Matematica e memoria
L’idea di parlare di matematica e memoria mi è venuta leggendo il breve ma utile testo del prof. Luigi La Gatta intitolato “Come studiare la matematica” e scaricabile direttamente a questo indirizzo. Sono solo cinque pagine, ma i consigli sono appropriati, vale la pena riportare il brano che ha come sottotitolo “L’importanza della memorizzazione”:
«Ci sono due tipi di memoria: la memoria concettuale, basata sulla comprensione ed interpretazione del testo studiato e la memoria ripetitiva, legata alla ripetizione meccanica di dati. Si possono suggerire all’alunno alcune mnemotecniche tenendo presente che ogni individuo può attivare uno dei seguenti tipi di memoria:
* visiva (tende a collegare i concetti alle immagini)
* uditiva (tende a ricordare parole e frasi ripetendole ad alta voce)
* motoria (tende a ricordare le informazioni collegandole ad azioni e movimenti compiuti)
Mnemotecnica dei loci: l’alunno può collegare i concetti ad un percorso a lui familiare. Se per andare a scuola con l’autobus fa tre fermate, ad ogni fermata può collegare un concetto in ordine logico. Difficilmente dimenticherà la successione dei concetti.
Mnemotecnica filmica: consiste in un libero gioco della fantasia perché l’alunno può arrivare a creare dei veri film, in cui ogni sequenza corrisponde al concetto da memorizzare».
(nell’immagine l’incisione “Promemoria -Pro/Memoria” di Antonio Papasso)
Esempi
Ma che cosa vale la pena di memorizzare in matematica? Sempre dal testo di La Gatta si trovano un “memorizzare le definizioni” e “memorizzare/applicare concetti e metodi”.
Per quanto riguarda la mia esperienza ho notato che sono soprattutto le formule ad aver bisogno di qualche aiuto per essere ricordate. Ecco alcuni esempi:
- le formule di addizione e sottrazione di seno e coseno cos (a+b) = (cos a cos b) – (sin a sin b) e sin (a+b) = (sin a cos b) + (cos a sin b) . Premesso che a lezione si ricavano con dimostrazione e quindi risultano giustificate, va detto anche che lo studente non può tutte le volte ricavarsele dall’inizio e che dunque deve in qualche modo ricordarsele. Io ho trovato questa osservazione: il coseno sia della somma sia della differenza ha come risultato le stesse funzioni goniometriche (“coseno coseno” e “seno seno”) e allora, se le lascia uguali, deve cambiare il segno fra di loro (quindi se si ha la somma degli angoli, si dovrà sottrarre il prodotto delle due funzioni). Invece la formula del seno della somma e differenza fra due angoli scambia fra loro seno e coseno (abbiamo infatti “seno coseno” e coseno seno”) e allora, visto che già cambia le funzioni, manterrà lo stesso segno fra di loro (quindi a somma di angoli corrisponde somma del prodotto delle due funzioni e a differenza la differenza). Insomma si lasciano i + e i meno così come sono se si scambiano seno e coseno e invece si cambiano i segni se si lasciano le stesse funzioni.
- I teoremi dei triangoli rettangoli coinvolgono gli angoli adiacenti ai cateti solo per le co-funzioni (quindi nel primo teorema avrò il coseno dell’angolo acuto adiacente al cateto e nel secondo teorema la cotangente; mentre per gli angoli opposti al cateto considerato avrò seno e tangente)
- La formula della derivata di una funzione fratta (N/D) per me è stato sempre un problema: addirittura durante lo scritto di un esame all’università avevo chiesto all’assistente se era la derivata del numeratore per il denominatore meno il numeratore per la derivata del denominatore o viceversa e lui mi aveva risposto che queste cose le dovevo sapere io!!!! Finalmente una mia studentessa di quinta mi ha suggerito un metodo di “simmetria visiva”, visto che prima viene il numeratore N e dopo il denominatore D, il numeratore della formula della derivata sarà N’ D – N D’ con le derivate N’ e D’ agli estremi. Il denominatore della formula invece è semplice perché è sempre il D alla seconda.
- Agli studenti che non si ricordano la seconda legge della dinamica F = ma dico di pensare a me: F(rancesca) = Ma (gni)
- La prima legge di Ohm è in “Vir” latino V = R i (lo sapevo che finivo per parlare anche di fisica…)
- Per ricordarsi la formula del volume della sfera c’è la filastrocca con rima “il volume della sfera qual è? Quattro terzi pi-greco erre tre”. In questa pagina web potete trovare molti altri trucchi mnemonici del genere (anche nelle altre lingue e per altre materie) così come in questa pagine di wikiquote dedicata alle mnemotecniche.
Dopo i pro, i contro
Tutto qui? Forse sì. Le voci critiche sulla pura memorizzazione in matematica sono tante, visto che la matematica è la disciplina del ragionamento e che non c’è peggior cosa che imparare a memoria una dimostrazione… Personalmente sono contraria alla memorizzazione dei valori di seno e coseno degli angoli noti (30, 60 gradi…) perché si ha sempre il 50% di probabilità di sbagliare: basta visualizzare il triangolo rettangolo (che è metà di un triangolo equilatero) e capire quale cateto è “metà della base” e quale “altezza” del triangolo equilatero. No, per lo stesso motivo, a imparare a memoria il fattore di moltiplicazione per passare dai km/h ai m/s e viceversa, visto che basta fare la trasformazione sia a numeratore si a denominatore… E no anche alla troppa velocità durante le interrogazioni perché si dà l’impressione di aver studiato solo a memoria, mentre il più delle volte succede che lo studente è talmente preparato, ha talmente ripetuto a casa l’argomento che, sebbene lo abbia studiato capendolo, lo ha praticamente mandato a memoria! Ed è più facile ripetere a macchinetta un argomento ben noto che doverlo esporre con calma, giustificando ogni passaggio volta per volta.
In questa pagina web intitolata “Mnemotecniche: Servono in Matematica? ” si legge:
«In questo modo, può accadere che, invece di semplificare il compito, ci si complichi la vita, “raddoppiando il carico” da memorizzare: non solo tocca ricordare la formula, ma anche la “formula per ricordare la formula”. E così via all’infinito, triplicando, quadruplicando un carico già molto consistente. Dunque: quanto servono la memoria e le mnemotecniche per le formule di chimica, fisica, matematica?
Quello delle formule matematiche è un esempio in cui si rischia di sperimentare una sorta di “effetto paradosso” delle mnemotecniche, e cioè di dimenticare più facilmente, invece che memorizzare più velocemente.
E’ un esempio il cui le tecniche di memoria rischiano di distogliere l’attenzione dalla formula e di concentrarsi sul ricordarsela più che sul capirla. In questo modo, ci si allontana dalla funzione della formula, dai dati che richiede per essere applicata, dal tipo di problema che consente di risolvere. Si pensa solo a memorizzarla, ci si appiglia alla sua forma grafica per ricordarsela, e poi a chissà cos’altro per ricordarsi come ricordarsela, col rischio di dimenticarsela completamente o di non ricordarsela quando serve.
In sintesi, a forza di cercare e di applicare tecniche per memorizzarla meccanicamente, si trascurano tutti quegli aspetti funzionali necessari per ricordarla davvero. Ci si viene ad auto-privare di quella base di comprensione profonda, partecipe, attiva che è necessaria alla formula per accedere alla “memoria a lungo termine”(cioè per ricordarsela quantomeno per l’esame e per tutti gli esami successivi del corso di studi).
Le mnemotecniche sono dunque da dosare con estrema attenzione, come quei pharmacon dell’antica Grecia, quelle sostanze che in dosi minime, o “opportune”, sono salvifiche. Ma basta una dose in più, e diventano letali: da qui la doppia traduzione di pharmacon sia come “medicina” che come “veleno”. Allo stesso modo, le mnemotecniche possono anche diventare “oblio-tecniche”, producendo un effetto paradossale di far dimenticare più che far memorizzare.
Fossilizzandosi solo sull’operazione del memorizzare, si disperdono le energie per studiare, poiché si svolge un certo tipo di operazione (più meccanica), quando invece il compito ne richiede altre (più funzionali). Rinnegando così anche una preziosa capacità che si acquisisce con lo studio di materie scientifiche: quella di formalizzare la realtà in modo elegante e pulito, senza sbavature. Non esiste solo la “memoria”. Di fronte a una formula dunque, più che cercare, a valle, la tecnica per ricordarla, è utile ripensare, a monte, al proprio essere uno studente di discipline scientifiche, uno *scienziato*. Uno scienziato non è un “ricordatore di dati”, ma un *problem-solver*».
Idee per alcuni lavori a scuola
Resta il fatto che le mnemotecniche son un argomento interessante di per sé al punto che possono essere oggetto di progetti a scuola come il seguente dell’Istituto Tecnico Industriale di Nocera Inferiore (Sa), intitolato “Smart Memory-Tecniche di Apprendimento” che ha messo on line i risultati.
Anche una tesina o un percorso per l’esame di maturità possono avere per oggetto il tema della memoria e delle mnemotecniche.
Un esercizi da fare in classe potrebbe essere proprio quello di inventare una mnemotecnica per memorizzare una formula. Oppure anche come compito a casa: imparare a memoria una poesia matematica come quella che Tartaglia spedì a Cardano.
Concludo con un caso italiano, quello di Gianluigi Nalio, che ha inventato una gara matematica unica nel suo genere, il “numeri primi day”: riconoscere con un tempo di 3 secondi un numero dispari da un possibile numero primo compreso da 2 a 1000. Nalio ha una memoria eccezionale: conosce i numeri primi fino a 9.973 e 4.200 e ha vinto il pi greco Day al Politecnico di Torino lo scorso anno perché è riuscito a digitare 1480 cifre decimali di pi greco… Ecco una sua intervista recente.








