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Linee di scienza

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Teatro

Educazione, ricerca, esperimenti e teatro

14 Dic. 2011 | categoria Didattica, Scienza Under 18, Teatro | Leggi tutto | Nessun commento

Il discorso affrontato dai miei colleghi di blog su educazione, ricerca e ruolo degli insegnanti mi appassiona perché lo ritengo fondamentale per il mio lavoro; così ho deciso di parlarne un po’ anch’io :-)
Parto dalla bellissima e utile riflessione di Maurizio Casiraghi (Educazione e ricerca) perché lo stesso argomento è stato oggetto di discussione in un incontro che si è svolto sabato 26 novembre al pomeriggio al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Luogo insolito per parlare di tali argomenti, verrebbe da pensare! E invece no, il luogo era proprio adatto, perché l’occasione era una tavola rotonda per presentare il libro “Attori del sapere, un progetto di teatro e scienza e scuola” che contiene la sintesi di tutte le esperienze realizzate dai seguenti “attori”: gli insegnanti dell’associazione Scienza under 18, la Fondazione Tronchetti Provera, il Piccolo Teatro, il Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano, il Centro Metid del Politecnico e la Fondazione Umberto Veronesi.
All’incontro hanno partecipato i protagonisti del progetto e Lucio Pinto, direttore della Fondazione Tronchetti Provera ha manifestato la volontà della sua fondazione in particolare di contribuire a risolvere il problema delle poche iscrizioni alle Facoltà scientifiche. Perché laureati in meno significa anche competenza scientifica in meno per tutto il Paese, meno sviluppo, meno crescita. E così, le scuole da una parte, le università dall’altra (con i progetti di orientamento in entrata e di accoglienza) insieme anche a contributi esterni (come quelli delle fondazioni) si stanno unendo per migliorare una situazione di fatto che non può rimanere tale.
Le vie sono molteplici e tutte, a mio parere, fruttuose ed entusiasmanti. Mi piacciono molto le sei regole elencate da Casiraghi nel suo post, perché contengono utili indicazioni metodologiche e soprattutto di continuità nel tempo (sto pensando al lavoro interdisciplinare di matematica sperimentale sulla formazione dei nodi che ho realizzato l’anno scorso in classe e che vorrei continuare quest’anno con un’altra classe… ne parlerò un’altra volta!) per rendere la didattica più vicina alla ricerca. Io aggiungerei anche la documentazione storica, cioè andare a vedere che cosa hanno fatto gli altri prima di noi, che è un passo iniziale necessario in ogni tipo di ricerca scientifica (e così magari si scoprono storie appassionanti di fallimenti o successi, di lotte per un’idea vincente, di metodologie adottate ecc. ecc.).
A proposito di matematica, l’osservazione di Casiraghi sul fatto che un fattore scoraggiante per l’iscrizione alle facoltà scientifiche sia che “il primo esame in quasi tutti i corsi scientifici è matematica” pone sulle spalle di noi docenti di quella materia una responsabilità dalla quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Dobbiamo fornire agli studenti prima di tutto gli strumenti per affrontare gli esami universitari ma dobbiamo anche stimolare in loro l’interesse e la passione per una disciplina che da secoli è fonte di gioia e piacere per chi ha la fortuna di saperla veramente apprezzare (un po’ come l’alpinismo, anche senza le strade ferrate! Ma anche come il mare, con i suoi sconfinati orizzonti). E per avvicinare la scienza, la matematica alle nuove generazioni, il teatro è una possibile strada, piena di sfide, come si legge nel libro che ho citato prima. Vi consiglio di leggere anche il post di Teresa Celestino sull’argomento teatro e scienza (ormai fra lei e me c’è un rimando continuo di temi e argomenti!) che ben evidenzia l’importanza formativa e motivazionale dell’approccio didattico alla scienza tramite l’esperienza del teatro.

Ho letto con molto piacere anche i post di Barbara ScapellatoGli insegnanti svolgono un ruolo cruciale nel rinnovamento dell’educazione scientifica” e quelli di Roberto Greco sull’IESO 2011, che parlano di esperienza d’eccellenza, dall’Antartide fino a Modena :-)

Che dire a conclusione? Per quanto riguarda la mia classe (cioè quella docente) penso che l’importante sia di cercare di fare il proprio lavoro con passione, competenza e forza, nonostante le difficoltà e cioè di “pensare in grande e agire nel piccolo” come ha detto giustamente in una recente occasione la Dirigente Scolastica della mia scuola.

In rete
La pagina web (a cura del Politecnico di Milano) del progetto “T alla S, Teatro elevato alla Scienza

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Matematica e creatività

15 Mag. 2011 | categoria Arte, Matematica, Teatro, pedagogia | Leggi tutto | Nessun commento

Oggi vi consiglio di sentire Bruno D’Amore che parla di un tema cruciale come quello che lega matematica e creatività. Quando fa l’esempio della strategia impiegata da un bambino per ricavare la lunghezza della circonferenza, mi è tornato in mente quel pezzo che avevo citato in uno dei miei primi post che si intitolava “I veri confini di un problema”…
La conferenza fa parte di un convegno in occasione della rassegna “La funzione d’onda. Conversazioni fra teatro, scienza e filosofia” organizzata nel 2008 dalla compagnia teatrale di Bologna “Terzadecade”.


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Teatro e Matematica

25 Mar. 2011 | categoria Arte, Matematica, Teatro | Leggi tutto | Nessun commento

È sempre molto interessante ascoltare la voce degli artisti quando parlano di matematica, perché hanno un punto di vista sulla materia molto originale e personale. Nel video che vi propongo, Chiara Guidi della compagnia teatrale Societas Raffaello Sanzio parla di Flatlandia, il racconto fantastico di Edwin Abbott che si svolge su un piano fra personaggi di natura geometrica (triangoli, quadrati, cerchi…).


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Il 5 marzo a Bologna si è tenuta una lettura drammatica e musicale intitolata “Flatlandia”. Riporto di seguito il testo introduttivo al lavoro teatrale:
«La figura geometrica di un quadrato incontra una sfera e intuisce, con sospetto, che possa esistere un mondo a tre dimensioni: alieno, inestricabile, inconcepibile. Tutto il racconto appartiene interamente a una terra piatta, e con perfetta coerenza descrive l’ambiente e la vita di esseri schiacciati che neanche immaginano un’altra dimensione. Se la curiosità scientifica si concentra piuttosto intorno all’idea della quarta dimensione, Abbott indica lo straniamento dello spazio euclideo attraverso lo sgomento della seconda dimensione. Non ci sono uomini in questo mondo. Ci sono punti, linee e piani, intensità e tensioni superficiali. C’è un puro spazio piatto, disumanizzato con acribia e metodo geometrico. È uno spazio del progetto, della mente. Sta a noi, persone umane, incredibilmente dotate di corpo (già, che cos’è un corpo?), capire la sospensione metafisica di quel momento in cui una sfera “cala” dall’alto per intersecarsi con il piano. Dobbiamo farlo, però, immaginandoci piatti, come figure ritagliate nella carta. Solo così si apre la visione: immaginarsi un mondo che non esiste, in questo mondo. Nel mondo di Flatlandia questo mondo non esiste. Siamo noi l’al di là. Siamo noi le “sfere”. E l’assurda affermazione di un mondo reale soltanto sulla carta fa sospettare che forse è il mondo dei corpi a essere davvero alieno. Il valore di questo paradosso consiste alla fine proprio in questo: non c’era nessuna ragione valida per farlo».

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Studenti all’opera

8 Mag. 2010 | categoria Acustica, Astronomia, Automi, Darwin, Fisica, Infinito, Informatica, Matematica, Scienza Under 18, Teatro, clima, colori, energia, esperimenti, fonti rinnovabili, fotovoltaico, geometria, giochi, illusioni ottiche, laboratorio, materiali, nuove tecnologie, pedagogia, robot, science center, scienza, storia della scienza, suono | Leggi tutto | Nessun commento

Sono appena stata due giorni a Milano con i miei studenti alla manifestazione Scienza Under 18, che come ogni anno rappresenta un’ottima occasione per appassionarsi alla scienza e per “fare scuola” in prima persona.
Vale la pena ricordare di che cosa si tratta, lasciando parlare gli stessi organizzatori: “Su18 è un progetto sull’educazione scientifica composto da due moduli diversi correlati. Il primo si svolge in classe, dove la scienza viene analizzata e costruita, cioè appresa; il secondo si svolge fuori dalla scuola, in spazi organizzati da Su18, dove la scienza viene riappresa in forme diverse – in virtù del fatto che deve essere riproposta – dagli studenti ad altri studenti visitatori. In questi spazi espositivi la comunicazione pubblica della scienza prodotta a scuola si trasforma in un nuovo contesto di apprendimento per gli studenti stessi (espositori e visitatori) e di ricerca e formazione per gli insegnanti.
A Su18 i protagonisti assoluti sono gli studenti. Infatti a Su18 gli studenti comunicano scienza ad altri studenti in una dinamica interattiva e creativa sempre nuova che produce e riproduce nuova conoscenza scientifica.”

La manifestazione si è svolta alla Rotonda della Besana, all’Acquario Civico, al Museo di Storia Naturale e alla Loggia dei Mercanti, di fronte a Piazza Duomo, tutte sedi storiche e prestigiose della città. Oltre agli exhibit, anche quest’anno abbiamo visto il teatro scientifico, un simposio, la sfida alla scienza (con le catapulte!) e la mostra “Scatti di scienza”. Non c’è modo migliore per documentarsi che ascoltare i racconti degli stessi ragazzi che, simulando una redazione di giornale, documenteranno l’evento. Dove? Prima di tutto alla radio: la radiocronaca in diretta degli studenti di Radio Rinascita è a questo indirizzo. E poi sul numero speciale del giornale dell’Agenzia dei ragazzi che uscirà a breve. Anche radio24 ne parlerà oggi e domani su Moebius e lunedì troverete altri articoli scritti dagli studenti, sul sito della trasmissione.
Io sono rimasta colpita da tantissime esposizioni, a partire da quelle sul suono della scuola media di Via Cipro, sul Teorema di Pitagora dell’Istituto Sperimentale Rinascita fino a quelle di automazione industriale di una ascensore dell’ITIS Ettore Conti e di un mulino che galleggiando sull’acqua di un fiume genera corrente elettrica realizzato dall’IPSIA Bernocchi di Legnano, così come dal laboratorio di biologia molecolare dell’Istituto Virgilio di Milano con l’Istituto Bassi di Lodi in collaborazione con la fondazione Ifom…
Tutte le fotografie sono state realizzare dal gruppo di Fotoreporter dell’ ITSOS Albe Steiner di Milano.

La manifestazione è nazionale, settimana scorsa si è svolta a Milano, Pescara, Monza e Pavia e per le prossime settimane sarà la volta di Lodi, Gorizia, Rozzano, Mantova, Brescia, Siena, Genova… fino al Mozambico in settembre.

Segnalo ancora un progetto legato a Scienza Under 18 e all’associazione “FormaScienza” di Roma, che si intitola “La scienza degli studenti” del Liceo Scientifico Tosi di Busto Arsizio: due serate caffèscienza aperte non solo agli studenti, ma anche a tutti gli interessati. Le serate, finanziate dal Ministero Istruzione Università Ricerca e dal liceo si terranno nella sede del liceo in via Grossi, 3 il 17 maggio e il 24 maggio alle ore 20.30.

Trovate ulteriori informazioni ingrandendo la locandina.

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Poesia e conoscenza

23 Gen. 2010 | categoria Filosofia, Fisica, Galileo, Letteratura, Matematica, Teatro, pedagogia, poesia, scienza, storia della scienza | Leggi tutto | Nessun commento

Giordano Bruno scrisse tre sonetti nell’introduzione del De infinito, universo e mondi del 1584 e sette anni dopo pubblicò un intero poema il De immenso: perché utilizzò il linguaggio poetico per testi di natura scientifica e filosofica?
Nell’articolo uscito il 3 novembre scorso su La Scienza in rete, intitolato “La poesia della conoscenza in Giordano Bruno”, il professor Gianni Zanarini approfondisce il tema ed evidenzia lo «stretto collegamento tra l’impresa conoscitiva di app_rigoreGiordano Bruno e l’uso da parte sua del linguaggio poetico» affermando che «l’adozione di tale modalità espressiva ha un significato profondo».
Per continuare lungo la linea che intreccia letteratura e scienza, consiglio il libro di Zanarini “Appassionato rigore. Visione del mondo e passioni scientifiche” (Cuen ed, 2001) che contiene sette saggi rispettivamente su: Lucrezio, Keplero, Galileo, Leopardi, Marie Curie, Brecht e Italo Calvino.

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