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Analisi globale della salinità dei mari

9 Ott. 2011 | categoria Didattica, Fisica, Fluidi, Terra, clima, energia, esercizi, esperimenti, geofisica, luce, oceanografia, onde, onde elettromagnetiche, ottica | Leggi tutto | Nessun commento

Il satellite argentino Sac-D, in orbita dal 10 giugno, ha a bordo la missione della Nasa denominata “Aquarius” che analizzerà per la prima volta la salinità dei mari e degli oceani su tutto il globo terrestre. Durerà tre anni e i primi dati sono già arrivati: ecco la prima mappa della distribuzione mondiale della salinità marina (+ link diretto).

Dalla mappa si osserva come la salinità sia più alta nelle regioni subtropicali e come sia maggiore in media nell’Oceano Atlantico rispetto al Pacifico e all’Indiano; i valori sono più bassi lungo la fascia equatoriale, nell’Oceano Pacifico settentrionale e sulle acque prossime al circolo polare artico.
Le diverse concentrazioni spesso si possono spiegare per la presenza di grandi fiumi o di precipitazioni abbondanti (come quelle delle zone equatoriali), insieme all’evaporazione e allo scioglimento dei ghiacciai.
Il monitoraggio continuo e sistematico della concentrazione salina dei mari è molto importante per studiare e comprendere meglio i cambiamenti climatici,  le correnti oceaniche e il ciclo dell’acqua: «Questo è un grande momento nella storia dell’oceanografia. La prima immagine della salinità degli oceani solleva molte domande, alle quali gli oceanografi dovranno rispondere» commenta Arnold Gordon, professore di oceanografia della Columbia University di Palisades (New York).
«C’è molta curiosità nell’ambiente scientifico per verificare se e cosa cambierà nei valori di questa grandezza al passare delle stagioni, cosa che potrebbe essere fondamentale per capire tante cose del clima» si legge inoltre sul blog di Aldo Piombino.

Da prof di Fisica, mi sono subito chiesta come fanno a misurare la salinità dall’alto e ho scoperto che utilizzano un radiometro che rileva l’emissione termica della superficie degli oceani. “Cioè le onde infrarosse emesse dalle acque?” mi sono detta… No! Non si tratta di infrarossi, ma di microonde! Alle frequenze vicine a quelle dei nostri forni a microonde, il livello di emissione da parte delle acque oceaniche dipende proprio dalla loro salinità. Oltre che dalla loro temperatura, ovviamente. «This energy, which is measured as an equivalent “brightness” temperature in Kelvin, has a direct correlation to surface salinity. Other things being equal, salty water appears cooler than freshwater» si legge sulla pagina della missione Nasa: l’acqua salata appare quindi più fredda dell’acqua dolce. [P. S. ho messo come immagine un comune radiometro che di solito abbiamo nei laboratori a scuola].

C’è già un bel po’ di materiale per fare qualche esercizio sulla capacità termica, confrontando acqua dolce e salata.
Ma c’è ancora un altro aspetto sperimentale molto curioso: le onde oceaniche infatti creano molti problemi nell’esperimento, perché con il loro moto modificano l’emissione da parte delle acque e disturbano in segnale dovuto alla concentrazione salina, a causa del fenomeno di interferenza. Ecco un bellissimo esempio di interferenza fra onde (tra l’altro, sempre in programma per la classe quarta scientifico, ad esempio, insieme a termometria e termodinamica). I ricercatori quindi hanno dovuto utilizzare un altro strumento per correggere gli effetti indesiderati dovuti all’interferenza delle onde oceaniche: uno scatterometro radar.
Esercizio per gli studenti: cerca in inernet come funzionano “radiometer” e “radar scatterometer”, con parole chiave rigorosamente in inglese. Troveranno ancora la diffrazione di Bragg (della quale avevo parlato il 25 settembre. A proposito: avevate visto che i quasi cristalli si sono meritati un Premio Nobel? :-)  ).

Link:
La pagina della Nasa missione Aquarius ha un’ottima sezione didattica nella quale si possono trovare interessanti osservazioni e attività da proporre in classe (consiglio quella sulla densità dell’acqua marina).

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Energia e speranza dall’acqua

14 Gen. 2010 | categoria Fisica, clima, energia, fonti rinnovabili, fotovoltaico, materiali, nuove tecnologie | Leggi tutto | 2 commenti

physaliaSi chiama Physalia ed è uno dei numerosi progetti all’avanguardia dello studio di architettura Vincent Callebaut di Parigi, famoso per la sua attenzione alle tematiche ambientali. A guardarlo sembra appena uscito da un film di fantascienza, invece è una vera e propria struttura galleggiante, pensata per navigare sui maggiori fiumi europei e – perché no? – mondiali.
Deve il suo nome “Physalia physalis” al greco phusalis, che significa “bolla d’acqua” ed è progettata per agire ad ampio raggio sulla gestione ecologica dell’acqua. Visto che questo è un blog di Fisica, partiamo dagli aspetti energetici: Physalia è un laboratorio mobile che produce autonomamente idro-elettricità, dotato di moduli solari fotovoltaici che lo rendono un prototipo di architettura a “energia positiva” e cioè in grado di produrre più energia di quanta ne consumi.
In più, è un magnifico depuratore: la sua superficie reagisce ai raggi ultravioletti e assorbe e ricicla per effetto foto-catalitico i residui chimici e gli inquinanti rilasciati nelle acque fluviali dalle altre imbarcazioni e dagli scarichi industriali. L’acqua filtrata viene poi purificata biologicamente.
Al suo interno si svilupperanno quattro giardini tematici, dedicati ai quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco), che saranno spazi espositivi e di incontro, dedicati all’approfondimento delle tematiche ambientali, come la biodiversità degli ecosistemi acquatici. Conclusosi l’anno dell’Astronomia è iniziato infatti un altro anno non meno fondamentale e importante, quello della Biodiversità.

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Alberi, algoritmi e astri

24 Dic. 2009 | categoria Frattali, Informatica, Matematica, astrofisica, clima | Leggi tutto | Nessun commento

f3aL’albero di Natale si illumina intermittente nelle nostre case e i matematici non stanno a guardare… mi riferisco in particolare agli algoritmi di Lindenmayer, i cosiddetti L-sistemi, che simulano anche la crescita delle piante creando bellissimi frattali. In questa pagina web è possibile scaricare un semplice programma in Java che ne implementa alcuni (si scarica un file .zip e poi dalla cartella “dist” si clicca due volte sul file “fractalplay”).

Penso poi agli studi di Karl J. Niklas, professore di biologia vegetale alla Cornell University di New York e di Brian J. Enquist, docente di ecologia e biologo evolutivo della University of Arizona, che hanno trovato una formula matematica che esprime la legge di proporzionalità diretta fra la massa della parte aerea delle piante e la massa delle loro radici: i fusti e le foglie delle piante crescono infatti in proporzione alle loro radici, indipendentemente dalla specie o dal particolare habitat. Dalla semplice rilevazione della parte aerea della pianta, i biologi possono così stimare con una buona approssimazione quanta biomassa si nasconde sotto il terreno. E questa informazione è estremamente utile per perfezionare i modelli che studiano il clima globale: a partire dal valore della massa sotterranea della vegetazione infatti questi modelli possono ricavare una stima di quanto carbonio è immagazzinato all’interno della piante.

moontree_gsfc_plaqueConcludo con gli “alberi della luna“, che costituiscono quasi un bosco, anche se piantati in tante zone diverse. I loro semi hanno orbitato intorno alla luna con l’Apollo 14, all’interno di un esperimento che studiava lo sviluppo delle piante in un ambiente di microgravità. Le piantine sono tornate sane e salve sono state trapiantate sulla Terra: dalla Casa Bianca fino al Brasile alla Svizzera e al Giappone, trovate la lista di questi alberi nella seguente pagina della Nasa.

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Terra o Saturno?

17 Dic. 2009 | categoria Terra, clima, scienza | Leggi tutto | Nessun commento

Come la scienza può affascinare: ecco un’animazione tridimensionale che ipotizza il nostro pianeta con gli anelli…

 

E’ di oggi invece – purtroppo – l’immagine della nube di smog che ricopre la Terra, diffusa dalla Nasa. Potete vederla in questa pagina a cura del giornale scientifico on line Galileonet.

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La conferenza mondiale sul clima

7 Dic. 2009 | categoria Fisica, clima, energia, geofisica, oceanografia, scienza | Leggi tutto | 1 commento

Parte oggi a Copenaghen la COP15 (Climate Change Conference) e anch’io come Teresa Celestino, cercherò di seguire i lavori con i miei studenti. Il clima è oggetto di studio per la fisica dell’atmosfera, per la fisica ambientale, la geofisica, l’oceanografia ecc. ecc. quindi l’argomento è di attualità anche per la mia materia (oltre che per tutto il pianeta…).
Consiglio una rivista on line in Italiano che si chiama “Oggiscienza”, che seguo da aprile di quest’anno, da quando è partita e che indaga l’attualità scientifica con competenza e chiarezza comunicativa. Da oggi si potranno leggere le pagine del numero speciale “Il Corriere della Serra” che fino al 18 seguirà giorno per giorno la conferenza dell’Onu.

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