fisica, provate a consultare sia il sito Fisica, onde Musica (del quale avevo già parlato) e anche i quattro file in .pdf scaricabili dalla pagina web del corso di Fisica Musicale del professor M. Sozzi del Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa (li trovate sotto il titolo“Trasparenze di supporto”) che espongono tantissimo materiale sulla fisica del suono e le sue applicazioni.

Per documentarsi e ispirarsi sui legami fra Matematica e Musica, consiglio un lavoro di Lucio Cadeddu (docente di Analisi Matematica del Dip. di Matematica di Cagliari) ed Ettore Carta (direttore d’orchestra e compositore) intitolato “Matematica e Musica: fra frattali e note musicali” : andando nella sezione del menu dedicata alla Musica, è possibile anche ascoltare dei brani musicali creati con il programma “Musical Generator” che utilizza i frattali come algoritmi matematici per controllare alcuni parametri del brano musicale (come altezze e durate) e in alcuni casi anche la dinamica stessa del brano.
Un altro esempio di costruzione di un brano musicale a partire da metodi matematici è quello del blog di Mauro Graziani, nel quale è possibile ascoltare anche il risultato sonoro dell’operazione; nella stessa pagina trovate il link al sito Musical Algorithms che permette di esplorare in maniera interattiva la “composizione musicale algoritmica”.
Segnalo infine un testo didattico di Maurizio Agrò intitolato “La Matematica come scienza musicale” che a partire dalle scoperte pitagoriche, indaga la formula di risonanza, la scala temperata, il moto di vibrazione di una corda e il Teorema di Fourier.
Anche Paperino infine sperimenta il profondo legame fra le due discipline, nel suo viaggio nel meraviglioso mondo della Matemagica:


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Una metropolitana scientifica

9 Ott. 2010 | categoria Algebra, Analisi, Astronomia, Automi, Einstein, Elettrostatica, Filosofia, Fisica, Fisica Nucleare, Fluidi, Frattali, Galileo, Infinito, Informatica, Logica, Logica fuzzy, Marconi, Matematica, Meccanica Quantistica, Newton, Probabilità, Scienze, Terra, Trigonometria, astrofisica, complessità, coniche, curve, didattica multimediale, elettromagnetismo, energia, geofisica, geometria, integrali, iperspazio, logaritmi, logica quantistica, luce, luoghi geometrici, meccanica, nanotecnologie, numeri, nuove tecnologie, onde, onde elettromagnetiche, ottica, pedagogia, relatività, scienza, storia della Matematica, storia della scienza | Leggi tutto | Nessun commento

Ecco un mappa interattiva che userò sicuramente in classe. Sulla falsariga della mappa della metropolitana di Londra, l’autore Crispian Jago, un informatico inglese, ha ricostruito gli ultimi 500 anni di storia della scienza attraverso i nomi e le biografie dei suoi protagonisti.
Utilissima con la Lavagna Multimediale (Lim): basta un click e siamo sulla pagina di Wikipedia dello scienziato, oppure basta seguire una linea per avere un rapido quadro della scienza di un’epoca, per scoprire contemporaneità o per vedere come molti scienziati stavano allo stesso tempo su più linee scientifiche: Lagrange, ad esempio, è un “nodo metropolitano” nel quale confluiscono la linea blu di Matematica (e Informatica), la linea rossa di Fisica (e Meccanica Quantistica) e la linea bianca e rossa di Filosofia Naturale.
L’autore non si è occupato solo delle scienze “dure” ma anche di Microbiologia, Genetica, Fisiologia, Geologia e Paleontologia …
Inoltre ha raccolto anche i nomi di chi attualmente lavora nel campo della ricerca, come Stephen Hawking o Stephen Wolfram, per citarne solo due.

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