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Fisica

Onde gravitazionali: Auriga

30 Dic. 2012 | categoria Didattica, Einstein, Fisica, astrofisica, esperimenti, laboratorio, nuove tecnologie, onde, relatività | Leggi tutto | 1 commento

Quando spiego un argomento in classe vorrei sempre avere del materiale pronto sulla ricaduta tecnologica oppure sullo stato attuale della ricerca scientifica in quel campo. Per esempio, per quanto riguarda il campo gravitazionale (e anche le onde) ho pensato di preparare una specie di “scheda” che approfondisca l’esperimenti Auriga di Legnaro in provincia di Padova.

Auriga ha lo scopo di rivelare le onde gravitazionali provenienti da sorgenti dell’universo e in particolare dal cosiddetto gruppo locale, come supernovae, stelle binarie, pulsar instabili e centri galattici attivi. Il rivelatore è costituito da una barra cilindrica lunga 3 metri in lega di alluminio, di 2,3 tonnellate, raffreddata a temperature “ultracriogeniche” e cioè bassissime (di soli 0,2 K) in grado di oscillare in modo tale da fungere da “antenna”. Se un’onda gravitazionale lo colpisce, il cilindro inizia a vibrare alla propria frequenza di risonanza che è di 1 kHz. Si tratta di una frequenza che il nostro orecchio può udire come un vero e proprio suono. Le onde gravitazionali sono però debolissime, nel senso che «se esplodesse una supernova nella nostra galassia, il cilindro sarebbe messo in vibrazione con un’ampiezza dell’ordine di un miliardesimo di miliardesimo di metro» (come si legge nell’articolo di Eugenio Coccia su “Asimmetrie”). Quindi per aumentare la sensibilità dello strumento è necessario isolarlo dal rumore esterno (come le vibrazioni sismiche e acustiche) e anche da quello prodotto dalla propria struttura atomica, il cosiddetto “rumore di fondo”, abbassandone la temperatura, visto che la temperatura è l’indice macroscopico del “rumore” microscopico dovuto all’energia cinetica media degli atomi. La piccolissima vibrazione della barra cilindrica viene convertita da un trasduttore capacitivo in un segnale elettrico, che è a sua volta misurato da un sensibilissimo dispositivo superconduttore a interferenza quantistica (Squid).

Onde gravitazionali

«La teoria della relatività generale di Einstein prevede l’esistenza di “onde gravitazionali”, ossia di campi gravitazionali che, come i campi elettromagnetici, si propagano nello spazio vuoto alla velocità della luce. Le onde gravitazionali provengono dalle regioni più interne di stelle e galassie e possono portare informazioni nuove sul comportamento della materia in tali regioni, finora insondate. Nel nostro universo, le sorgenti di onde gravitazionali più intense sono legate a fenomeni catastrofici, che emettono un’enorme quantità di energia: esplosioni di stelle che portano alle supernove, i nuclei galattici attivi, l’urto e fusione di due stelle di grande massa, le interazioni di buchi neri con la materia che vi cade dentro». (dall’articolo “Fisica sub-nucleare senza macchine acceleratrici a Legnaro”)
Può essere utile ascoltare il documentario della Rai Educational e i video di LinxMagazine con l’intervista a Carlo Bradaschia dell’Infn.
 

Le “news”

Ultimamente i giornali hanno parlato di Auriga (LaRepubblica 18/12/12, Scienza in rete 24/12/12) per indagare la natura dello spazio-tempo alle dimensioni della “lunghezza di Planck” (10-35 m) perché «la barra di Auriga è […] il sistema fisico ‘meglio localizzato’ che si sia mai realizzato». Insomma, Auriga è «l’oggetto più immobile del mondo» e grazie a questo “isolamento” potrebbe riuscire a captare la fisica delle “infime” dimensioni!
 

 Esercizi

  • A partire da questo link a una pagina web dell’Infn, leggere le informazioni sugli esperimenti Explorer e Nautilus e realizzare due schede esplicative (tutto in lingua inglese).
  • Un altro metodo per rivelare le onde gravitazionali è quello che utilizza interferometri (come negli esperimenti Virgo o Ligo). Preparare una breve relazione orale con la descrizione di un interferometro insieme alla su storia: da chi fu inventato? In quali esperimenti fondamentali è stato utilizzato? Sarebbe bello costruirne uno a scuola, come hanno fatto nel 2005 gli studenti del Liceo “Ulisse Dini” di Pisa (è tutto raccontato in un power point on line).
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Il bosone di Higgs

25 Nov. 2012 | categoria Didattica, Fisica, Simmetria, Statistica, esercizi, esperimenti, laboratorio, massa, particelle elementari, pedagogia | Leggi tutto | Nessun commento

Il 4 luglio scorso, proprio durante gli esami orali di quinta è uscita la grande notizia della prima rilevazione sperimentale del bosone di Higgs al Cern di Ginevra. Previsto a livello teorico nel 1964 dal fisico britannico Peter Higgs, il bosone è stato trovato da ben due esperimenti dell’Lhc (il Large Hadronic Collider) coordinati rispettivamente da Joe Incandela (esperimento Cms) e da Fabiola Gianotti (per Atlas).
Per avere la conferma definitiva dall’analisi dati di tutti i risultati sperimentali si dovrà aspettare fino a marzo 2013, però sto già pensando a come e quando parlarne in classe quest’anno, insieme a qualche esercizio.

1. La massa

Quando parlerò di massa, mi conviene impostare la lezione dicendo che forse il grande mistero della massa gravitazionale è stato svelato. Secondo il modello standard delle particelle elementari infatti, il bosone di Higgs sarebbe il responsabile di quella proprietà intrinseca dei corpi che chiamiamo “massa gravitazionale” e che fa sì che si attraggano l’un l’altro. Tutte le particelle dotate di massa subiscono forze di attrazione reciproca perché – dice la teoria del modello standard – si scambiano un tipo di particella, detta bosone di gauge, in maniera analoga allo scambio di fotoni che genera la forza elettromagnetica, a quello dei gluoni per la forza nucleare forte e dei bosoni W e Z per la forza nucleare debole. Il bosone di Higgs sarebbe la particella che si scambiano i bosoni di gauge per originare la propria stessa massa: insomma è la particella “finale” che dà ragione dell’attrazione gravitazionale di tutto il resto.

Esercizi:

1) Un esercizio qualitativo, da realizzare in maniera grafica (magari con prezi, che permette di ottenere zoom ogni genere) potrebbe essere quello di rappresentare la “riduzione delle forze fondamentali all’interazione di particelle”: forza elettromagnetica – scambio di fotoni, forza nucleare forte – gluoni e così via. Nello schema dinamico si potrebbero inserire anche elementi di testo che spiegano la natura di ogni interazione in modo tale da avere un quadro sintetico dell’argomento.

2) Per far luce sul problema della massa si può partire dalla lettura dell’articolo che avevo già segnalato qualche anno fa “Breve storia della massa” del professor Pasquale Tucci, che sottolinea la sostanziale differenza concettuale fra massa inerziale e massa gravitazionale. Si può poi realizzare in laboratorio una prova, misurando la massa sia in maniera dinamica (con un esperimento) sia in maniera gravitazionale (con la bilancia). Può essere utile l’articolo on line di Walter Bich dell’Inrim “Come si misura la massa” per la massa gravitazionale e la pagina web sulla massa inerziale a cura dell’ Infn di Bari, che contiene anche un’applet interattiva per spiegare il metodo di misura della massa tramite il rapporto delle velocità di due carrellini dopo l’urto.

Molto interessante anche il metodo proposto da Giacomo Torzo e Barbara Pecori dell’Infm di Padova per misurare la massa inerziale e gravitazionale tramite i rimbalzi di un pallone (lo trovate a questo indirizzo).

L’articolo di Tucci si conclude così: «Il Modello Standard delle particelle elementari dà conto dell’origine della massa in maniera nuova e coerente. La massa, infatti, nascerebbe dall’interazione delle particelle con un campo quantomeccanico, il campo di Higgs; per confermare questa interpretazione sembrerebbe mancare all’appello solo un tassello: la particella associata all’omonimo campo, il bosone Higgs».
Un altro modo per introdurre la notizia quindi è quello di parlarne quando si affronta il concetto di campo, come modificazione delle proprietà dello spazio.

2. Il campo

Nel blog Keplero di Amedeo Balbi, astrofisico e ricercatore del Dipartimento di Fisica dell’Università Tor Vergata di Roma, si legge: «La modifica al modello elettrodebole proposta da Salam e Weinberg, e basata sul meccanismo di Higgs, prevede l’introduzione di un nuovo campo fondamentale che pervade tutto lo spazio: il campo di Higgs, a cui è associata una nuova particella, il bosone di Higgs (un po’ come al campo elettromagnetico è associato il fotone). È proprio il campo di Higgs a fornire la chiave per la rottura di simmetria dell’interazione elettrodebole e a spiegare perché le particelle hanno massa. Ad alte energie (come quelle presenti nell’universo primordiale) il campo di Higgs è simmetrico, l’interazione elettromagnetica e quella debole sono unificate, e tanto i bosoni W e Z che il fotone sono privi di massa. A basse energie (come quelle dell’universo attuale) non soltanto l’interazione elettromagnetica e l’interazione debole appaiono distinte, ma si altera anche la simmetria del campo di Higgs: ed è così, attraverso l’interazione con il campo di Higgs non più simmetrico, che i bosoni W e Z acquistano una massa, mentre il fotone ne resta privo».

La prima attività che mi “sorge spontanea” è proprio quella di assegnare la lettura del post di Balbi a qualche studente volenteroso che poi lo relazioni a tutta la classe in un breve seminario, anche per svelare e spiegare il nuovo concetto di “rottura di simmetria”. Balbi è un ottimo divulgatore, gli studenti non dovrebbero avere problemi nel leggerlo.
Apro una piccola parentesi sulla utilità di simili operazioni didattiche: ho provato in prima persona solo all’Università il valore e la soddisfazione di presentare un seminario ai miei colleghi e studenti. La prima volta è stato in occasione dell’esame di quarto anno di “Teoria dei sistemi” del professor Mussio: prima di sostenere l’esame abbiamo dovuto relazionare in classe un articolo; nello specifico era un articolo di Francisco Varela su Automi cellulari e sistema immunitario! Eravamo in tre e ci siamo divisi il compito: ho lavorato giorni e giorni per cercare di capire ogni singolo passaggio e poi per cercare di esporlo nella maniera più concisa e comprensibile: alla fine è stata un’esperienza faticosa ma molto gratificante (abbiamo anche realizzato al computer una simulazione, insomma proprio un bel lavoro dal punto di vista pedagogico e scientifico). Durante la stesura della mia tesi di Laurea ho lavorato alcuni mesi al Dipartimento di Informatica del prof. Gianpiero Cattaneo che ogni giovedì o venerdì pomeriggio (la memoria non mia aiuta, è passato un bel po’ di tempo!) ci faceva esporre gli articoli più recenti che riguardavano il campo di ricerca del quale ci occupavamo. Ci si riuniva tutti in una saletta e poi si discuteva sulle idee esposte nell’articolo. Anche al Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste, durante il corso di neuroscienze, insieme al mio gruppo di tre o quattro persone, abbiamo dovuto leggere, capire ed esporre un articolo scientifico recente che parlava del meccanismo delle sinapsi neuronali.
Da anni nelle mie classi sperimento il cosiddetto “approfondimento” durante le interrogazioni. Di solito concludo l’interrogazione di Fisica e di Matematica con la classica “domanda nuova” (altrimenti i 10 come li do? ;-) ) ma se lo studente vuole, può in alternativa, preparare un approfondimento a casa su un argomento a scelta e poi esporlo ai suoi compagni. Ci vorrebbero pagine e pagine per raccontarvi tutti i seminari tenuti dai ragazzi, è un’esperienza che consiglio a tutti i colleghi: molte volte gli studenti decidono di spiegare loro l’argomento! Dai logaritmi ai teoremi di trigonometria… e io imparo nuovi approcci e spunti per le mie spiegazioni future. Ho anche un bellissimo power point con gif animate di un approfondimento sulle onde di una mia studentessa di qualche anno fa, che ripropongo agli studenti delle classi successive, sottolineando che è lei l’autrice, senza dimenticarmi di ringraziarla ogni volta!

3. La statistica

Nella recente intervista del 24 settembre, tenuta allo science center “Città della scienza” di Napoli, Fabiola Gianotti, parlando del bosone di Higgs afferma «se ne produce uno ogni dieci mila miliardi di collisioni di protoni» e «l’evidenza si è stabilizzata intorno ai 5 sigma». Quale modo migliore quindi di applicare la Teoria degli errori quest’anno con un esercizio proprio sui dati del Cern? Eccolo qui: “La massa del bosone di Higgs è risultata essere 125 GeV con un errore di 0,6 GeV (nel caso dell’esperimento Cms). Calcolare errore relativo e percentuale e costruire il grafico della distribuzione normale di Gauss.”
Consiglio di collegarsi con la spiegazione di Peppe Liberti su Focus del 12 gennaio, sul significato della deviazione standard (la sigma) e del suo ruolo nell’attribuire la significatività o evidenza sperimentale e anche di leggere questo articolo di Evelyn Lamb pubblicato su Le Scienze del 23 luglio, che mostra anche il grafico della distribuzione gaussiana dei dati.
Il gruppo dell’esperimento Cms del Cern ha reso inoltre disponibile on line per le scuole alcune serie di dati sperimentali sui quali è possibile fare l’analisi statistica con il normale foglio elettronico. Il gruppo di Atlas ha una pagina web dedicata a insegnanti e studenti nella quale trovare ulteriori idee e materiali (io ovviamente sono andata subito sulla pagina dei fumetti: http://atlas.ch/comics1.html)

E per finire un gioco interattivo concepito per gli studenti e realizzato sempre al Cern di Ginevra, che ci fa entrare nella sala di controllo degli esperimenti e ci insegna a farli partire: buon lavoro!

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Ricercatrici italiane

11 Giu. 2012 | categoria Fluidi, astrofisica, donne e scienza, libri | Leggi tutto | Nessun commento

Anna Mazzucato ha ricevuto il premio Ruth I. Michler Memorial Prize per l’anno 2011/2012 assegnato dalla Association for Woman in Mathematics (Awm) e dalla Cornell University per il suo lavoro nel campo delle equazioni differenziali non lineari. Laureata in Matematica e specializzata in Fisica Matematica a Milano, Anna Mazzucato dal 1994 lavora negli Stati Uniti ed è associate professor presso la Pennsylvania State University. Su Galileo si legge: «grazie a questa borsa di studio Anna Mazzucato approfondirà l’analisi delle soluzioni deboli delle equazioni di Navier-Stokes e di Eulero, i problemi connessi al trasporto con campi vettoriali irregolari e l’analisi dei problemi al contorno per sistemi ellittici nei domini singolari con l’applicazione del metodo degli elementi finiti». Le equazioni di Navier Stokes sono equazioni alle derivate parziali che hanno applicazione in fluidodinamica e che descrivono il comportamento di un fluido reale. Per avere un’idea della “matematica in gioco” vi consiglio la pagina di Fluidodinamica teorica, mentre sul sito matematicamente potete leggere un articolo divulgativo di Flavio Civolin sull’argomento.

Le ricercatrici italiane sono state premiate anche da “L’Oréal Italia Per le Donne e la Scienza” che ha assegnato cinque premi rispettivamente a Maria Giovanna Dainotti astrofisica, Elena Fortunati ingegnere, Federica Franciosi medico veterinario, Valeria Manera psicologa e a Monica Scognamiglio, biologa. In particolare, Maria Giovanna Dainotti è stata premiata per la sua ricerca nel campo dei gamma ray burst e Elena Fortunati per il suo lavoro sui biomateriali di dimensioni nanometriche. In questo blog potete trovare una breve nota sui gamma ray burst (esplosioni di raggi gamma che arrivano dallo spazio) e sul satellite Swift che ha fornito i dati analizzati dalla Dainotti: è in inglese, per rimanere in allenamento… Ben fatta e sintetica è anche la pagina didattica dell’Università di Berkeley “Gamma-Ray Bursts”.

Come lettura estiva segnalo il libro “Donne naturalmente” di Giuseppe Armocida, professore ordinario di Storia della Medicina nell’Università dell’Insubria di Varese. È un saggio molto interessante sulle spiegazioni fisiologiche della differenza fra uomo e donna che la medicina del XIX secolo cercava di delineare per affermare la “naturale inferiorità” femminile! Conoscere il passato per non ripetere gli stessi errori, si potrebbe commentare: lettura molto edificante.

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I principi di Bohr

7 Mag. 2012 | categoria Chiedi all'esperto, Fisica, Meccanica Quantistica, onde, storia della scienza | Leggi tutto | Nessun commento

Un mio collega di Lettere mi ha chiesto se avevo del materiale da consigliargli sul principio di complementarietà di Bohr e ho pensato di rispondergli con un post. Anche perché nella mia mente ho visualizzato il principio di corrispondenza (sempre di Bohr) e così colgo l’occasione per affrontarli entrambi!

Il principio di corrispondenza

Il principio di corrispondenza è un “ponte” fra fisica classica e fisica quantistica e afferma che«i risultati della meccanica quantistica devono ridursi a quelli della meccanica classica nelle situazioni in cui l’interpretazione classica può essere considerata valida» come si legge a pagina 10 in Niels Bohr e la meccanica quantistica del professor Alfonso Cornia dell’Itis “Vinci” di Carpi: «La fisica sembra rispondere a due diversi tipi di leggi: la meccanica classica, quando le dimensioni, le masse, i periodi e in generale tutte le grandezze, possono essere considerati “grandi”, e la meccanica quantistica, quando invece si ha a che fare con il mondo del “molto piccolo”. Per colmare la lacuna tra sistemi quantistici e ordinari Bohr introduce il principio di corrispondenza. […] Nella formulazione che viene usata in pratica, questo principio stabilisce che il comportamento di un sistema quantistico si riduce a quello di un equivalente classico passando gradualmente da oggetti microscopici a oggetti macroscopici (in pratica: per valori elevati dei numeri quantici). La soluzione all’ambiguità proposta da Bohr è, in un certo senso, negativa: non si può stabilire in maniera netta una linea di demarcazione tra “mondo classico” e “mondo quantistico”; piuttosto l’uno sfuma nell’altro con l’aumentare dei numeri quantici».

Ho trovato in rete altri due lavori molto interessanti dal punto di vista didattico perché riprendono l’approccio di Bohr. Il primo si intitola Il principio di corrispondenza ed è sul sito nell’Infn di Padova: « Il ponte tra fisica classica e fisica quantistica è costituito dal principio di corrispondenza, dovuto a Niels Bohr, che lo enunciò inizialmente nel suo lavoro sulle orbite elettroniche negli atomi idrogenoidi. Lo introdurrò qui, come lui fece, nel medesimo contesto. […]». Sono riportati i passaggi relativi all’atomo di Idrogeno, dove la corrispondenza fra il risultato classico e quello quantistico si ottiene nelle formule «quando il rapporto hf/kBT è molto piccolo, ovvero per frequenze di oscillazione dei modi normali bassa, il che corrisponde a modi di oscillazione costituiti ciascuno da un gran numero n di singoli quanti hf». Dove f è la frequenza della luce emessa dello spettro dell’atomo, hf e lo stato di energia dell’atomo stesso. Alfonso Cornia scrive infatti che Borh « intuisce per primo la connessione fra le frequenza emesse e due stati di energia. […] Le righe dunque sono prodotte (questa è l’interpretazione quantistica) per l’emissione di un fotone da parte di un elettrone che, da uno stato eccitato, si sposta al livello quantico dotato di minore energia.
In questi articoli Bohr tenta di conciliare la fisica classica con il concetto di quanto introdotto da Planck: non è il primo ad introdurre il concetto di quanto, ma è il primo ad applicare il concetto di quantizzazione alla struttura dell’atomo. I suoi articoli, anche se non vengono immediatamente accettati da tutti, rendono evidente la necessità di cercare nuove vie per la descrizione dei fenomeni atomici. […] Qui comincia la fuoriuscita dalla meccanica classica: Secondo Bohr, le possibili orbite sulle quali un elettrone può trovarsi costituiscono un insieme discreto (anche se infinito): un’affermazione questa che viola i principi della fisica classica, che prevedono un continuo di orbite possibili. Il fatto che gli spettri siano discreti è spiegato quindi dalla natura discreta degli stati dell’atomo: l’atomo può emettere o assorbire energia solo nelle transizioni tra questi stati. È un passo in avanti decisivo sulla strada tracciata in precedenza da Planck e da Einstein.»
Il testo dell’Infn ha anche un’interessante applicazione del principio di corrispondenza fra risultati classici e quantistici alla teoria del paramagnetismo: «Il principio di corrispondenza è dunque applicabile in una grande varietà di casi differenti, e permette di pensare al passaggio tra teorie classiche e quantistiche come a una transizione di fase senza discontinuità, proprio come nel caso della diminuzione di entropia dei sali paramagnetici portati a temperature prossime allo zero assoluto».

Il secondo testo, dal Dipartimento di Fisica dell’Università Cattolica di Brescia, si intitola Dall’atomo di Bohr alla costante di struttura fine e presenta la trattazione originale di Bohr all’atomo di idrogeno: «il limite classico delle formule quantistiche si ha per n → ∞ . In queste condizioni si può descrivere in termini classici il moto dell’elettrone attorno al nucleo, supponendo che avvenga su una circonferenza di raggio r. È possibile calcolare la frequenza di questo movimento e metterla in relazione con l’energia totale del sistema. La frequenza così calcolata è anche, secondo la teoria classica, quella νcl della radiazione elettromagnetica emessa dalla carica accelerata». Dai calcoli si vede come dal principio di corrispondenza seguano le regole di quantizzazione delle frequenze emesse, delle energie degli stati stazionari e del momento angolare dell’elettrone. Interessante per noi insegnanti anche la nota numero 8: «Se l’atomo di idrogeno venisse trattato così come venne fatto nel primissimo lavoro di Bohr, la trattazione assumerebbe un grande valore didattico: in un unico contesto si sintetizzano molti argomenti incontrati in precedenza, (moto circolare, legge di Coulomb, ecc.) offrendo una argomenti incontrati in precedenza, (moto circolare, legge di Coulomb, ecc.) offrendo una comprensione più sicura dei concetti base, e si muovono i primi passi verso contenuti nuovi (il principio di corrispondenza, i livelli discreti di energia, ecc.) che si riveleranno fondamentali per lo studio della teoria quantistica. L’analisi è limitata alle orbite circolari e la necessaria regola di quantizzazione non è ottenuta attraverso una quantizzazione arbitraria del momento angolare (trattazioni di questo genere per studenti ad un livello introduttivo potrebbero risultare incomprensibili), ma attraverso l’applicazione del principio di corrispondenza che, pur essendo algebricamente più complesso, è molto più ragionevole e comprensibile per gli alunni. Purtroppo, però, molte recenti versioni dei libri indeboliscono la trattazione riducendone in contenuto fisico, impatto e comprensibilità».

Il principio di complementarietà

Il principio di complementarietà invece, come si legge sempre nel testo di Alfonso Cornia (pagina 7) «(presentato per la prima volta a Como durante una conferenza nel 1927) sancisce che vari concetti della realtà sono complementari tra loro (ovvero costituiscono descrizioni alternative, mutuamente escludentisi, di una stessa cosa) eppure necessarie per avere una descrizione completa di essa. Ad esempio la luce sembra comportarsi come un insieme di particelle (i fotoni) nell’effetto fotoelettrico ma mostra chiaramente effetti di interferenza, come quelli delle onde d’acqua o sonore, quando passa simultaneamente attraverso un schermo con due tagli verticali». Si tratta quindi del dualismo onda-particella sia dei fotoni sia degli elettroni, del quale parla anche il doctor Quantum a proposito dell’esperimento delle due fenditure, ve lo ricordate? Il link è qui.
Sempre da Cornia: « Non si ha mai un mix dei due comportamenti: un esperimento che mostri la natura particellare di essa non dà segni di comportamento ondulatorio e viceversa. Quindi nei fenomeni microscopici per conoscere la fisica di un tipo di materia è necessario usare entrambe le descrizioni; se se ne usa una sola non si coglie il tutto.
Bohr amava molto questo concetto di complementarietà della realtà, tanto da estenderlo a una lezione di vita. Diceva per esempio che “The opposite of a true statement is a false statement, but the opposite of a profound truth is usually another profound truth”. Ovvero: “L’opposto di una affermazione vera è una affermazione falsa, ma l’opposto di una profonda verità è un’altra verità profonda”.
A proposito di complementarità: nel 1947 Bohr fu insignito dell’”Ordine dell’elefante”, un grande onore in Danimarca. Parte di questo è la possibilità di avere scolpito su un muro apposito il proprio simbolo araldico di famiglia. Bohr era un borghese e in quanto tale non ne aveva uno. Decise dunque di disegnarselo. Ecco qui la sua immagine.
Si noti il simbolo Tao dello Ying e Yang, gli opposti che si completano a vicenda (uomo-donna, bianco-nero, attivo-passivo…) Se non bastasse questo la frase in latino recita contraria sunt complementa ovvero “gli opposti sono complementari”. È interessante pensare come la scienza occidentale si sia in questo caso riconciliata con la filosofia orientale».
Sempre dal sito dell’Infn di Padova, due pagine sull’esperimento delle fenditure.

Infine non c’è di meglio che leggere direttamente gli autori se sapevano comunicare in maniera chiara come faceva Bohr. Consiglio “I quanti e la vita” di Niels Bohr, ed. Boringhieri, una raccolta di conferenze e saggi scritti da Bohr dal 1929 al 1961. In quello intitolato “Fisica quantistica e filosofia; causalità e complementarietà” del 1958, Bohr scrive: «Nell’ambito della fisica classica tutte le proprietà caratteristiche di un dato oggetto possono in linea di principio venire determinate con un unico apparato sperimentale, benché in pratica sia spesso conveniente ricorrere a dispositivi differenti per studiare aspetti diversi dei fenomeni. Infatti i dati così ottenuti si integrano a vicenda e possono venire unificati in una descrizione coerente del comportamento dell’oggetto studiato. Nella fisica quantistica invece, dati sui sistemi atomici ottenuti per vie diverse possono manifestare un tipo nuovo di relazione di complementarietà. Infatti si può vedere che questi dati, i quali appaiono contraddittori qualora si tenti di combinarli in un singolo quadro, esauriscono tutto ciò che è conoscibile intorno all’oggetto. Lungi dal limitare le domande che possono essere poste alla natura sotto forma di esperimenti, la nozione di complementarietà semplicemente caratterizza le risposte che si possono ricevere ogniqualvolta l’interazione tra gli strumenti di misura e gli oggetti formi parte integrante del fenomeno». Vale la pena di leggere tutto il libro, sia per conoscere la storia della fisica moderna dalla voce di uno dei suoi protagonisti sia per meditare sulle implicazioni filosofiche delle ricerche scientifiche, dal ruolo dell’osservatore fino a quello del principio di causalità e del determinismo.
Ultime segnalazioni: l’articolo di A. De Gregorio, F. Sebastiani del Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma “Sapienza” La complementarità: l’esposizione di Bohr a Como nel 1927, tra storiografia e documenti di archivio della rivista accatagliato. E il libro di Gino Segrè (il nipote del premio Nobel Emilio Segrè) “Faust a Copenaghen. Lotta per l’anima della fisica”, Il Saggiatore ed., che racconta la storia della meccanica quantistica a partire dal seminario annuale di Copenaghen dell’aprile del 1932, all’Istituto di Fisica Teorica diretto da Niels Bohr.

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Piccoli grandi blogger crescono

17 Mar. 2012 | categoria Astronomia, Didattica, Fisica, Meccanica Quantistica, astrofisica, materiali, nanotecnologie, nuove tecnologie, pianeti | Leggi tutto | Nessun commento

Si chiama Gabriele Giordano, è uno studente di 16 anni appassionato di fisica e ha un blog dal titolo incoraggiante: Era futura. Ha partecipato al carnevale della Fisica di gennaio con un bell’intervento sul Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo. Il suo blog è molto interessante, lo consiglio a tutti, docenti e studenti, perché riporta notizie curiose su vari argomenti, scritte in maniera accurata e documentata. Qualche esempio? La news sul nuovo video della Nasa di piccoli esperimenti di fisica sulla Stazione spaziale internazionale con l’annuncio di un nuovo video game che uscirà il 22 marzo; il bellissimo pezzo sui materiali ferrofluidi con i video delle loro sculture; fra i post più popolari vale sicuramente la pena di informarsi su una bottiglia di plastica che “riempita con un litro d’acqua purificata e alcuni tipi di candeggina, potrebbe servire come una lampadina per alcune delle milioni di persone che vivono senza elettricità”…
Gli argomenti trattati passano dall’astronomia e dalla esplorazione spaziale fino alla fisica quantistica e alle nanotecnologie; molto divertenti e istruttivi anche gli esperimenti originali nei quali Gabriele Giordano ogni tanto si immerge (“questione di occhiali” oppure “tribus digitis”).
Il motto del blog è tratto da George Gamow “La curiosità uccide i gatti, la curiosità crea gli scienziati”. Curiosità e capacità non mancano di sicuro a questo giovane blogger, quindi quello che si può concludere – e che è anche un mio personale augurio – è di vedere un giorno tutte queste promesse trasformarsi in un ottimo scienziato!

P.S. Il blog di Gabriele Giordano mi ricorda un altro sito, fondato nel 1999-2000 da uno studente di 14 anni e che è ancora attivo: La mela di Newton. Vincitore di tre premi internazionali, il blog contiene articoli e approfondimenti su scienza e tecnologia e ha anche una sezione dedicata agli insegnanti e alla didattica.

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